Ogni artista che si rispetti ha nella propria discografia, le canzoni di “rottura”, quelle che vogliono rompere con il passato, quelle che si staccano da quanto prodotto fino a quel punto. Potrà risultare un disco “mosca bianca” nella discografia oppure aprire nuove strade per il futuro.
I texani Okkervil River se ne escono con un lavoro intero che prende le distanze dalle precedenti uscite, un’opera che richiede del tempo, spiazzando subito per poi conquistare. I Am very Far è un disco prolisso, pieno, senza buchi, ogni piccolo spiffero è stato riempito e pensare che a sentire Will Sheff (cantante, chitarrista e principale autore della band), la sua nascita è avvenuta in solitaria, da disco folk, chitarra e voce per poi arricchirsi successivamente, durante le session di prova con il resto della band, fino ad arrivare ad inglobare una serie interminabile di ospiti e strumenti.
Avevamo lasciato gli Okkervil River a fare da band di supporto al maestro e concittadino Roky Erickson nel suo splendido ritorno “True Love cast Out all evil”, uno dei dischi più attesi del 2010 (e tra i miei preferiti) ora li ritroviamo, forti di questa esperienza, a fare un passo decisamente in avanti e rischioso. Rimane il pop/folk americano(Hanging from a hit, Show yourself) del passato, fatto di melodie di facile memorizzazione, ma viene imbastardito musicalmente e ricoperto da una vena di introspezione testuale che ne fanno un’opera dura da digerire in poco tempo e poco incline un ascolto veloce e distratto.
Magniloquenze orchestrali come nell’imponente apertura The Valley, oppure l’uso bulimico degli strumenti: due bassi, due batterie, tre chitarre in Wake and be Fine, We Nedd a Myth e Rider, ne fanno canzoni da ascoltare con la dovuta attenzione, piene di sfumature e particolari. Il flirt con l’elettronica( Piratess, White shadow Waltz, Your Past Life as a Blast) li catapulta nella new wave degli anni ottanta, con vaghe reminescenze “dark” e ad avvicinarsi a gruppi attuali come gli Arcade Fire.
La coralità della conclusiva e pianistica The Rise conclude un disco senza schemi fissi e fantasioso, che suscita interesse ed una certa dipendenza, a patto di concedergli il tempo necessario per crescere. Il classico disco che dividerà e che verrà riscoperto tra qualche anno.
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