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Interviste

Intervista a VALENTINA LUPI

A qualche mese dall’uscita di “Atto Terzo”, abbiamo chiacchierato con la bionda cantautrice di Velletri, Valentina Lupi, parlando di libri, cinema e del perché è così difficile gestire i rapporti umani. Trenta minuti di conversazione gradevolissima con una Lady della musica italiana.

Sono passati esattamente cinque anni dall’uscita del tuo primo lavoro, “Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso”. L’album si chiudeva con la traccia dal titolo “Voglio essere felice”, come ti senti oggi rispetto a quel proposito?
C’è da fare una premessa, la felicità non è uno stato nel quale ci si ritrova sempre e direi anche per fortuna altrimenti, se così fosse, non si riuscirebbe ad amare il momento in cui lo si è. Rispetto al precedente periodo mi sento felice, l’augurio in chiusura del primo disco si è realizzato professionalmente e sentimentalmente, forse anche per via dei trent’anni. L’album di chiama “Atto Terzo” anche per questo. Si dice che dopo i trent’anni le donne si sentano meglio, che si tratti di una nuova stagione e in effetti anche io sento di aver superato alcune dei problemi dei dieci anni post adolescenziali. Ci sono poi delle cose che intaccano la mia felicità nella vita quotidiana; accendo la tv e vedo come siamo messi socialmente, l’immigrazione e l’Europa che non ci aiuta, il governo, ovviamente sono un po’ triste per la situazione politica. E poi c’è stata la malattia di mia madre, è stata molto male e purtroppo è deceduta un anno fa e ho dovuto con tanto amore seguire le vicissitudini che riguardavano la sua salute. Ho affrontato il cancro che non solo era la sua malattia ma era lo stesso cancro che ammala la sanità italiana, ho seguito l’iter burocratico che ovviamente ritardava le sue cure. Un sacco di problematiche e tanti temi che sono in questo album lo richiamano. Alcuni mi hanno detto che in questo lavoro io sono arrabbiata con gli uomini, in realtà io non c’è l’ho con qualcuno in particolare, ci sono delle situazioni che ispirano le mie canzoni e queste situazioni vengono dalla vita di tutti i giorni, dai rapporti sia professionali sia sentimentali che ho vissuto in questi ultimi anni e mi hanno portata a contare solo su me stessa, a prendere in mano la situazione ogni giorno trovandomi da sola, rimboccarmi le maniche a andare avanti e realizzare questo secondo album grazie alla forza che ho trovato dentro me e alla vicinanza della mia band e degli amici di sempre.

Ho trovato il tuo album estremamente schietto più che arrabbiato o qualsiasi altra cosa. Metti in gioco molto di te stessa, è molto trasparente…
Si sono stata molto schietta, il mio modo di scrivere è cambiato rispetto al primo album.  Nel primo disco forse ero più criptica o comunque avevo la necessità di spiegarmi per forza ed essere compresa per forza. In realtà in questo secondo album sono più schietta e anche più concreta, schiettezza e concretezza sono le cose che in questo momento io come donna ora cerco nelle persone e quindi anche il mio modo di scrivere è diventato in un certo senso più semplice rispetto per esempio ai termini del “Fiore del Male” in cui scrivevo “ti lascio esacerbato a incattivire”, ora dico non ti preoccupare non sei pazzo sei solo stronzo. È cambiato il mio modo di rapportarmi con i termini stessi che uso nelle canzoni.

Si sente tutto quello che è Valentina non solo come artista ma anche anche persona, non credo sia un caso che una delle tue canzone come un testo di Nietzsche, rivelatorio rispetto alla tua visione dei rapporti umani.
A volte noi ci costruiamo dei mondi paralleli nei quali idealizziamo le persone; ovviamente all’inizio non le conosciamo, ci tuffiamo nelle esperienze e vediamo solo quello che vogliamo vedere. In realtà i rapporti sono molto più semplici e istintivi. Ora stiamo parlando di Nietzsche ma potrei citarti anche una commedia americana di qualche anno fa: “La verità è che non gli piaci abbastanza”. Mi fa sorridere ma in realtà è anche un po’ amara come constatazione delle relazioni; penso ai rapporti che io ho vissuto in cui mi facevo mille ragionamenti mentali, idealizzavo un uomo come se fosse etereo pensando che facesse pensieri allucinanti. La verità è che le cose non stanno realmente così;  le storie finiscono perché non c’è amore e quindi la verità è che non gli piaci abbastanza. In realtà un rapporto sano non fa stare male. Questa cosa è stata la chiave delle mie canzoni, io canto delle situazioni che non vanno e in alcuni momenti ironizzandoci sopra. Anche in “Al di là del Nene e del Male”, cosa dico? Dico che con le persone con cui abbiamo avuto un rapporto di amicizia, amore, lavoro, avremo sempre un rapporto, un rapporto, ma quando si crea uno squarcio, non è importante ricucire un sentimento o un rapporto. Un sentimento non lo puoi ricucire. Per questo, al di là di tutto, ci sei stato, ci sei, ma non è più importante.
Ti abbiamo vista sul palco dell’Heiniken e per poco non ti abbiamo vista su quello dell’Ariston, cosa ci puoi dire di questo?
Io non demonizzo il palco dell’Ariston. Se analizzassimo storicamente l’importanza del palco ci sarebbe tanto da dire. Quando penso alle persone che lo hanno calcato Tenco, Modugno, Nada, ti dico sinceramente che avrei tanto voluto partecipare. Ho provato a fare l’iscrizione, anche sotto consiglio di Audioglobe, la casa distributrice del disco, pensando che comunque non sarei stata presa perchè lo vediamo i giovani che salgono su quel palco non rappresentano la realtà musicale italiana, sono scelti anche in base ad altri fattori. Lo dico sempre che i gruppi da portare a San Remo andrebbero cercati nei locali italiani.

Forse in quel periodo la televisione era uno strumento di comunicazione…

Esatto, ma anche ora la televisione lo è, è uno strumento che permette di farti conoscere alla vecchietta in casa. Parlando in modo spiccio è l’unico mezzo che ti permette di diventare “popolare”. Io non ho nessun astio contro Sanremo anzi, mi piacerebbe arrivare su quel palco però con la mia personalità e dignità senza compromesso artistico. Ma adesso la televisione è diventata un reality, diventi un caso umano, prendono i tuoi cari, i posti in cui vivi e questo diventa mostruoso, non c’entra nulla con l’arte. In televisione il pubblico si affeziona al personaggio, dimenticando il messaggio delle sua arte. Questo crea dei veri e propri mostri. Una persona dovrebbe essere giudicato per la sua storia, non per quello che lo porta li come un pacchetto preconfezionato.
Parlando dei tuoi colleghi, per questo disco hai potuto contare su musicisti veramente validi che danno tanto del loro al disco, specialmente per quanto riguarda il suono.
Devo ringraziare tantissimo le persone che hanno lavorato con me, i musicisti che hanno creato questo suono. Le canzoni le ho scritte io ma loro hanno creato il suono di Valentina Lupi. Giorgio Maria Condemi alle chitarre, Cesare Petulicchio alla batteria, Fabio Fraschini al basso e Matteo Scannicchio che conosco da una vita. Si è creato un ponte tra passato e presente. Io amo molto l  proprie radici e in generale quelle degli esseri umani, credo che bisogna conoscere il passato per costruire qualcosa di positivo. Forse anche la presenza di Matteo che è stato sempre un fratello per me, mi ha fatto fare questo disco con serenità. Questi quattro musicisti che provengono da realtà differenti che hanno veramente creato un sound ben amalgamato e unico. Matteo proviene da una realtà un po’ folk, quella dei “Cappello a Cilindro”, Cesare è amante del grunge e ha un progetto con i “Bud Spencer Blues Explosion” quindi estremamente differente dal mio, Giorgio ha due progetti un gruppo rock di Roma “Poppy’s Portrait” e gli “Spiritual Front”, Fabio ha suonato nel mondo pop, attualmente è il bassista degli “Zero Assoluto”. Tutte anime differenti che hanno creato un sound ben amalgamato e unico.

a cura di Giulia Bertuzzi

www.valentinalupi.it


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