London Boulevard, di William Bonahan

London Boulevard, di William Bonahan

Scheda

Titolo Originale: id.
Nazione: USA, UK- 2010
Regia e sceneggiatura: William Monahan
Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Ken Bruen (Casini Editore)
Genere: Thriller
Produzione: GK Films, Henceforth
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 104’
Interpreti: Keira Knightley, Colin Farrell, Stephen Graham, Jamie Campbell Bower, Anna Friel, David Thewlis, Ray Winstone, Eddie Marsan, Ben Chaplin
Nelle sale dal: 10 Giugno 2011
Voto: 5.5

Dopo tre anni trascorsi nel carcere di Pentonville Mitchel torna libero con tutta l’intenzione di abbandonare la sua vecchia vita. Ad attenderlo all’uscita c’è però il suo amico Billy che immediatamente gli offre una casa dove vivere e un lavoro per il boss locale: Gant. La sera stessa della sua scarcerazione Mitchel incontra una ragazza che gli offrirà il ruolo di guardia del corpo di Charlotte una famosa attrice che da alcuni anni ha però smesso di recitare.

Una pellicola che l’esordiente Monahan, già sceneggiatore dell’ottimo ‘The Departed’, porta sul grande schermo senza sbavature ma anche senza particolari novità narrative. Mischiando humour inglese, grazie alla presenza di una sorella ingombrante per l’ottimo Farrell; un attore Hippy che diventerà ben più di un semplice amico e un gruppo di gangster capeggiati da un Boss, Gant, che ti fa la predica prima di assassinarti, richiamando quindi nemmeno troppo velatamente il Quentin Tarantino dell’era ‘Pulp Fiction’. A questo il regista originario di Boston aggiunge una sana spruzzata di ‘A history of Violence’, di David Cronenberg, per il desiderio spasmodico di Mitchel di ricrearsi una verginità professionale ed esistenziale e il gioco è ultimato.

Nel mezzo un intreccio amoroso fra un’attrice caduta in disgrazia e lo stesso Mitchel, alcune scene di violenza splatter, e una sceneggiatura ben architettata, tratta dal romanzo dell’irlandese Bruen, che però lascia alla fine lo spettatore con due sole certezze; la prima l’aver voluto mischiare troppe carte sul tavolo della narrazione. La seconda, che il passato può rincorrerti sino in capo al mondo e tu difficilmente potrai sottrarti al suo ritorno.

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