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The Get Up Kids – There Are Rules

2011 - Quality Hill
rock/new wave/synth/pop

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Tracklist

1. Tithe
2. Regent's Court
3. Shatter Your Lung
4. Automatic
5. Pararelevant
6. Rally Round The Fool
7. Better Lies
8. Keith Case
9. The Widow Paris
10. Birmingham
11. When It Dies
12. Rememorable

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“I Get Up Kids sferrano il colpo di grazia pubblicando un disco di merda”. Così scrive Fabio Gallato nella recensione dei Crash Of Rhinos. “Come non essere d’accordo”, io aggiungerei.
A sette anni da “Guilt Show”, anticipato dall’ep “Simple Science”, i cinque di Kansas City ci consegnano il disco della reunion, compiendo una sterzata repentina dal binario naturale di quel sound, che li fece diventare i nuovi alfieri della seconda generazione emo-punk di metà anni novanta.

Dovremmo essere grati a Matt Pryor e soci di essere tornati insieme per fare ancora concerti belli ed emozionanti. Peccato che a questo disco, manchino quasi del tutto quelle cose che amavamo di più dei Get Up Kids: belle melodie, i ritornelli che sgorgavano di getto, gli ottimi riff e le atmosfere che oscillavano con facilità tra allegria e malinconia.  La band infatti traghetta il disco dalle parti di un synth-pop freddo e cupo (“The Widow Paris”, “When It Dies”), a tratti metallico e industriale (“Rally ‘Round The Fool”, “Keith Case”), mettendo le tastiere in primissimo piano e relegando la voce di Matt e le chitarre in una bolla di irritanti effetti elettronici (“Shutter Your Lungs”), che fanno tanto 80’s style, ma in realtà sembrano allinearsi al recente trend modaiolo di cavalcare certe sonorità finto wave. La maggior parte dei brani è sepolta da arrangiamenti plasticosi e ripetitivi (“Automatic”, “Pararelevant”), che surclassano quei pochi episodi degni di nota, in cui la band accellera e rispolvera l’impianto pop-punk che l’ha resa popolare negli anni, ad esempio con la sporcizia distorsiva di “Tithe” oppure attraverso l’urgenza melodica di “Regent’s Court” e della conclusiva “Rememorable”.

Il valore della band non si discute, ma la noia regna sovrana in questi quaranta minuti e l’unica cosa chiara nel marasma generale, è il passo falso di Matt Pryor & Co. A tutti i nostalgici del periodo d’oro dell’emo rock di un decennio fa, state alla larga da questo disco. Non rovinatevi il ricordo dei vostri giorni migliori passati in cameretta ascoltando “Something To Write Home About”, “Eudora” e “Four Minute Mile”.

“Forgive and forget whatever was said, all good things have endings…”
(Forgive and Forget – “Eudora”, 1999).

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0Cbr-z8lkbI[/youtube]

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