The Zen Circus – Nati Per Subire

The Zen Circus – Nati Per Subire
2011 - La Tempesta Dischi
rock/alternative

Tracklist

    1.Nel paese che sembra una scarpa
    2.L'amorale
    3.Nati per subire
    4.Atto secondo
    5.I qualunquisti
    6.La democrazia semplicemente non funziona
    7.Il mattino ha l'oro in bocca
    8.Milanesi al mare
    9.Franco
    10.Ragazzo eroe
    11.Cattivo pagatore

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Ormai è definitivo. I Zen Circus si sono “italianizzati” al cento per cento e noi, nonostante qualche smorfietta, ne siamo contenti. Quando all’esordio questa band era un prodotto tipicamente “indie” non riusciva ad attirare l’attenzione che meritava, ora che l’attenzione ce l’hanno non se la meritano.

Nati per subire è, per ovvi motivi, un prodotto di molto inferiore ad Andate tutti affanculo, ma nonostante questo abbiamo, con il tempo, imparato a guardare questo tipo di questioni con occhi differenti e se Andate tutti affanculo era un lavoro fantastico, questo Nati per subire è un buon lavoro che ripristina alcune prerogative importanti che hanno decretato il successo del suo predecessore, e che finiscono, in parte, per mortificarlo nel confronto diretto. Che gli Zen Circus fossero un elemento di antagonismo rispetto alle generalità della nostra società civile lo si era capito anche ai tempi di Doctor seduction e ritrovare in questo lavoro dei riferimenti ancora più esplici alla sfera socio-economica di questo paese è un elemento positivo per chi, come me, trova assolutamente unico il modo di porsi dei Zen Circus verso la società ed è in brani come I qualunquistiLa democrazia semplicemente non funziona o la stessa title-track Nati per subire che si palesa tutto il loro talento lirico e la loro grande attitudine cantautoriale. Superato questo aspetto appare immediatamente evidente come, a controbilanciare la positiva prova delle parti testuali, ci sia la più che mediocre e poco felice scelta delle tematiche sonore; sembra di essere in un piccolo, piccolissimo disco indie di una factory inglese che vuole le sonorità dei Beatles ed i capelli dei Backstreet Boys, per intenderci.
Ovviamente, sono pronto a metterci una mano sul fuoco, non è sicuramente per una questione di soldi che il gruppo di Appino & Co. si è spinto fino a questo punto, perché ad usare la lente di ingrandimento brani come Atto secondo sintetizzano alla perfezione l’amarcord del precedente lavoro senza, tuttavia, ignorare l’esperienza accumulata in questo lasso di tempo. Se è per una questione di “esperienze” ci viene da pensare che il periodo da Andate tutti affanculo fino a Nati per subire deve essere stato parecchio noioso. Ma anche se, in sintesi, si può quasi parlare di una involuzione della band, approfondendo l’ascolto ci si accorge che in fin dei conti i Zen Circus tirano fuori ancora parecchi conigli saltellanti dal cilindro, come nel caso di Ragazzo eroe e della più “dark” L’amorale che è sicuramente il brano più azzeccato del disco.

I Zen Circus riescono a preparare un lavoro che ha bisogno di essere tenuto a distanza da Andate tutti affanculo affinché possa essere giudicato per quel che vale. La mia, più che una recensione è una cronaca in differita del mio approccio con questo lavoro; inizio pensando di doverlo cestinare e concludo abbastanza soddisfatto lasciandolo nei pressi dello stereo. So che ne avrò ancora bisogno.

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