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Il Venerdì Di ImpattoSonoro #21: A Noi L’Ukulele Fa Cagare

Si irretisce, e continuerà ad irretirsi, questa incantevole rubrica dedicata fondamentalmente al nulla. Perchè dopo una settimana e più di fatica, abbiamo bisogno di oziare, parlare di cose di cui parleremmo in un qualsiasi bar sport globale, o seduti su una panchina tra una trentina d’anni, ma più probabilmente anche prima. Oggi si parla di ukulele e flanella.
A cura di Fabio Gallato.

Ora, tra le tante inutili manie del nuovo millennio, c’è questa moda un po’ del cazzo di prendere l’ukulele, mettersi di fronte alla webcam e suonare – si suppone di fronte al mondo intero – versioni improponibili di canzoni a volte ancora più improponibili. Non serve neanche accordarlo o essere intonati, il gioco è facile, e in qualche minuto, qualche giorno o qualche mese, sei sempre o comunque una cazzo di star di Facebook o di Youtube. C’è gente che ci campa per davvero, gira per locali e festival con ‘sto ukulele raccogliendo soldi, consensi e autostima.
Una volta era più difficile. C’era da sgobbare. Per esempio potevi comprarti un paio di casse, un mixer, un paio di Buffalo’s, un tubetto di gel e ti re-inventavi il Gigi D’Agostino della porta accanto. Gli Eiffel 65 ci hanno fatto i milioni, qualche disco di platino e una crisi depressiva.
Non ci è dato sapere chi ha messo in giro la voce che l’ukulele sia uno strumento dignitoso da suonare, nè perchè tutti ci abbiano creduto così, senza porsi nessuna domanda. Forse è colpa di Scampi che ci fa drizzare tutti con le sue cover, ahinoi, riuscitissime, accattivanti o convincenti. Forse è la noia o forse è la carenza di contenuti nell’era del 2.0 e di Hello Kitty.
Fatto sta che adesso ci è cascato perfino Eddie Vedder. Il 31 maggio uscirà infatti “Ukulele Songs”, un disco di 16 pezzi, tra inediti e rielaborazioni, suonate tutte con l’ukulele che, stando alle dicerie, pare sia un amore di vecchia data del leader dei Pearl Jam, tenuto in soffitta da anni per la vergogna e rispolverato in occasione di questa assurda ukulele-mania. Sarà un disco sicuramente sensazionale, uno di quei dischi per le cui esistenze continueremo per anni a chiederci le ragioni.
Un po’ come per la bella e zozza Amanda Palmer, voce degli ormai ex (?) Dresden Dolls, che l’estate scorsa ha pensato bene di prendere in mano l’ukulele e suonicchiare qualche canzone dei Radiohead. Ne è venuto fuori un disco che faceva francamente schifo, ma che, mettendoci pure la mano sul fuoco, a Thom Yorke (che adesso si mette a ballare manco fosse un fattone qualsiasi) sarà sicuramente piaciuto.
“Ukulele Songs” di Eddie Vedder e Amanda Palmer Performs The Popular Hits Of Radiohead On Her Magical Ukulele” sono e saranno sicuramente due dischi di tendenza.
A noi però l’ukulele fa cagare, un po’ come tutte le tendenze del consueto via-vai musicale, dall’elettroclash a Justin Bieber, da Mondo Marcio a Nicki Minaj.
Stavolta però possiamo capire e fare un’eccezione. Possiamo capire che per Eddie Vedder l’ukulele possa essere una cosa buona. Per molti, tra cui il sottoscritto, le ultime uscite dei Pearl Jam erano decisamente sottotono, Vedder con indosso ancora quelle camice di flanella non si può più vedere e “Ukulele Songs” potrebbe essere la svolta definitiva per uscire dal grunge, una volta per tutte, modernizzarsi un po’, vincere qualche passaggio nei dancefloor indie, produrre il nuovo disco degli Arctic Monkeys, collaborare con gli Strokes e alla fine diventare come i Nickelback o i The Calling.
No, dai, l’ukulele fa cagare per davvero Eddie, resta come sei, le tue camicie non fanno così schifo.

Immagine anteprima YouTube


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