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Sir Joe – The Observer

2011 - Calembour Records
synth/pop

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Tracklist

1. The Sign Of Virgo
2. Frei
3. She Doesn’t Care
4. Pure
5. New Culture Theory
6. New World
7. Sahara
8. Suddenly
9. The Losers Don’t Like The Winners
10. The Observer

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Sergio Bersanetti ( in arte Sir Joe) è stato il coordinatore del primo fan club dedicato ai Depeche Mode, nato nei primi anni ’80 a Torino e fondato da Giorgio Minale.

Spinto da un’urgenza creativa autarchica che lo ha portato ad acquisire sempre più materiale da studio vintage, sintetizzatori e mixer di altri tempi, analogici e modificabili,  Sergio parte sin dai primi anni ’90 a comporre musica per contro proprio rilasciando di quando in quando parti del suo materiale originale in free download seguendo lo spirito di scambio culturale e musicale della rete.
Oggi però si propone nel circuito della distribuzione ( per Calembour Records, la nuova etichetta di Froxeanne dei Frozen Autumn) con il suo primo disco: The Observer.
The Observer è un collage personale e intimo, cresciuto nelle passioni personali e più profondo di Sir Joe: coadiuvato dalla voce di Froxeanne in alcune composizioni, e dagli artwork di Diego Merletto (altra metà dei Frozen Autumn),  si mostra ai nostri occhi e alla nostra pelle un suono figlio della dark wave più minimale e soffice, spigolosa alle volte e dirompente, ma pulsante come un’organo nero.
Relegato dietro un vetro freddo appena incrinato, la voce di Sergio Bersanetti segue questo flusso continuo, lento\dolce, tagliente\crudo, trovando come punti di riferimento ideali: Gary Numan, Kraftrwerk e certe cose tra chillwave ed italo disco.
Da sottolineare a livello di brani abbiamo: The Sign of Virgo, nonostante la concezione forse non all’altezza del video, è un buon pezzo di electro-pop, formale, classico, sospeso tra astrazione e ritmi mentali. Frei  e She doesn’t care, rispettivamente legati ad un gusto più tedesco, filo-And One e ad uno più british e tendente al pop, ed infine  The losers don’t like the winners molto adatta a trasformare i colori del dancefloor.

In conclusione un disco di partenza, ancora legato forse a qualche citazionismo che poteva essere evitato ma sincero ed onesto nel suo cuore. Un omaggio alle sonorità care alla eletto wave e alla minimal senza però pretese di prostituzione commerciale.

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