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La Tosse Grassa – Tg1

2011 - Autoproduzione
electro/industrial/demenziale

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Tracklist

1. Burzum
2. Padre mostro
3. Lo vuoi nel culo
4. Gay porn
5. Sono io la fame nel mondo
6. Ho male a te
7. Esame autoptico
8. Psicofarmaco
9. TG1
10. Sei qui solo per le telecamere
11. Robuste dosi di cazzo
12. Sperma d'artista

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In principio fu lo spot Actigrip. L’avvistamento di quell’orribile creatura che rappresentava la tosse grassa fu la scintilla che fece il miracolo. Da quel momento, nei freddi e catarrosi primi mesi del 2011, Vanni Fabbri è l’incarnazione de LA TOSSE GRASSA, il suo avatar. E demanda venerazione.

Non è mia abitudine citare gli stralci dei press kit, ma qui la faccenda è diversa. Se il mio naso ancora funziona, abbiamo davanti la next big thing della musica politicamente scorretta, demenziale e non allineata. Dimenticatevi quei borghesi di Elio e le Storie Tese, dimenticatevi anche gli Skiantos: La Tosse Grassa – progetto personale di Vanni Fabbri, da considerarsi quindi una one man band –  sfida tutto e tutti con una ferocia verbale che ancora non si era vista nell’italietta nostra. Provocazione come metodo, blasfemia e volgarità (mai fine a stessa, o quasi…) usate come machete per mozzare le teste degli sprovveduti ascoltatori.

La musica impiegata per veicolare tale poetica è l’industrial e la musica elettronica, mischiate in chiave postmoderna con ogni samples possibile e immaginabile: da “Eye Of The Tiger” a Rita Pavone, dai Suffocation a Chuck Berry, dagli Agony Bag alle Bangles, tutto viene frullato senza soluzione di continuità. E fino a qui potremmo anche dire “ok, e allora?”, ma è l’impatto testuale a risultare brutale, divertente e per questo vincente: senza intellettualismi né contorsioni linguistiche per dimostrare quanto si è bravi, LTG inanella una serie di scorrettezze assolutamente sublimi: si va da “Burzum” (Everybody needs a Burzum for a pillow) a “Padre Mostro” (padre mostro che c’hai tanti peli, io ancora non ce li ho però quello che voglio lo so, ce l’ho anch’io ma piccolino, non come quello di papà, alza quella tonaca, sia fatta la tua voluttà), per passare come un caterpillar sul grande tabù dell’omosessualità con “Lo Vuoi Nel Culo” , “Gay Porn” e “Robuste Dosi Di Cazzo”. Con “Sei qui solo per le telecamere” e “Sperma d’artista” si mette alla berlina il triste mondo del music biz italico, citando Afterhours e Verdena, evidenziando come il bisogno di apparire ad ogni costo sia presente a qualsiasi livello, non solo tra gli amici di Maria.

Il rischio è quello di prestare il fianco ai detrattori che potrebbero superficialmente definire questa musica come un semplice divertissement scurrile, o diventare l’idolo di qualche adolescente in cerca di quattro risate diverse dal solito zelighismo.
Noi crediamo invece che TG1 sia una reale ventata d’aria fresca: lo ascolti e ridi amaro, ma soprattutto applaudi la  radicalità del progetto nonché la determinazione di Fabbri nel voler  veicolare il messaggio senza filtri e ipocrisie, arrivando dritto come un calcio nei coglioni. Potrà piacere o meno, ma questo gli va assolutamente riconosciuto.

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