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Interviste

Intervista agli AUCAN

Gli Aucan vengono da Brescia, ma in Italia ce ne siamo accorti forse un po’ tardi: dopo un album d’esordio e un ep pubblicati dalla francese Africantape ecco arrivare “Black Rainbow” con lo zampino, tra gli altri, de La Tempesta Dischi. Suona come un dovuto riconoscimento ad una delle realtà italiani più interessanti degli ultimi tempi, un combo capace di intraprendere un cammino che, partendo da una propria definizione del math-rock si è mosso a passi lunghi verso una personalissima commistione di psichedelia e dubstep in un non-schema tipicamente rock. E siamo solo all’inizio.

A cura di Michele Marcolungo.

?É passato un mese dalla pubblicazione di “Black Rainbow”. Come vi sentite e come ha reagito il pubblico a questa svolta musicale?
A
Finora abbiamo fatto un solo concerto in Italia, il release party del disco a Magnolia. È stata un bel modo di iniziare il tour e la risposta del pubblico è stata ottima. L’accoglienza riservata all’album è stata molto buona anche a livello di critica: abbiamo avuto ottime recensioni in Italia e in Europa (ora ad esempio siamo sulla copertina di Noise Mag, in Francia). Siamo decisamente soddisfatti!

Non avete l’impressione che gli artisti italiani spesso siano costretti a passare prima dall’estero per avere successo in Italia?
Il fatto che fino ad ora abbiamo suonato più all’estero che in Italia, è abbastanza casuale. I primi due dischi sono usciti per Africantape, un’etichetta “europea” con base in Francia… era normale cercare lavorare e promuovere la nostra musica all’estero.

Avete raggiunto ciò che volevate in fase di composizione? Siete pienamente soddisfatti del risultato?
Parliamo spesso di questa cosa… in realtà il risultato è molto diverso da ciò che ci aspettavamo. Il titolo di Black Rainbow è nato prima che preparassimo il disco, ma dal punto di vista compositivo ci siamo lasciati guidare dalla musica.

DNA è stata una buona introduzione a Black Rainbow. È stato quasi un test e le recensioni positive poi vi hanno aiutato nella lavorazione del nuovo album o semplicemente avete fatto di testa vostra?
Dna per quanto sia un predecessore naturale, è molto diverso da Black Rainbow. E comunque non ci siamo lasciati influenzare dalle recensioni nelle registrazioni del nuovo album. Non abbiamo certo cercato di proporre una versione “estesa” di DNA! Piuttosto, ci siamo affidati molto alla risposta del pubblico durante i concerti: prima di registrare Black Rainbow avevamo proposto molti pezzi nuovi dal vivo, e avevamo visto che i nostri ascoltatori ne erano entusiasti.

Passiamo al rapporto con le chitarre nel disco. Come le avete utilizzate? È un’impostazione definitiva e presa a tavolino?
La cosa piu particolare è che non usiamo le casse delle chitarre e che quindi sfruttiamo solo i segnali di linea. Questo fa sì che il suono sia molto più elettronico. Molte chitarre sul disco suonano come dei sintetizzatori.

Vi siete trovati a vostro agio nell’attingere dall’Hip hop? Da dove viene questa decisione? Non pensate fosse una scelta un po’ azzardata?
Non penso sia un’influenza cosi rischiosa da sfruttare, e alcune delle cose più interessanti che sono uscite negli ultimi vent’anni provengono dalla cultura hip hop, da Dalek ai CannibalOx o alla abstract.

La critica all’uscita del primo album vi aveva “accusato” di esservi ispirati molto a “Battles”. Ora invece dicono che state seguendo il Dubstep. Cosa direste a chi vi accusa di esser un po’ opportunisti?
Quando abbiamo fatto S/T, eravamo molto piu giovani, era il nostro primo disco e tra le nostre influenze sicuramente c’era Battles. Si sente e lo sappiamo, non è forse normale? Del resto sono un gruppo veramente importante per la musica ibrida elettronica/strumentale.
Per quanto riguarda BR però il discorso è un po diverso. Perchè innanzitutto non siamo dei dj dubstep: siamo un gruppo che fa della musica ibrida, a cavallo tra l’elettronica, il rock, il rap, la dubstep. Non ci poniamo confini. Abbiamo sempre cercato di evitare di essere un gruppo di genere, i generi tramontano e i gruppi di genere con loro. Noi vogliamo essere eterni! (risate)

Vi sentite più rock o elettronici?
Difficile a dire, noi di solito diciamo che siamo un gruppo di musica elettronica. Ma il confronto va fatto più con i gruppi “classici” che con le produzioni elettroniche. Il momento clou è il concerto, e lì si vede che siamo un gruppo. La forza del progetto è tutta qui. Se fossimo tre che vanno in giro con i loro computer sarebbe tutta un’altra cosa… anche se suonassimo lo stesso disco.

Avete idea di cosa suonerete in futuro?
Al concerto di Milano, abbiamo avuto modo di conoscere Spex MC, ex Asian Dub Foundation, che ha suonato dopo di noi. Adesso vorremmo riuscire a organizzare un featuring con lui. Poi ci sono altre persone con cui siamo in contatto per dei remix. Lavoreremo per un po’ come produttori di musica elettronica… esattamente al contrario di quel che abbiamo appena detto! E vogliamo cominciare a lavorare con calma nuovi pezzi.. ci vuole un sacco di tempo e di lavoro per realizzare un buon disco!

Chi vorreste remixasse un vostro pezzo?
(in coro) Aphex Twin!

I vostri gusti musicali sono simili o ascoltate cose completamente diverse?
G: Ovviamente c’è un certo feeling, ma comunque ascoltiamo cose diverse. Noi veniamo da storie diverse. Io negli ultimi anni in realtà ho ascoltato poca musica, avendo lavorato in studio come fonico. E poi la sera nel dopo lavoro ascoltavo spesso quasi solo cose molto tranquille. Come i Rachel’s ad esempio. Di sicuro nulla di più aggressivo. Adesso ascolto parecchia elettronica, perchè sto mixando a casa con il giradischi.
F: L’ultimo disco che ho comprato è di Mulatu, l’ho preso a Berlino in un negozio di dischi dove spesso ci fermiamo quando passiamo di là.. non vedo l’ora di ascoltarlo.

Ascoltate mai Black Rainbow?
G: In realtà , avendolo anche registrato, io non ne posso più! Scherzi a parte, contrariamente alle altre volte, in cui si sviluppa una certa repulsione, ammetto che questo disco possa essere qualcosa di più piacevole…
F: Io invece ricordo di averlo ascoltato quando è arrivato il disco stampato. Ma ora è un po’ dura, lo suoniamo tutte le sere e ci abbiamo lavorato per un anno e mezzo…ci vorrà un bel po’ di tempo prima di poterlo riascoltare con piacere.

I vostri primi dischi invece li riascoltate?
Abbiamo riascoltato insieme DNA in furgone meno di un mese fa!

Non avete paura di essere meno originali, passando verso canzoni meno complesse?
È piu difficile fare cose originali, se semplifichi quello che fai… Ma è una sfida molto interessante.

In quale paese vi siete trovati meglio a suonare?
Non c’è un posto in particolare, dipende da concerto a concerto. Quando tutto è organizzato, la sala è ben gestita ed il promoter lavora bene, è un piacere suonare. Quest’anno in Polonia abbiamo suonato negli stessi locali dell’ultimo tour. Vedere il triplo del pubblico a distanza di un anno è una bella soddisfazione!

Un’ultima domanda prima di salutarci :il panorama musicale italiano come vi sembra?
Buono! In questo momento mi pare ci sian parecchi gruppi, molti concerti. A Brescia come in tutta Italia. Quando siamo in tournée, spesso gruppi stranieri ci dicono che il nostro paese è un bel posto in cui suonare. È un buon momento per la musica in Italia!

a cura di Michele Marcolungo

intervista realizzata alla Fleche D’Or di Parigi in occasione del concerto organizzato da Mowno.com il 5 marzo 2011

www.aucan.eu

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=b8qT2KNwkwc[/youtube]

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