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Interviste

Intervista ai FROZEN AUTUMN

Nati nel 1993 a Torino grazie a Diego Merletto (voce e tastiere), i Frozen Autumn si ispirano alle sonorità della wave inglese di etichetta 4ad e alla coldwave francese degli anni ’80. Tra melodie oniriche ed una ricerca sonora che trascende la nostalgia e li porta ad album e produzioni sempre più complesse e interessanti, non ultimo l’ultimo 12″ Rallentears pubblicato solo in vinile, i Frozen Autumn, che oggi contano la presenza di Diego e di Froxeanne (artista con cui Diego aveva già collaborato sotto un progetto denominato Static Movement), si sono dimostrati una realtà sempre più originale ed interessante.

Il loro recente live a Roma organizzato da Sputnik al Big Bang non ha fatto altro che confermarlo maggiormente.

Ecco una piacevole chiaccherata con Diego e Froxeanne.

A cura di Michele Guerrini.

Partiamo con un po’ di storia… come avete vissuto il vostro tragitto artistico dagli esordi ad ora? Quali le soddisfazioni, quali le delusioni?

The Frozen Autumn:Dal 1993 ad oggi il tragitto è stato lungo e in salita. Le sodisfazioni piú grandi ci sono venute dal modo in cui abbiamo portato a termine i nostri lavori e dall’affetto del pubblico; le delusioni peggiori da alcuni nostri ex-discografici.

Da * oblivion*, vostro primo demotape, a oggi come è cambiata la vostra attitudine compositiva, la vostra creatività? Seguite ancora le radici da cui siete partiti o state procedendo verso un nuovo obiettivo?
Ci sentiamo contemporaneamente fedeli alle nostre radici eppure in continua evoluzione. L’attitudine compositiva non è cambiata moltissimo, in ogni caso partiamo prima dai suoni per arrivare ad una parte musicale ed infine ad una parte cantata, quando serve.

La creazione di una vostra etichetta: quali sono stati i motivi per cimentarvi in questo progetto?
Froxeanne: Calembour Records è intestata a me, ma di fatto mi avvalgo in continuazione della collaborazione di Diego in qualitá di grafico e videomaker. La molla che ci ha spinti in questa direzione è stata la sequela di brutte esperienze collezionate con la maggiorparte dei nostri ex-discografici, nessuno dei quali ci ha mai soddisfatto al 100% ma che anzi in diversi casi ci hanno fortemente delusi e sfruttati, talvolta anche al di fuori dell’ambito puramente musicale.
Quindi Calembour Records è nata soprattutto per evitare a The Frozen Autumn di subire ancora certi soprusi.
In realtá poi anche altri artisti hanno espresso l’intenzione di aderire a Calembour Records, cosa che sta avvenendo in maniera molto spontanea. Si tratta di persone che stimo molto, che conosco da una vita e alle quali sono legata da un forte rapporto di fiducia reciproca. Quindi, fra le altre cose, per Giugno dovrei fare uscire l’album di debutto di Sir Joe, intitolato “The Observer” ed entro l’anno quello di Nabla Operator, che è il progetto solista del nostro nuovo tastierista The Count. In questo senso vi suggerisco di seguire il sito dell’etichetta www.calembourrecords.com

Da chi vorreste essere dipinti, tatuati, dove ritrovate su tela o scolpito il vostro immaginario, le vostre radici di ispirazione?
Diego.M.: I tatuaggi non fanno per me. Un pittore del passato da cui mi piacerebbe essere dipinto è Friedrich, per il suo tratto romantico.
F: Tatuata, in realtá da nessuno. Se proprio dovesse venirmi voglia di un tatuaggio (cosa di cui non ho mai sentito l’esigenza) allora sarebbe il mio amico Bue dei Larsen a farmelo. Se potessi viaggiare nel tempo allora mi farei ritrarre da Boldini, credo che su tela renderebbe i miei capelli uno schianto! Quanto a dove ritrovare dipinto/scolpito il nostro immaginario, direi ovunque ci sia una forte dose di simboli ed allegorie.

Che cosa pensate della attuale scena dark italiana?
TFA: Migliore di quella di tanti altri paesi. Solo talvolta troppo frammentata e preda di invidie immotivate, guerre dei poveri ed ingiustificate (almeno a livello stilistico)tensioni esterofile e/o “mainstreamofile”. Se solo ci fosse un pó piú di coesione e rispetto reciproco fra gli artisti nostrani, la scena italiana farebbe mangiare quintali di polvere a certe scene europee piú famose e (molto spesso a torto) piú rinomate.

Il vostro nuovo disco come si posiziona rispetto alla vostra precedente discografia, che cosa avete voluto imprimere con questo nuovo lavoro?
TFA: Cerchiamo sempre di evolverci, di andare avanti, rispetto ai nostri lavori precendenti e “Rallentears”, in quanto EP, è un assaggio di quello che sará il nuovo album (in uscita per l’autunno), e ne anticipa (anche se solo in parte) lo stile. “Rallentears” , parola inventata da Diego dall’unione dei termini “rallenty” e “tears”, significa “lacrime al rallentatore” e l’abbiamo concepito pensando a coesioni impossibili nonostante la piú forte delle attrazioni. A nostro avviso, nonostante in 3 brani su 4 riappaiano linee di chitarra, non ha stilisticamente moltissimo a che spartire con “Pale Awakening” o “Fragments Of Memories”, come potrebbe essere facile concludere.

È facile per certi versi accostarvi a band classiche della scena dark, wave anni’80, vi sentite ancora legati a quel periodo, a quel contesto? Perchè?
TFA: Noi siamo ovviamente legatissimi alla new-wave e a tutto ció che essa comporta e allo spirito che esprime e il nostro legame con gli anni ’80 è dovuto al fatto che questo genere è nato in quegli anni.

Che cosa non volete che sia la vostra musica?
TFA: Un cliché di maniera senza ragione d’essere.

In questi anni 00, in cui si ripete che esiste solo il cannibalismo musicale, niente di originale ma solo continue rielaborazioni, come vi ponete?
TFA: Una rielaborazione, se è qualcosa che poggia su delle basi giá note per superarle e rimodernarle e dire cosí qualcosa di nuovo, è una cosa assolutamente degna. La storia di tutte le arti è piena di rielaborazioni meravigliose in questo senso. Un conto sono le rielaborazioni cosí intese, un altro sono le scopiazzature, i plagi e gli scimmiottamenti di facciata per seguire la moda del momento. Noi amiamo la new-wave e dal canto nostro da sempre con la nostra musica cerchiamo di dare a questo genere una degna continuazione ed evoluzione attraverso un nostro proprio stile.

Quale è la musica che cercate attorno a voi? La trovate?
TFA: Una musica che abbia anima e non solo forma, una musica in cui la ricerca sonora non sia solo fine a se stessa, una musica che non sia il trascurabile accompagnamento di un testo volto ad ottenere il facile consenso dei piú… spesso la troviamo, ma assai poco nel mainstream, almeno per quello che sono i nostri gusti.

Vorreste sperimentare nuove strade, nuovi approcci?
TFA: Sí certo. Ma non ci abbandoneremmo mai una sperimentazione casuale cercando l’originalitá spinta a tutti i costi. Cercare l’innovazione senza curarsi della bellezza, piú che a nuove strade, spesso porta verso vicoli ciechi, la cui esplorazione lascia il tempo che trova.

a cura di Michele Guerrini

www.frozenautumn.com

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=qin3D1-pg5o[/youtube]

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