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Charles Bradley – No Time For Dreaming

2011 - Daptone Records
soul/funk

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Tracklist

1. The World (Is Going up in Flames)
2. The Telephone Song
3. Golden Rule
4. I Believe in Your Love
5. Trouble in the Land
6. Lovin’ You, Baby
7. No Time for Dreaming
8. How Long
9. In You (I Found a Love)
10. Why is it so Hard?
11. Since Our Last Goodbye
12. Heartaches and Pain

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Apollo è il nome del principale teatro di Harlem a New York. La location dove storicamente si sono esibiti i giganti del soul, del jazz e del blues dagli anni ’60 in avanti. Charles Bradley è essenzialmente un “figlio” dell’Apollo, dal momento in cui, nel 1962, accompagnato da sua sorella, assistette per la prima volta, ad un concerto di James Brown. Una “mecca”, che lo folgorò a tal punto da farlo girovagare in lungo e in largo per gli States, imitandone le movenze, il look, l’impostazione vocale, il modo di tenere il palco, senza per questo meritarsi le attenzioni di pubblico e discografici.

Tutto ciò potrebbe trarci in inganno, considerandolo l’ennesimo orfano del Godfather. Invece Charles, classe 1948, con la sua faccia da working class hero, nato in mezzo alla miseria di Gainesville, ha voce e personalità da vendere. Lo intuisce Tommy “TNT” Brenneck, musicista e produttore di casa Daptone. Nell’inseguire un sound sempre più impregnato del soul funk  60’s e 70’s, l’etichetta discografica fa con Bradley, quella scoperta che le permette di catalogarsi ancor più come protagonista della nuova scena soul di Brooklyn, attraverso una registrazione analogica ad otto tracce, caratterizzata da una qualità e una pulizia del suono sensazionali.
Strana la vita, con le sue coincidenze. Dopo mille difficoltà, Charles sforna “No Time For Dreaming”, l’album d’esordio, spalleggiato dalla Menahan Street Band (in una formazione che più classica non si può: basso, batteria, chitarra, hammond, una sezione di coristi e una di fiati). Chiudendo il cerchio ed avverando quel vecchio sogno, a 62 anni, per l’appunto.
Non voglio utilizzare mezzi termini: il disco è una meraviglia. La forza interpretativa di Bradley è fuori dal comune. La sua esperienza non è liberata unicamente nei testi, ma anche nella sua ruvida vocalità. Grazie ad un’esecuzione tecnicamente perfetta, Charles riesce a toccare le corde più profonde dell’ascoltatore. E’ rabbioso sugli stacchi ritmici come in “The World (Is Going Up In Flames)”, si rilassa in un romanticismo nostalgico, alla Wilson Pickett, riscaldando l’atmosfera come in “Lovin’ You Baby” e “The Telephone Song”. Bradley si rivela una sorta di James Brown più ruvido e spigoloso, un soul man perdente e romantico, con classe e dignità da vendere. Sussulti funky come nella title track, sfumature jazz e northern, che strizzano l’occhio a Marvin Gaye  (“The Golden Rule”, “How Long”, “Since Our Last Goodbye”). Da ogni nota emerge la passione con cui Charles canta la povertà, le difficoltà della vita di strada americana (“Why Is It So Hard”), i guai di una vita errabonda.

“No Time For Dreaming” è il suono di ieri secondo la declinazione moderna. Un elegante canto di protesta, riscatto e speranza, che solo un paese come l’America poteva regalarci. Se non l’avete ancora capito: il disco è da comprare.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=MTy7ugrSFz4[/youtube]

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