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The Tree Of Life, di Terrence Malick


Scheda


La famiglia di Jack, dodicenne del Midwest, è costituita da una padre autoritario, cattolico osservante e impiegato in un’azienda che costruisce aerei di linea. Una madre casalinga e comprensiva e due fratelli minori. Con il passare degli anni Jack divenuto adulto rivedrà con gli occhi di un uomo tutta l’esperienza della propria vita.

La spossatezza con la quale si esce dal cinema dopo la visione della sesta, e per ora ultima,  pellicola diretta da Terence Malick è la prima corretta critica ad un film che non lascia sicuramente indifferente lo spettatore, sia nel bene che nel male, proiettandolo nella lenta e metodica routine della famiglia O’Brien vessata da un padre autoritario che agli occhi dei figli li maltratta al punto di renderli felici al momento delle sue partenze per ragioni di lavoro, che si trincera dietro dogmi cattolici e regole da seguire diventando poi lui per primo il trasgressore di queste regole. Il tutto filtrato attraverso gli occhi di Jack, il figlio maggiore, in un continuo gioco di richiami fra l’attuale vita di questi, adulto con le sembianze di Sean Penn e divenuto un affermato architetto, e il proprio passato da adolescente nemmeno troppo ribelle ma al quale, agli occhi del padre, interpretato da Brad Pitt, è giusto impartire lezioni dure e altrettanto educatrici. Il cast al completo si è autoridotto il compenso per dare vita a uno sforzo che ha premiato il 68enne regista originario di Waco con una Palma D’Oro forse eccessiva per via di continui riferimenti anche fantasy con scene che travalicano il senso ultimo della pellicola richiamando un piano onirico decisamente fuori tema e soffocando alla fine un’idea che avrebbe potuto essere sviluppata differentemente, senza i molti minuti di scene riguardanti la creazione dell’universo.

Nel complesso un film interessante dotato di una visione molto personale del senso delle nostre azioni terrene, che cerca di richiamare le medesime atmosfere di “2001 – Odissea nello spazio” sfociando in conclusione nel senso ultimo della nostra vita ma senza però avere, rispetto al film di Kubrick, le medesime capacità di appeal presso pubblico e critica.

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