Menu

Recensioni

Hattori Hanzo – Eau De Punk

2011 - Autoproduzione
rock/punk

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Crudele
2. Dentro questo nero (Inspector remix)
3. Giulia è nel frigo
4. Labbra blu
5. Le mie giornate di marmo
6. Plancton
7. Qui è già buio
8. Se io faccio Godzilla tu mi fai il Giappone
9. Trasparente

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Chi fa da sé fa per tre. E fa anche ottima musica direi. Con il nome che si ritrovano avrebbero dovuto fare cose leggendarie e invece gli Hattori Hanzo si limitano a fare le cose davvero bene.

Un disco come Eau de punk è un invito a scendere le scale di casa e sentirli dal vivo, il loro coinvolgente rock’n’roll in salsa punk non può che richiamare e avvicinare. La felice scelta del cantato in italiano è poi così congeniale con la struttura dei brani che non può non richiamare alla mente esperienze graditissime sul territorio nazionale di gruppi più quotati come Gli Angeli o i Negazione, (privi, tuttavia, delle più pure caratteristiche hardcore) giusto per dare un punto di riferimento a chi poco frequenta l’ambiente. Piemontesi, attivi sin dal 2004, danno sfogo alla loro ruvida essenza garage dal vivo dove continuano, e continueranno, ne siamo sicuri, a raccogliere consensi per la loro inesauribile energia e per l’essenzialità che mettono in ogni loro pezzo. Eau de punk, riassunto in nove brani, tutti ben compressi non oltre i quattro minuti, svela quanto bene possa portare la cura nei particolari sulle basi ritmiche e quanto poco sia tenuta in considerazione, dalle nostre parti, la grande potenza del dialogo tra chitarra e basso, superstars di questo lavoro che non può non annoverare, tra parecchie note felici, la godevolissima ironia dei testi, lucidi e mai noiosi sono, probabilmente, figli della grande passione per il Sol Levante, con vari riferimenti a Ken Shiro o ai vari “totem” mitologici di produzione nipponica nel titolare un brano Se io faccio Godzilla tu mi fai il Giappone, uno dei più interessanti di tutto il lavoro che ben si accompagna ad altre “prime scelte” come Qui è già buio e Giulia è nel frigo.

Mettendo da parte l’esperienza maturata dagli Hattori Hanzo nel corso degli anni, non può non saltare all’occhio la facilità con la quale questi piemontesi completano e combinano le diverse sfaccettature dei singoli pezzi del disco, sembra un copione già scritto ma oltre questo si deve fare un plauso non ad una presunta originalità ma al grande salto di stile che un vivido momento di ispirazione può far fare ad una produzione discografica. Gli Hattori Hanzo sono “da vetrina”!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0A3BK7fC3As[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close