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The Mountain Goats – All Eternals Deck

2011 - Tomlab Records
pop/rock/alternative

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Tracklist

1. Damn These Vampires
2. Birth of Serpents
3. Estate Sale Sign
4. Age of Kings
5. The Autopsy Garland
6. Beautiful Gas Mask
7. High Hawk Season
8. Prowl Great Cain
9. Sourdoire Valley Song
10. Outer Scorpion Squadron
11. For Charles Bronson
12. Never Quite Free
13. Liza Forever Minnelli

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Erano gli albori del novecento quando l’inquietante H.P.Lovecraft deliziava il mondo narrando, con il suo inconfondibile stile, storie di non ordinario orrore. Oggi, l’uomo che ha raccolto l’eredità dello scrittore di Providence, traducendo in musica le stesse sinistre atmosfere, si chiama John Darnielle.

I Mountain Goats sono tornati, un paio d’anni dopo il biblico The Life of the world to Come, e mr. Darnielle, creatore e dominus del progetto, è ancora accompagnato dalla fedele sezione ritmica composta da Peter Hughes (basso) e Jon Wurster (batteria). Nato nel 1967, anno di grazia della storia della musica reso irripetibile da quel capolavoro che è Sgt. Peppers dei Beatles e dagli esordi assoluti di Bowie, Doors e Velvet Underground, John Darnielle è una delle figure più affascinanti e controverse del sottobosco indipendente d’oltreoceano. Il talento del songwriter cresciuto in California è innegabile, e tali sono pure la sua eleganza e delicatezza compositiva, tanto musicale quanto lirica, seppur contorniate da un evidente quanto squisito egocentrismo artistico. Mai ordinario e mai sopra le righe, Darnielle ha creato un limbo nel quale far vivere e risuonare la sua creatura prediletta in perfetta solitudine.
Chiariamo subito: All Eternals Deck è il più classico dei dischi dei Mountain Goats, tanto da suonare come album gemello del penultimo Heretic Pride, non troverete pertanto ne sorprese ne rivoluzioni rispetto alle precedenti uscite della band, nonostante la curiosa scelta di registrare le tracce in studi diversi e affidarsi a produttori alquanto eterogenei, tra i quali John Congleton (Modest mouse, Black Mountain) e il supermetallaro Erik Rutan (Cannibal Corpse). Il sound è il tradizionale soft rock malinconico, dalla tenue vena folk, caratterizzato da tempi dilatati, chitarra e piano che si alternano come sottofondo alla solita sgraziata ma efficace voce di Darnielle, che questa volta ci canta di incubi e paure incombenti e di come guerreggiare contro fantasmi e mostri quotidiani. Musica essenziale, insomma, orpelli ridotti al minimo e atmosfere psycho-horror tanto care al buon Darnielle.
Venendo al disco notiamo una certa spaccatura in due parti ove le prime tracce risultano sicuramente le più efficaci e degne di nota. Spiccano la splendida Estate Sale Sign, dove ritmi veloci e voce incazzata qualificano una delle più belle canzoni del repertorio di Darnielle, e l’evocativa ballata folk Age of Kings, impreziosita da un inciso di archi davvero notevole, e ancora la delicata ma graffiante Birth of Serpents. Cenno particolare per l’originale High Hawk Season, raffinata ballad nella quale cori insolitamente calorosi creano un efficace contrasto con la solita glaciale main voice. Il resto sono i Mountain Goats, nel bene e nel male, anche se nella seconda parte del disco la qualità compositiva cala leggermente. L’impressione è che questa nuova fatica dei Mountain Goats piacerà a chi ha apprezzato i precedenti lavori e annoierà gli altri, come è sempre stato, ma la proposta musicale dei Goats è assolutamente meritevole di rispetto, nonostante talvolta risulti un po’ troppo autoreferenziale ed auto compiaciuta.

In definitiva All Eternals Deck convince a tratti, ma globalmente si fa apprezzare, e molto, pur risultando forse eccessivamente lungo e scivolando un po’ lentamente nella sua seconda metà. Parliamo quindi di un buon disco, forse non il più bello ma di certo tra i migliori della band, capace di coinvolgere, emozionare e talvolta lasciare disorientati, persi nel marasma di stimoli diffusi dai Mountain Goats, pur sotto forma di armonie apparentemente semplici e linee vocali inafferrabili, come solo i nostri sanno fare. Darnielle è tornato e dopo vent’anni di carriera e una decina abbondante di dischi, appare sempre più simile ad un Bob Dylan alieno, cantautore raffinato e gentleman maledetto come le storie che ama raccontare, venuto sulla terra per offrire le proprie composizioni, che la cosa ci piaccia o no, e a me, personalmente, non dispiace affatto.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ZOVhMbjy18I[/youtube]

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