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FUNERAL FOR A FRIEND + The Blackout + We Are The Ocean – Tunnel, Milano, 5 maggio 2011

Ed ecco quindi arrivata la prima delle tre date Italiane dei Funeral for a Friend!
La band capitanata da Matthew Davies-Kreye sarà infatti protagonista di altri due concerti, toccando i principali palchi del paese e facendo esaltare centinaia di fan al ritmo del loro ultimo cd. Il tour infatti promuove “Welcome Home Armageddon”, quinto album in studio della band e già sazio di recensioni positive su diversi magazine.

La serata al Tunnel si apre presto, verso le 20.30 salgono sul palco i We Are The Ocean, band Inglese fresca dell’album “Go Now And Live”. Subito si nota l’approccio con il pubblico di Dan Brown che, dopo un inizio sul palco, prende le redini della serata e si butta in mezzo al pubblico. Peccato che quest’ultimo non lo segua, rendendo abbastanza vano il suo tentativo. I suoni sono ottimi, e la sua voce riempie perfettamente la musica di Liam Cromby & soci. Brown conclude il set risalendo sul palco e ringraziando tutti, lasciando come ricordo un’ottima prestazione.

Dopo un veloce cambio palco è il turno dei The Blackout. La band Gallese conta ben 6 elementi di cui 2 cantanti, segno che fanno della voce il loro punto di forza. E cosi è infatti. Sean Smith e Gavin Butler il palco non lo vedono neppure, ma scendono direttamente in mezzo al Tunnel cercando di riscaldare a colpi di hardcore un pubblico alquanto freddo per ora.

Ci riescono a metà, creando un circle-pit dove possono muoversi, fare acrobazie e dare un grande spettacolo ma non riuscendo a tirare in mezzo nessuno, se non rare volte. Probabilmente, in altri paesi, quel circle-pit si sarebbe riempito di kids pronti a dar manforte allo show. Rimane comunque una grande performance per i Gallesi, dando l’impressione di una band che, grazie alla simpatia e alla bravura dei due cantanti, sa come tenere in piedi uno show.

Una scelta azzeccatissima quella di scegliere questi due gruppi per aprire a una band così blasonata come i FFAF.

Verso le 22.40 ecco salire sul palco i veri protagonisti della serata, che giocano subito la carta “Roses For The Dead” facendo impazzire i kids posizionati sotto il palco. Segue a ruota Sixteen, tratta proprio dal loro ultimo album. Non sarà l’unica, infatti in scaletta troviamo parecchi pezzi di “Welcome Home Armageddon” come “Front Row Seats to the End of the World”, “Broken Foundation”, “Spinning Over the Island” e “Man Alive” che, miscelati alle canzoni storiche quali “Rookie Of The

Year”, “Serpents in Solitude” e “Monsters”, creano il giusto mix per una grande serata. C’è da dire però che, rispetto alle band di supporto, i Funeral For A Friend eseguono uno show piuttosto lineare, non allontanandosi mai dal palco ma cercando sempre il pubblico che però non osa molto, e preferisce rimanere con i piedi ben piantati in terra. Le premesse per un po’ di sano pogo c’erano tutte, e rimango sorpreso nel vedere che, nonostante il ritmo incalzante, nessuno si azzarda a creare movimento. Peccato.
Chiudono lo show con “Escape Artists Never Die”, dopodichè il pubblico si precipita al banchetto del merch, per assurdo in modo più concitato davanti al merchandising dei gruppi musicali che di fronte alle band nel live.

Una serata molto interessante, soundcheck perfetto e suoni davvero niente male che non hanno tradito le orecchie. Onestamente però lo spettacolo offerto dai FFAF paragonato a quello delle band di apertura ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Forse ci si aspettava qualcosa in più da loro, ma credo non ci si possa comunque lamentare. Dalle urla dei ragazzi la scaletta ha accontentato un po’ tutti e 15 pezzi sono scivolati via tra cori e spettacolo.

a cura di Mairo Cinquetti


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