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[Photo-Reportage]: INDIEBOX FESTIVAL 2011 – Magazzino 47, Brescia, 2 luglio 2011

Ed ecco l’appuntamento ormai annuale dedicato alle band IndieBox, più qualche special guest invitata per questa giornata speciale.
Come l’anno scorso l’evento si tiene al Magazzino 47 di Brescia, storico locale sempre ricco di concerti ed iniziative. L’impressione che offre la location è positiva, gli spazi sono molto ampi e la zona palco è abbastanza grande per ospitare un folto pubblico pronto a pogare sulle note delle band. E’ presente l’immancabile zona bar a prezzi davvero modici, basta pensare ai 2 euro per uno spritz e ai 50 centesimi per una mezza naturale e, appena fuori dal tendone concerto, una piccola zona ristoro con panini, birre e pizze. Insomma, a livello organizzativo si parte decisamente bene.

Arriviamo, purtroppo, solo un paio di band dopo e siamo delusi dall’aver dovuto saltare i Bullet Trotter e i The Weavers, che però siamo sicuri si siano fatti valere sullo stage.
Parcheggiamo però in tempo per vedere quella che definirei, almeno personalmente, la vera sorpresa della giornata e sto parlando dei 1000 Degrees, band melodic hardcore di Genova. E’ incredibile l’energia che questa band riesce a sprigionare sul palco, ogni elemento da il meglio di sè. A tratti mi hanno ricordato gli ActionMen e i This Is A Standoff, e questo non può che essere un lato positivo. Tecnica strumentale e voce creano pezzi orecchiabili e sorprendenti, davvero una grandissima prova per loro e, a mio avviso, una delle migliori della giornata in assoluto.

E’ il turno degli Anomia, band che ho avuto già modo di sentire su cd ma di cui ero curioso di capire la loro resa live. Non c’è che dire, i ragazzi ci sanno fare e il sound è davvero ottimo. Nonostante tutto c’è qualcosa che ancora mi lascia spiazzato, forse la ripetitività dei pezzi o forse la poca incisività che danno alla loro musica. Il punto è che la loro performance non mi ha entusiasmato particolarmente, senza nulla togliere alla qualità dei brani e alla loro tecnica che rimangono ottimi, così come la voce del cantante. Spero in futuro di ricredermi, perchè questa band merita parecchio e mi spiacerebbe davvero perderli per strada.

Cambio palco ed ecco arrivare i Rivelardes. Primi problemi per loro durante il check, qualcosa non va nelle spie e sono costretti a perdere minuti preziosi della loro esibizione. Dopo qualche minuto iniziano la loro scaletta che, sinceramente, reputo musicalmente scarna. Purtroppo non riesco a trovare novità rispetto alle solite canzoni fin troppo piatte delle boyband in circolazione che siamo abituati a vedere e sentire. Non c’è nulla che mi porti a voler seguire assiduamente i Rivelardes, mancando proprio i presupposti e la volontà di volerlo fare in quanto nella loro musica trovo melodie troppo simili, accompagnate da una voce adattissima per una band emo-core come tante se ne sentono.

Dopo una brevissima pausa a base di djset punk rock e riposo per i timpani, riparte il festival con i Nettezza Umana, che le orecchie le riempiono di hardcore pestato a mille, con una voce perfetta e integrata perfettamente con il genere suonato. I ragazzi ci propongono alcuni pezzi che vengono estratti dai ben 4 album che hanno pubblicato nel corso della loro carriera, senza risparmiarsi sull’energia. Fabrizio, il cantante, è uno showman forsennato che non esita a muoversi per il palco sprigionando la sua voce e la sua carica da frontman. La band è una perfetta integrazione di tecnica e cattiveria, ovvero ciò che si chiede quando si ascolta e si suona questo genere di musica.

Direttamente da Cosenza, definiti i NOFX italiani, oltre dieci anni di carriera alle spalle, salgono sul palco i Duff. Non nascondo che per me era una delle esibizioni più attese della giornata. Non capita infatti tutti i giorni di vedere questa incredibile band dal vivo, forse una delle migliori nel panorama punk rock italiano. Partono subito forte sciolinando le loro hit più famose come “Il Castello”, “Il Mondo è Impazzito”, “Bile”, “Corri”, e quelle del loro ultimo album “Tallone Da Killer”, come “La Mazza”, “Dieci Anni Fa” e “Tre Metri”. Le doti da showman di Totonno e compagnia fanno da contorno allo spettacolo che i Duff ci offrono oggi, ma ormai non c’è niente di cui sorprendersi: il loro melodic hardore fuori moda è in assoluto uno dei migliori della penisola. Unica pecca, non da poco: vista la loro caratura meritavano molto più spazio e tempo all’interno del festival, invece hanno potuto suonare solo mezz’ora.

Intorno alle dieci di sera cominciano a suonare i Duracel e il pubblico inizia ad aumentare, distribuendosi finalmente sotto il palco a ridosso della band. Tutto ciò poteva accadere anche per le band precedenti, ma ormai sappiamo già come vanno certe cose.
I veneti Duracel ci propongono il loro pop punk semplice e scanzonato alla Ramones che fa tanto breccia tra le proposte musicali degli ultimi anni. Sono l’esempio di come una novità sia cresciuta fino a diventare una realtà, nonostante la loro musica non pretenda di essere complessa, suonando secondo la regola dei 3 accordi e via. Ammetto che questa regola non rientra nei miei gusti musicali, ma ciò che vedo è che molti ragazzi amano ancora questo tipo di mentalità e la band, tanto da cantare i loro pezzi ormai a memoria, e non c’è cosa più bella per chi suona.

E’ il turno de L’Invasione degli Omini Verdi, i veri capisaldi della IndieBox, che in 45 minuti riescono a riportare gran parte del Magazzino 47 a ridosso del palco. Il loro hardcore melodico decennale non accenna a smettere e, anzi, ci propongono per la prima volta dal vivo la nuova canzone “E C’è”, di cui è uscito il video da qualche settimana. Ero curioso di sentire il nuovo singolo dal vivo e devo dire che rende molto, nonostante si capisse che la stavano suonando per la prima volta e che qualcosina nel pezzo è ancora acerbo. Il resto del set prosegue con i grandi classici come “Stella”, “L’Italia Che Muore”, “Lamenti”, “Un’Altra Stella” e a chiudere l’immancabile “Mondo A Parte”. Grande sorpresa quando, a metà scaletta, salgono sul palco Filippo e Simone dei Plan De Fuga per una pazzesca e incasinatissima cover di “Generator” dei Bad Religion. Come al solito ottima prova per gli Omini.

Il Festival è quasi arrivato alla fine, rimangono due gruppi a concludere questa bellissima ma faticosissima giornata. Salgono sul palco i milanesi Gerson, il cui set è sentitissimo dai kids del posto. Il pubblico comincia ad aumentare a dismisura e la band non fa nulla per trattenerli. Nel più puro stile Gersoniano l’interazione è parte fondamentale delle esibizioni dal vivo e anche questa volta, nonostante il palco fosse più alto del normale, alcuni fan non esitano a cantare insieme a Paolo le hit di una vita. La scaletta trova molti consensi, e in effetti suonano i loro pezzi migliori come “Rimparare A Strisciare”, “Tua Madre è Preoccupata”, ” Dammi Fuoco”, “Mi Sono Preso La Candida”, “Il Miracolo”, “Il Fondo Del Barile” per quasi un’ora di scaletta. Mi sorprende sempre la fedeltà dei fan verso questa band, che riesce a portare sempre un grande seguito di persone ovunque si muove.

L’IndieBox Festival è quasi giunto a conclusione, rimane solo una band e si tratta delle Cattive Abitudini, che salgono on stage ben oltre la mezzanotte. Che dire, sono sorpreso di come una band che ormai non trova nessun tipo di originalità da anni possa avere cosi tanto seguito. A loro va il merito di portare sempre pubblico, ma se ci limitiamo a guardare solo il lato musicale c’è ben poco da dire e da mettere sul fuoco. Il loro set è all’insegna del casino e del divertimento, uniche costanti dei loro show, ma ogni canzone è come sempre uguale a se stessa. Tecnicamente nulla da eccepire, fanno il loro lavoro come dio comanda con Stefano alla chitarra ed Ettore alla voce che intona dei bei pezzi che per i seguaci sono diventati inni, ma nonostante ciò rimangono sempre sospesi e intrappolati in un limbo di assoluta banalità che si trascina da ormai qualche disco. Ma forse, più semplicemente, sono loro che non hanno proprio intenzione di uscirne.

Con la conclusione del set delle Cattive Abitudini si conclude anche la giornata. E’ stato a mio avviso un ottimo festival, che ha avuto il merito di portare band anche diverse tra loro per allargare giustamente gli orizzonti musicali degli ascoltatori, e per trovare consensi in ogni gusto. I suoni sono stati più che sufficienti, ma con qualche imperfezione qua e là che spesso ha influito sull’audio delle voci. L’IndieBox è diventata, nel corso degli anni, non solo una fucina di talenti ma anche produttrice di musica interessante e non si rimane indifferenti alle loro proposte musicali, spesso azzeccate. Siamo certi che il prossimo anno, se la scelta delle band sarà ponderata, bisserà il successo delle ultime edizioni e, chissà, magari ci offrirà qualche nuovo gruppo da tenere d’occhio.

a cura di Mairo Cinquetti

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