Interviste

Intervista ai NOBRAINO

Antefatto: quest’anno le vacanze si è deciso di farle in Puglia principalmente per due motivi – un mare da urlo e un concerto dei Nobraino. Perciò potrete ben immaginare che chi scrive ha speso buona parte del tempo passato in spiaggia a fantasticare sullo show imminente dei quattro di Riccione e sull’intervista che ne sarebbe seguita.

Ma seguiamo l’ordine dei fatti: 31 luglio, la location del concerto sono le Cantine Lazzaro di Grottaglie (TA), i Nobraino sono attesi per le undici circa. Il pubblico è numeroso e ben assortito – schiere di fedelissimi mischiate a giovani famiglie -, l’aria che si respira rilassata ma comunque pregna di quell’ansia pre-concerto che attanaglia tutti coloro che il live lo stanno aspettando da giorni, settimane o mesi. Per quel che riguarda noi, cinque vacanzieri toscani vagamente hipsterici, teniamo banco ai fedelissimi di cui sopra potendo dichiarare una media di un concerto al mese negli ultimi tre mesi; stiamo lavorando anche per il quarto, anche se un po’ mi dispiace, perché in questo modo Mark Lanegan dovrà dividere con i Nobraino il suo primato di Artista-più-visto-dal-vivo nella mia personalissima classifica dei concerti, e si sa, è dura tradire il primo amore.

Come da copione, ci avviciniamo con passo da giaguari alla prima fila, ordinati come soldati in trincea, determinati a difendere con le unghie e con i denti i palpiti e gli sguardi che il buon Lorenzo Kruger e la sua compagnia avranno in serbo per noi.

Ok, ci siamo. Non so più che ore sono, non so più quante sigarette ho fumato, ma so che la musica è cominciata e che ora mi trovo al Grand Hotel. Lo show è il meglio a cui ci hanno abituato i Nobraino, con il sound sempre tirato alle stelle e la voce di Kruger profonda e vellutata anche quando diventa preda del pogo più travolgente del pubblico.

Non mancano le emozioni e le sorprese a effetto, come le passeggiate in bici o gli spari stocastici dispensati dal cantante, per non parlare degli assoli di tromba di David Jr. Barbatosta suonati in sella ad un Kruger improvvisatosi cavallo da corsa, o della bambina presa in prestito al papà che è diventata ospite d’eccezione in Ballerina Straordinaria. Credo di parlare a nome di molte delle presenti dicendo che quella signorina è stata una delle più invidiate della serata.

Stop. Nota di colore: partono gli accordi di Bella Polkona, introdotte da un bonario “Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane…”. Kruger scende tra la folla, microfono alla mano, e comincia a descriverci quel mare da chiavica della sua bella Romagna. Una voce si alza per protestare. In meno di un secondo si accende la polemica: come si permette il cantante dei Nobraino di giudicare la Puglia i pugliesi e l’Italia tutta dall’alto della sua…? Della sua… Non ho ben capito cosa. Comunque, torno dal bar con una birra in mano giusto in tempo per assistere alla scena, e mi trovo davanti il torreggiante Kruger fronteggiato da un altrettanto torreggiante figuro a cui, evidentemente, non sono piaciute le parole del Nostro. E cosa fa allora il Nostro? Chiede cortesemente spiegazioni, ma spiegazioni non ce ne sono. O, quantomeno, l’avversario non sembra in grado di darne. Così che – tra fischi e applausi per una parte o per l’altra – il pezzo ricomincia e la musica ritorna protagonista.

Lo show si chiude con le note sognanti di Bifolco, i Nobraino salutano e Lorenzo Kruger lascia il pubblico con un’ultima dichiarazione: “Per chiunque abbia voglia di parlare con noi, potete trovarci nel backstage. Avete un mare pazzesco, tirate fuori i coglioni! Buonanotte”. Ovviamente la folla non se lo fa ripetere due volte e il concerto finisce per continuare dietro il palco. Io aspetto, e dopo foto, autografi, congratulazioni e ultime spiegazioni, posso finalmente cominciare l’intervista.

Mi siedo accanto al Kruger, e ne approfitto subito per ritornare sulla polemica di poco fa, chiedendo anche chiarimenti sul tipo di rapporto che i Nobraino hanno instaurato con il loro pubblico: “Il rapporto con il pubblico, al momento, è ambizioso, nel senso io tendo, ma, in generale, anche i Nobraino, a mostrare il lato più aggressivo, più da palco, più provocatorio, per cui poi si presta il fianco anche alla critica, a chi vuole vedere una provocazione negativa a tutti i costi. Noi facciamo questo spettacolo a guardia alta, e questo può anche creare delle reazioni. Tuttavia, il mio desiderio non è quello di essere frainteso negativamente: cerco di dare, di punzecchiare, di andare contro, però, nel cuore, penso sempre ad un risultato diverso che a quello dell’offesa, quindi, lungi da me. Vorrei che il nostro fosse uno sgambetto al quale uno reagisce dando il meglio, non offendendosi o chiudendosi, o dovendo venire a cercare il difetto in chi ha fatto lo sgambetto.”

Ecco. È raro, in questi tempi dove la distanza artista/fan si sta facendo sempre più incolmabile, trovare un band che abbia ancora voglia di confrontarsi – o scontrarsi – con il pubblico che ha davanti, anche con ironia. “Secondo me stiamo attraversando una fase in cui si assiste alla messa in discussione di ogni cosa, della religione, della classe politica, di tutto quanto, per cui adesso il primo che si azzarda a dire qualcosa, qualsiasi fesseria, deve poi dimostrare una sua coerenza. Il che, per certi versi, è un discorso che io trovo giusto, e che può servire anche a fare una sorta di tabula rasa di tutto, peccato che poi ci finiscano in mezzo anche cazzate come questa, dove uno veramente non sta pensando a niente di più che dire “Oh, belli, c’avete un mare che spacca il culo, perché non tirate fuori i coglioni e lo infilate nelle chiappe a tutta quanta la questione?”. È una provocazione, ok, ma è bonaria, è da romagnolo, è da contadino, mettila come vuoi, però io preferirei scontrarmi in un altro momento dello spettacolo, piuttosto che in questo. Alla fine, comunque, va benissimo anche così, perché significa che abbiamo trovato davanti a noi delle persone che hanno voglia anche di acqua frizzante.”

Se di acqua frizzante si parla, allora viene spontaneo anche chiedersi da dove i Nobraino prendano tutta quell’energia che sprigionano sul palco: ogni volta una sorpresa, un momento a effetto, con il risultato di un impatto sempre diverso ma comunque riconoscibilissimo. Ma proprio non riesco a immaginarmeli a studiare, a preparare gag e scenari differenti prima di ogni concerto… “Infatti non si tratta di momenti studiati, assolutamente no: sappiamo come vogliamo stare sul palco e cerchiamo di mettere in atto quel modo quando è possibile. Ti confesso che i palchi più grossi ci creano qualche difficoltà rispetto ai club, ai posti più piccoli dove siamo cresciuti, dove la libertà è decisamente maggiore, perciò, su un palco come quello di stasera, forse siamo quasi goffi, non so, ma va bene, non ci poniamo dei limiti, anzi, a volte cerco di non fare nulla fino a che non sento qualcosa. Dopo, appunto, ci sono serate in cui cerchi di esserci comunque, facendoti un po’ di violenza, perché è giusto, sei nella festa e devi trovare il modo di festeggiarti. Però, in generale, non c’è mai niente di prefissato, non c’è un balletto programmato.”

E qui non posso fare a meno di ripensare alla prima volta che ho visto i Nobraino: personalmente, quando vado a sentire il live di una band che conosco pochissimo – o che non conosco affatto – ho sempre il timore di non riuscire a rimanere coinvolta fino in fondo nello spettacolo, e in quel caso i Nobraino non solo mi hanno smentita, ma mi hanno anche colpito per la loro innata capacità di rendere ogni loro live un momento unico. Ma come ci riescono? “A dire la verità, non lo so nemmeno io di preciso, io posso solo dirti che i Nobraino, sul palco, sono sempre alla ricerca di qualcosa. Al momento stiamo attraversando un periodo molto dinamico, per cui passiamo da serate in duo con trenta persone a serate come quella di stasera con molta più gente: ogni live è diverso dall’altro e ognuno crea emozioni diametralmente opposte, e mi piace che sia così, di trovarmi spiazzato in una situazione scrausissima oppure in una serata anche molto impegnativa.”

Tra una chiacchiera e l’altra, mi ritorna in mente una loro vecchia intervista dove, tra le varie influenze, è saltato fuori il nome di Buscaglione. La cosa mi ha incuriosito, quindi chiedo al diretto interessato qual è il legame che unisce i Nobraino a uno dei nomi più particolari e accattivanti della musica italiana. “Ho fatto un lungo periodo di ascolto di Buscaglione, anche se ero un po’ più giovanotto, e comunque la scuola cantautorale che ho seguito è varia, nel senso che gli autori che ho ascoltato nel corso del tempo sono tanti; generalmente, quello che mi colpisce è che ci sia sempre una cifra ben precisa dietro ognuno di loro, una volontà di perseguire un risultato, e questo è ciò che mi accomuna a tutti i cantautori. Parlare di genere, per me, è inutile, bisognerebbe parlare di scrittori, di persone che hanno passato la vita a cercare una forma, la loro forma, e Buscaglione è uno di quelli. Poi a me piace un po’ il maschio, sul palco, mi piace giocare con il maschilismo…”

Sorrido. Ho la sensazione che Lorenzo Kruger il Magnifico mi abbia letto nel pensiero. Era proprio questo il punto a cui volevo arrivare: Buscaglione disegna scenari, fantasie, personaggi, a volte anche grotteschi, mi viene da pensare a Che Notte!, Teresa Non Sparare, o Il dritto di Chicago, e si tratta di personaggi che, appunto, a volte sembrano ritornare anche nelle canzoni dei Nobraino, come in Strano e Inaffidabile, Cecilia, Bifolco. Mi sembra che la componente comune a entrambi sia quella di un maschio molto affascinante che tiene in pugno la donna, ma è una “sottomissione” – se proprio sottomissione vogliamo chiamarla – tutt’altro che negativa. “Infatti non lo è, però si tratta di un discorso simile alla polemica che si è sviluppata prima. Allo stato dei fatti, io non sono formato, non ho ancora finito il mio percorso nello stabilire una cifra stilistica, però la forma del maschio mi è abbastanza chiara. Io credo che ci sia un momento in cui gli uomini debbano cominciare ad appropriarsi non tanto dei ruoli, del tipo io uomo faccio una cosa e tu donna ne fai un’altra – i tempi dicono altro -, bensì proprio della sessualità, della politica sessuale. Questa, secondo me, è una componente ancestrale, che sta proprio alla base di tutto, ed è forse quella a cui bisognerebbe tornare prima di parlare di economia, di problemi del debito e di altre cose. Io immagino un uomo più maschio, che non significa che non debba lavare i piatti, e mi piacerebbe che le donne si innamorassero della sua mascolinità, e poi in base a quella decidano anche come dividersi la giornata e tutto il resto. Invece adesso c’è molto piattume, rispetto ai ruoli.”

Infatti in questi personaggi si coglie anche molta dolcezza, quindi forse si parla anche di quello che un uomo dovrebbe essere… “Beh, io per esempio l’uomo che piange non lo tollero, non perché non debba soffrire, ma perché trovo bellissimo che la donna pianga: lei ha questo enorme vantaggio, mentre secondo me l’uomo che piange emula la donna, e tendenzialmente non dovrebbe, invece credo che debba accumulare tensioni diverse e svilupparle in altro modo. Perciò sì, l’uomo dolce c’è ed è dolce con una sua rozzezza, con una involontarietà di essere dolce, una dolcezza magari primitiva.”

Peccato, siamo quasi alle fine. Ma non voglio andarmene prima di essere riuscita a strappare qualche scoop sul nuovo album dei Nobraino: “Andiamo in studio a settembre, e il nuovo album uscirà a marzo, salvo imprevisti,insomma, e staremo fermi come Nobraino praticamente per tutto quel periodo là. Poi vedremo, probabilmente ci sarà anche qualche altro progetto, anche se i Nobraino non sono un progetto, sono proprio qualcosa di non previsto…”

Sì, ormai li conosciamo bene. Saranno pur strani e inaffidabili, ma comunque unici.

a cura di Giulia Antelli

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