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Bon Iver – Bon Iver

2011 - Jagjaguwar/4AD
folk/alternative

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Tracklist

1.Perth
2.Minnesota, WI
3.Holocene
4.Towers
5.Michicant
6.Hinnom, TX
7.Wash
8.Calgary
9.Lisbon, OH
10.Beth/Rest

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Passata Emma se ne fa un’altra, potrebbe essere questa la frase che Justin Vernon (aka Bon Iver) ha tenuto a mente durante la realizzazione dell’ultimo album, omonimo, Bon Iver. Sono passati più di tre anni da quando il songwriter presentava alle scene For Emma Forever Ago e con esso, la cocente delusione d’amore che l’avevo mosso. Due da Blood Bank, Ep di 4 tracce, registrate tra il 2006 e 2008, uscito a gennaio 2009 in stagionale coerenza col nome (Bon Iver è la traduzione storpiata dal francese Bon Hiver).

Che con Bon Iver le cose siano cambiate lo si intuisce già dalla scelta del nome dell’album, non più Emma, ma, per l’appunto, Justin Vernon e tutto il mondo a lui caro. Non a caso, la location scelta per la registrazione è stato un ex ambulatorio veterinario del Wisconsin a pochi passi dai luoghi dove si sono incontrati i suoi genitori.
Fin dall’apertura del disco, affidata a Perth, si capisce che l’album prenderà una direzione diversa, più speranzosa, allietata dai suoni ricchi delle percussioni, farcito dai giochi dei cori e intelaiato dai riff di chitarra. Pur restando la delicatezza sobria e minimale di tracce come Michicant e Holocene, Bon Iver ha operato un’evoluzione delle melodie, curando in modo maniacale gli arrangiamenti, introducendo gli archi e aprendo i suoni all’offerta elettrica. Inutile aspettarsi pezzi veloci o ritmati, Bon Iver non stravolge (per fortuna) il suo stile, piuttosto si perde nei meandri della sperimentazione vocale, dando ampio spazio all’uso del falsetto (Towers) o sdoppiando le voci (Hinnom TX). A ben vedere è Calgary, singolo del disco, ad essere la canzone più ritmata, un connubio perfetto di melodia eterea e suoni elettronici il tutto cantato in stile Peter Gabriel; tra i migliori pezzi dell’album. Lisbon, OH è una brevissima pausa, un minuto e mezzo di tensione elettronica senza parole, un pezzo degno di un intro dei Radiohead. Il disco si chiude con Beth/Rest, traccia ariosa con interessanti esperimenti vocali e una tramatura particolare data dal connubio piano e voce.

Il disco ha suoni sfumati, svecchia e rinnova la classica etichetta di songwriter folk associata a Bon Iver grazie anche agli illustri collaboratori che hanno preso parte alla registrazione del disco quali Peter Gabriel, Colin Stetson e Kanye West. L’album soddisfa le attese lasciate intuire da Blood Bank e conferma le grandi dote dell’artista americano.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0KrmxavLIRM[/youtube]

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