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Interviste

Intervista ai LEMELEAGRE

Dal versante romagnolo dell’Emilia-Romagna ritornano in carreggiata, dopo un silenzio lungo più di cinque anni, quattro cacciatori di riconoscimenti e premi lungo ogni angolo dello stivale. Con Atlante trascinano alle porte delle classifiche nazionali e non un prodotto che si appresta a precipitare violentemente sulle teste di tutti quelli che ben sanno che il meglio di tutto questo viene al fronte del palco dei loro concerti.

A cura di Lorenzo Tagliaferri.

Sono passati cinque anni e più dal vostro primo omonimo, avete preso la rincorsa lunga per la costruzione di Atlante?
In effetti cinque anni non sono pochi, anche se dobbiamo dire che dopo l’uscita del primo disco abbiamo suonato in giro per circa due anni e mezzo. In seguito abbiamo registrato più di venti brani e quindi il lavoro di missaggio e scelta delle canzoni da inserire in “Atlante” è stato piuttosto lungo. Diciamo che ci siamo presi il tempo necessario per fare le cose “a modo”…naturalmente a modo nostro!

In generale possiamo ritrovare molti elementi caratteristici del vostro sound in questo disco, cosa è cambiato, oggi, nei Lemeleagre rispetto a quelle che sono state le vostre prove precedenti?
Non è cambiato granché nella nostra maniera di vedere la musica e il mondo. Siamo “sintonizzati” con quello che succede e seguiamo la scena come sempre e questo di sicuro ci influenza ma neanche noi sappiamo esattamente come. Abbiamo cercato di scrivere canzoni con melodie, armonie, testi e ritmiche migliori delle precedenti. Questo in fondo è sempre stato il nostro obiettivo.

Tra le collaborazioni di questo lavoro troviamo nomi importanti come quelli di Roberto “Tax” Farano, Olly e Simone Lalli, li avete incontrati “per caso” o la combo è il risultato di una scelta precisa?
Non c’è stato nulla di ragionato. Siamo da tanti anni grandi fan dei Negazione e degli Angeli, l’ultimo gruppo nel quale Tax ha militato. Tramite il nostro produttore Alessandro “Ovi” Sportelli (ex fonico dei Negazione) lo abbiamo conosciuto e gli abbiamo detto che ci avrebbe fatto piacere registrare un rifacimento della sua splendida “Voglio di Più”. Lui ne è stato felice e da qui è nata la collaborazione anche per altri brani: “Tormenta”, “L’Altra” e “La Chiesa dei Morti Viventi”. Olly invece è un amico di vecchia data sin dai tempi degli Shandon. Lo abbiamo conosciuto al Tora!Tora! e ci siamo tenuti in contatto. E’ secondo noi uno dei più brillanti musicisti italiani: ottimo cantante, compositore e arrangiatore. Simone Lalli non lo abbiamo mai incontrato di persona. Sapevamo della sua bravura e versatilità come musicista con gli Autoban e gli Elec. Ha scritto delle formidabili parti elettroniche per un paio di canzoni di “Atlante” e la cosa sorprendente è che ci ha offerto un numero smisurato di varianti per ogni brano. Questo a dimostrazione della sua prolificità.

Il legame più prossimo a uno dei nomi prima citati è la cover di Voglio di più de Gli Angeli, quali sono state le parole di Tax Farano dopo averla ascoltata? Potendo tornare indietro vorreste reinterpretarla in maniera differente?
La sua reazione è stata positiva e gli è piaciuto l’andamento, a sua dire, più ramonesiano della strofa. Non la rifaremmo diversamente perché è stata registrata molto spontaneamente. Non abbiamo infatti aggiunto particolari sovraincisioni perché ci andava a genio così com’era.

Tra le vostre fonti di ispirazione possiamo trovare nomi piuttosto eterogenei del panorama musicale eppure Atlante sembra un disco molto compatto ed omogeneo dal punto di vista delle sonorità, a quale genere musicale vi sentite più accostabili in questo momento della vostra carriera?
E’ difficile per noi parlare di genere al quale ci sentiamo più vicini. Quello che possiamo dire sull’argomento è sintetizzabile in una lista (parziale) dei gruppi ai quali ci sentiamo più affini per “intenzione”, temi trattati, scelte sonore e strutture compositive. Eccone alcuni: Fratelli Calafuria, La Quiete, Cave In, And You Will Know Us By The Trail Of Dead, Kafka, Frammenti, Descendents, At The Drive-In, Le Tormenta, Rival Schools, La Piovra, Braid, Angeli e Negazione (naturalmente!), The Muffs, Il Balletto di Bronzo (quelli di Sirio 2222), Il Buio (gli ultimi in ordine di scoperta ma fra i primi nei nostri ascolti degli ultimi tempi) etc…

La vostra forza sono soprattutto le prove dal vivo, ormai sembra diventata “moda” quella di pensare un album in funzione di quello che saranno i concerti, condividete questa idea, oppure la ritenete solo una furba scorciatoia per superare le difficoltà del mercato discografico?
Non condiviamo assolutamente l’idea che un disco sia l’unico motivo o peggio il pretesto per suonare dal vivo. I dischi restano per sempre, quindi devono essere la massima espressione creativa di un gruppo musicale così come lo è un film per il regista (e lo sceneggiatore) o un libro per lo scrittore. L’album viene sempre prima di tutto il resto perchè se non è buono non ha davvero senso portarlo sui palchi.

a cura di Lorenzo Tagliaferri

www.lemeleagre.com

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=tHRaS682ng4[/youtube]

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