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[Photo-Reportage]: JON SPENCER BLUES EXPLOSION – Teatro Miela, Trieste, 4 giugno 2011

Erano diversi anni che la Jon Spencer Blues Explosion non visitava l’Italia con il suo circo di blues post-moderno, lo avevamo visto dimenarsi insieme al compagno di ventura Matt Verta Ray e la loro combo rockabilly Heavy Trash, ma l’originale trio newyorkese era assente da diverso tempo dai palchi nostrani. Complice l’uscita rimasterizzata del loro catalogo discografico, con l’aggiunta di un live e di un disco contenente le prime registrazioni effettuate dalla band, l’uomo che ama il blues ma suona il rock n’ roll (come non si stanca di ripetere) visita nell’arco di due giorni le città di Parma e di Trieste. Proprio in quest’ultima siamo stati ad assistere al rocambolesco show di questi tre “cattivi ragazzi” del decostruttivismo musicale. Ospitato nel Teatro Miela, realtà sempre attenta e generosa nella scelta degli eventi musicali che propone al suo pubblico, il live è atteso da circa 450 spettatori che non verranno delusi dalla ricetta sonora della band.

Ad aprire per i “nostri” è Urban Jr, un progetto one man band proveniente dalla svizzera, che accompagna Jon Spencer e soci in tutte le date di questo mini tour europeo. Il ragazzo ha talento, canta una ruvida miscela di punk e blues dritto dentro ad un megafono, mentre mette in loop dei riff di chitarra scarni e acidi. Nel contempo percuote la cassa della batteria con un piede e con l’altro martella su un rullante, quanto ne esce è sicuramente d’impatto, complice la capacità dell’artista di coinvolgere il pubblico, certo però, che più di una ventina di minuti sarebbero difficili da digerire.
Il pubblico sembra gradire l’antipasto, ma non appena la sagoma di Judah Bauer si profila sulla scena il calore della platea sale esponenzialmente. Il membro più defilato della Blues Explosion imbraccia una telecaster, ne prova il suono e, a distanza di due minuti, viene raggiunto dal batterista Russel Simmins, omone di presenza scenica indubbia. E’ questione di un momento e il rumoreggiare del pubblico si fa boato, Mr. Jon Spencer è sul palco, realizzato questo siamo già attaccati dalla scossa sonora che non ci abbandonerà più per un’ora e mezza. Come da copione la band non si ferma praticamente mai a rifiatare, nonostante l’aria all’interno del teatro sia incandescente. Classici come “2kindsa love” tratto da “Now I got worry” (1996) si intersecano con brani racchiusi in album più recenti come la rovente “Sweet n’ Sour” contenuta in “Plastic Fang” (2002) e l’entusiasmante “Burn it Off” da “Damage” (2004). Mr. Spencer e compagni, non danno mai cenni di cedimento, né sul piano fisico né su quello musicale. Il rito si materializza nelle movenze di Jon Spencer che si “denuda” musicalmente per il suo pubblico chiamandolo a partecipare a un baccanale scandito dai cliché del rock n’ roll e colorato da vere e proprie coreografie dal sapore esoterico. Russel Simmins, dietro il suo set di tamburi minimale, percuote le pelli rimanendo perennemente sospeso tra l’invasamento e la carnalità del ritmo, è preciso, musicale e meravigliosamente coinvolto. Diversa, invece, la performance del chitarrista Judah Bauer, più distaccato e anche rilassato di conseguenza, sembra essere il chierichetto in questa messa di blues fatto a mezzi e rincollato con maestria folle, eppure è preciso, elegante e fondamentale con la sua telecaster a tracolla. Concesso un bis golosisimo a base di brani inediti che lasciano presagire l’arrivo di un nuovo lavoro da studio, cosa che non siamo riusciti a scoprire nel fugace incontro che abbiamo avuto con Spencer nei camerini del teatro dove, però, abbiamo potuto immortalarlo nella catarsi post dionisiaca dello show.

La celebrazione si conclude con Mr. Spencer che scende tra il pubblico per ribadire a tutti che “The blues is number one, but I play rock’n’roll, ladies and gentlemen!”.

a cura di Andrea Dario Formica

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