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Lemeleagre – Atlante

2011 - Mahogany
rock/alternative

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Tracklist

1.Atlante
2.Sub
3.La morale
4.Giordano
5.Voglio di più
6.Van
7.Puro/Impuro
8.La chiesa dei morti viventi
9.Trementina
10.L'altra
11.Tormenta
12.Affidavit

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I romagnoli Lemeleagre sono ormai una realtà dalle ottime caratteristiche qualitative. Un disco come Atlante, che risulta essere il risultato di un periodo di grande ispirazione, non è il prodromo di una futura rivoluzione della musica rock in Italia ma è quello che noi critici, dalle elevate pretese, cerchiamo nel nostro lungo peregrinare nel mondo delle sette note; un quadro molto preciso che però non sia noioso e che si lasci ascoltare, senza alcuna agitazione di sorta, fino alla fine.

Nati nel 1999 dall’unione di due gruppi, Psychocandies e Priscilla Zoe alla fine sopravvivono in quattro, Silvio Pasqualini (chitarra, voce), Alan Fantini (basso, voce), Barbara Suzzi (batteria) e Jacopo Casadei (chitarra, tastiere, voce). Sebbene siano passati più di cinque anni dall’ultimo album, le prerogative di questi quattro ragazzi romagnoli non sono cambiate e la veste di Atlante è un compatto rock d’annata cantato in italiano che, da sempre, riscuote un più che gradito successo tra i fans del genere e che trova la sua collocazione naturale sul palco, il luogo preferito dai Lemeleagre, l’altare da dove prende forma la loro litania che in dieci casi su dieci trova risposta nella partecipazione del pubblico. Atlante, in dodici brani delinea ed evidenzia fonti d’ispirazione inaspettate che non si vedono assolutamente mortificate, come in molti casi succede, ma anzi, trovano una specie di rinascita e rigenerazione dei tempi che furono strizzando l’occhio al rock più melodico, tuttavia fecondo di distorsioni, dei XTC e dei Thermals in brani come Sub e La morale o ad un timbro più marcatamente hard vicino alle intro riffate di gruppi come Who o Cheap Trick in Van. Andando più a fondo si può riconoscere, tuttavia, un generale tributo al punk a cavallo tra gli ’80 e i ’90 che, come una bandiera issata sull’asta, trova il suo momento più alto nella fantastica cover di Voglio di più de Gli Angeli che rappresenta il marchio della collaborazione con Roberto “Tax” Farano, chitarrista di questi ultimi, che sicuramente ha messo più di un dito anche nelle rabbiose pugnalate sonore di La chiesa dei morti viventi. Voler portare qualcosa di pesante sulle spalle non significa , in assoluto, provare dolore.

Il peso specifico di questo Atlante va oltre le usuali e ordinate produzioni rock e si piazza su un terreno che, pur se occupato da molti, non concede alcuna confusione di sorta. Maturati al punto giusto per rappresentare una grossa fetta di sonorità tipiche del rock italiano un giorno li nomineremo come riferimento di ondate di band che si affacciano sul panorama musicale nazionale.

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