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Esben And The Witch – Violet Cries

2011 - Matador
dark/pop

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Tracklist

1.Argirya
2.Marching Song
3.Marine Fields Glow
4.Light Streams
5.Hexagons IV
6.Chorea
7.Warpath
8.Battlecry-Mimicry
9.Eumenides
10.Swans

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Esben And The Witch, un nome che si ispira a una fiaba danese, territorio narrativo che da sempre mescola fantasia, magia, ma anche tinte fosche e scure. Una commistione questa, che ben si ritrova tradotta nella proposta musicale del trio dark-pop di Brighton, fautore di paesaggi sonori incantati e sospesi fra languide suggestioni noir, oniriche, surrealiste e sottilmente simboliche.

“Violet Cries”, in uscita per la prestigiosa Matador, affascina grazie alla vocalità algida e suadente di Rachel Davies, ipotetico incrocio fra Bjork e Siouxsie, che trasporta l’ascoltatore in un sottobosco al limitare fra sogno e incubo, ricco di citazioni e riferimenti musicali (il già citato folletto islandese, Portishead, Cocteau Twins, certi The Gathering). A lei si aggiungono Thomas Fisher (chitarra, keyboards) e Daniel Coperman (chitarra), che dal 2008 si occupano di creare la base strumentale del sound ipnotico del gruppo. I tre danesi hanno un approccio misurato, che permette loro di non eccedere nelle anticaglie gotiche e nemmeno nell’uso spregiudicato dell’elettronica, ma di tenere viva l’attenzione dell’ascoltatore grazie a una leggera tensione di fondo, sempre presente, ma inafferrabile.
Nel dettaglio le nebbie di “Violet Cries” si diradano lentamente nell’opener “Argirya”, che con incedere cadenzato introduce l’atmosfera dark-pop del lavoro, poi dinamicizzata dalle seguenti “Marching Song” e dalla romantica “Marine Fields Glow”.
Con “Light streams” si arriva al nucleo artistico dell’album, in cui gli Esben condensano il loro discorso musicale in un brano intenso, mutevole, drammatico e anthemico, che non lascia certo indifferenti.
Più semplice e quasi primordiale la ritualistica “Hexagons IV”, che conduce alla più movimentata “Chorea”, d’approccio sostanzialmente rock-oriented, che prosegue anche in “Warpath”.
Un mosaico electro-glitch sostiene invece “Eumenides”, forse la composizione più sperimentale. Languida e mesta la conclusione affidata a “Swans”, pezzo che riconsegna Esben And The Witch alle nebbie fiabesche e incantate dalle quali provengono.

Un disco non semplice, ne immediato, ma che porta avanti un discorso artistico che, sulla base di precisi antecedenti stilistici, riesce a essere interessante e avvincente, conservando tuttavia anche un alone evocativo e mistico, confermato fra l’altro anche dalla particolarissima estetica grafica del gruppo, in quanto ad art-work e web-site.
Musica immaginifica, per un esordio notevole, sotto tutti i punti di vista.

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