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[Photo-Reportage]: MILLENCOLIN – Magazzini Generali, Milano, 26 settembre 2011

Eccoci arrivati ad uno degli eventi più attesi di questo 2011: a distanza di tre anni dall’ultima apparizione in Italia, ecco i Millencolin.

Ai Magazzini Generali di Milano va in scena una delle due date Italiane del tour celebrativo di “Pennybridge Pioneers”, il quarto album in carriera per la band Svedese e forse uno dei più amati dal suo pubblico.
Arriviamo alla location abbastanza presto, oltre ai Millencolin ci sono anche due band di supporto molto interessanti e ci spiacerebbe perderle, ma nonostante l’ora c’è già molta gente sia fuori che all’interno del locale. I Magazzini Generali non sono propriamente ideali per ospitare concerti di questo genere – il posto nasce infatti come discoteca – però a Milano i live club stanno via via scemando quindi non è il caso di fare troppo gli schizzinosi, e ci accontentiamo di quello che offre il convento.

Poco dopo le otto inizia il set degli Atlas Losing Grip, band svedese capitanata da Rodrigo – ex Satanic Surfers – che con la sua carica apre la serata. Abbiamo avuto modo di vedere questa band già un paio di volte e ormai per noi non sono più una sorpresa, e pare memmeno per il pubblico che rimane alle transenne, cantando alcuni loro pezzi e facendosi sentire. Il loro show dura circa quaranta minuti, in cui alternano canzoni veloci ad altre più tranquille ma sempre rimanendo ancorati allo stile che li contraddistingue. Sicuramente una band che ormai ha radicato la sua musica nel panorama alternativo, e che si ascolta sempre con piacere.

Dopo un veloce cambio palco, e dopo aver assodato che il locale rischia quasi il sold out, entrano in scena i Twopointeight, attivi dal 2005 e anch’essi provenienti dalla Svezia.
Sapevamo molto poco di questa band ed eravamo curiosi di scoprirla live, dove si sono rivelati molto interessanti. Pur essendo meno punk hardcore e, solo apparentemente, meno in linea con il resto della serata, la loro carica ha preso il sopravvento e lo show è stato gradito da gran parte del pubblico. La voce del cantante è molto particolare, calda e autorevole, adatta proprio
ad un genere più rockeggiante se non addirittura acustico. Anche per loro circa quaranta minuti di set, nei quali siamo certi che si siano fatti notare per le loro qualità anche dagli spettatori meno attenti a certe sonorità.

Intorno alle 22.30, dopo parecchi minuti di attesa in cui i fischi di malumore si sono fatti sentire, le luci si spengono ed entrano in scena Mathias Farm e Erik Ohlsson, subito seguiti da Nikola Šar?evi?. Essendo il tour per l’anniversario di “Pennybridge Pioneers”, la scaletta è praticamente l’intera tracklist del cd in ordine di successione. Partono subito forte quindi con “No Cigar”, subito seguita da “Fox” e “Material Boy”, che fanno letteralmente scatenare i ragazzi. Non c’è uno spazio libero nelle prime file, siamo schiacciati l’uno all’altro cantando a squarciagola le canzoni della nostra adolescenza, ed era esattamente ciò che volevamo e ci aspettavamo da questa data: un ritorno agli anni che sono stati e con una delle band che li ha maggiormente caratterizzati. Le canzoni si susseguono molto velocemente, pochi i momenti per rifiatare se non nei momenti di dialogo in cui la band ringrazia ripetutamente i presenti per essere con loro in questa importante occasione, cercando di esprimere i concetti nella nostra lingua riuscendoci poco, ma apprezziamo lo stesso lo sforzo.
La fine della prima parte di set è dedicata all’ultima traccia di “Pennybridge Pioneers”, ovvero l’acustica “The Ballad”. Per l’occasione Nikola sposta il microfono a due passi dalla prima fila e comincia a cantare chiedendo aiuto al pubblico, fino a darci completamente la parola nel momento del ritornello durante il quale si viene a creare un emozionante sing-along che coinvolge tutto il locale, creando sicuramente il momento più toccante dell’intera serata.
Il primo encore racchiude quattro pezzi, tra cui “Farewell My Hell”, tratto dall’album “Kingwood” e la bellissima “Mr. Clean”, dal loro primo disco “Same Old Tunes”. Per l’occasione la band chiede insistentemente che una ragazza salga sul palco e, dopo aver scartato la prima, ne fanno salire una seconda a cui viene chiesto di cantare proprio “Mr. Clean”. Mai mossa fu più sbagliata: forse intimidita, ma come darle torto, sbaglia sia l’attacco che la velocità del pezzo, rovinando totalmente l’inizio di un brano che la gente aspettava da ore. Impossibile imputare la colpa a lei – essere su un palco coi Millencolin davanti a centinaia di persone non è facile – ma forse Nikola poteva evitare di insistere per farla cantare in gran parte del brano. Nonostante questa pecca il pezzo scorre veloce e si nota come sia uno dei più amati dai fan, con lo stage diving che non ammette pause neanche durante “Bullion”, prima canzone del secondo encore che fa da apripista agli ultimi due pezzi, “Knowledge” e “Black Eye”, dopo i quali la band saluta e abbandona il palco tra gli applausi.

I Millencolin sono sembrati davvero in forma questa sera, nonostante i suoni fossero alquanto pessimi, infatti dopo le prime quattro o cinque canzoni si sono impastati tra di loro rendendo poco distinti i vari elementi, e forse è anche per questo che ogni tanto qualche errore si è fatto sentire. La setlist avrà sicuramente reso felici tutti i fan, perchè oltre ad aver suonato praticamente tutto l’album a cui è dedicato questo tour, hanno eseguito pezzi storici da altri grandi lavori che hanno segnato in modo indelebile il periodo skate punk. Si può dire che questo è stato un ottimo anniversario sia per la band che per noi, e non possiamo che tornare a casa soddisfatti dello spettacolo che abbiamo potuto vedere questa sera.

a cura di Mairo Cinquetti

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