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Wobbler – Rites At Dawn

2011 - Termo Records
progressive/rock

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Tracklist

1. Ludic
2. La Bealtaine
3. In Orbit
4. This Past Presence
5. A Faerie's Play
6. The River
7. Lucid Dreams

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La nuova tendenza del progressive degli ultimi anni è indubbiamente stata la crescita di un movimento che potremmo chiamare di “vintage prog”. Dopo la messe elettronica degli anni ottanta e i quindici anni successivi dominati da un neoprog
prolisso e asfittico (qualcuno ha detto Spock’s Beard e Flower Kings?), da cloni dei Dream Theater e da prove imbarazzanti dei vecchi dinosauri (Asia, ELP, King Crimson e Yes, per esempio), la nuova tendenza fu praticamente creata nel 2003 dal
progetto “Kalevala”, che riuniva una trentina di gruppi prog europei ai quali fu dato come unico vincolo il fatto di usare solo suoni o strumenti “vintage”, ovvero disponibili alle band dell’era classica del rock progressivo – i primi anni settanta. Quel progetto ebbe un ottimo risultato, e fu forse in parte responsabile di un ritorno a sonorità più sobrie e a una cura del dettaglio tecnico in studio meno maniacale e più umano, approccio musicale che ultimamente sta facendosi più diffuso non solo per band di recente nascita quale i norvegesi Wobbler, ma anche per l’effetto benefico che ha avuto su band senili quali i King Crimson e gli Yes.

Un disco come “Rites at Dawn” (terza prova della band) è abbastanza indicativo dei pregi e dei difetti di questa nuova formula: il pregio è sicuramente un suono più caldo, scevro di tanta elettronica e programmazione al computer usata troppo spesso in maniera inappropriata; il difetto è, come al solito, il fatto di rappresentare inesorabilmente un’idea “regressiva” di musica, incastrata com’è su controtempi, cambi di tempo, sonorità pastorali-bucoliche e simil-sinfoniche che sono state esplorate a sufficienza in quarant’anni di divagazioni prog.
Ciò detto, va sottolineato come il disco dei Wobbler sia tra i migliori di questi nuovi (e ben più intelligenti) imitatori del suono del “bel tempo che fu”. Seguendo a rispettosa distanza soprattutto gli Yes (ma in un brano come “In orbit” emergono
insospettati riferimenti a Caravan e Van der Graaf Generator), anche per l’eccellente voce del cantante Andreas Prestmo, che ricorda da presso non tanto il guru Jon Anderson quanto quella del bassista degli Yes, l’eterno Chris Squire, i Wobbler ci
portano in reami fiabeschi attraverso cinque tracce (più una breve intro e una breve outro) che mostrano padronanza tecnica e molto buon gusto da parte di tutti i membri (con menzione d’onore al chitarrista Morten Eriksen, si veda il suo gustosissimo assolo in “This past presence”, punteggiato dallo splendido tappeto batteristico di Martin Kneppen), e che non potranno non piacere agli amanti del prog anni settanta.

Sfugge alla mia comprensione come, con codeste doti, band quali questa non siano in grado di mettere quel qualcosa in più che possa davvero aggiungere qualcosa al genere, invece di esserne l’ennesima, piacevole, ma sostanzialmente inutile, riproposizione.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=6kH_NkYJRX0[/youtube]

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