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Interviste

Intervista a EMA

Tra le nostre preferite di questo 2011 che ancora non vuole smettere di regalarci sorprese, Erika M. Anderson, in arte Ema, appena passata in Italia per 4 concerti che speriamo non vi siate persi, non ha disdegnato una breve chiacchierata con noi.

L’uscita del tuo album è stata accolta molto positivamente dalla critica, ti aspettavi un simile apprezzamento?
Credo sia stupendo! Già per una questione di composizione, è abbastanza diverso da un bel po’ di roba attualmente in circolazione. Ad esempio, la maggior parte delle canzoni è registrata senza una batteria persistente e senza ritornelli ripetitivi. Poi c’è una bella dose di noise, distorsioni, feedback e dei testi davvero schietti e diretti. Per questo è fantastico che il disco sia stato così apprezzato!

Cosa ti ha fatto decidere di iniziare una carriera solista? Il progetto Gowns non ti permetteva di esprimerti pienamente o le motivazioni sono altre?
Il progetto Gowns era perfetto e tutti i membri erano molto solidali e di sostegno. Mi incoraggiavano sempre ad esprimermi al meglio, ed è forse per questo che è stato meglio per tutti cambiare direzione. Quando faccio parte di qualche progetto creativo tendo spesso ad esercitare una certa autorità e la mia visione a volte è abbastanza ampia da dominare gli altri e l’intera situazione

I Gowns sono a tutti gli effetti un progetto chiuso o hai intenzione di portarlo avanti in parallelo alla tua nuova carriera solista?
Credo che per ora il progetto sia effettivamente chiuso. Non escludo nuove collaborazioni in futuro, ma per ora per me è importante proseguire  lungo la mia strada.

Attualmente il tuo sound noisy è ciò che più ti caratterizza, hai intenzione di proseguire su questa strada o in futuro pensi di alleggerire di più la tua musica dirigendoti verso un sound più facile?
Bella domanda! Mi piacerebbe molto continuare a scrivere pezzi senza limiti creativi e senza pormi limiti. Mi piace scrivere pezzi lunghi ed epici, canzoni di 10 minuti con piano e synth, ma senza percussioni, raffiche di a cappella e voci multiple e stratificate ovunque. D’altra parte, staccarmi dalle “regole” del noise e progredire fino a dedicarsi a canzoni vere e proprie e melodie mi affranca e mi soddisfa. Mi piacciono le belle canzoni, spero di poter continuare a bilanciare le due nature in modo naturale.

Tra l’altro a proposito del tuo sound noise, la tua cover dei Nirvana è la più riuscita di tutta la compilation di SPIN: cosa c’è di tuo nella chiave di lettura che hai dato al brano?
Grazie mille! Per me “Endless Nameless” è stata la canzone più emozionante da rifare. La penso più come una piece concettuale che come una “canzone” tradizionale con parti ben definite, strofa, ritornello ecc. L’obiettivo della canzone potrebbe essere: comincia piano, alza i tuoi strumenti fino al feedback, cresci con la batteria, sii punk rock e distruggi tutto.

Vashti Bunyan ha fatto il secondo album a distanza di 35 anni al primo. Tu farai passare qualche annetto di meno? Hai già dei progetti?
Non avevo aspettative prima di pubblicare “Past Life Martyred Saints”. Ho un sacco di idee ma non so quanto tempo ci vorrà per prendere corpo e forma in un disco. Sfortunatamente, tendo ad essere molto lenta perchè cerco sempre che le cose suonino nella giusta direzione, quella che voglio io. Odio quando le cose sembrano forzate.

Sei in Italia per un tour di 4 date. Hai visitato qualche posto in particolare?
É bellissimo tornare in Italia! Nel 2007 con i Gowns ci siamo stati quasi 2 settimane e spero di poter ripetere l’esperienza. Sono un po’ dispiaciuta di non aver suonato a Firenze, ma stavolta sono stata per la prima volta a Milano. Nel 2007 ricordo di aver suonano in un fantastico centro sociale/fattoria molto fuori città e sarebbe bellissimo tornarci: ci offrirono una cena a base di ortaggi coltivati nei loro campi e olio d’oliva fatto in casa. Non la dimenticherò mai.

Sempre a proposito del nostro Paese, ti è capitato ultimamente di ascoltare musica italiana? C’è qualche progetto musicale made in Italy che ti piace in particolare?
L’ultima volta che sono stata in Italia con i Gowns abbiamo suonato con i Father Murphy ed è stato molto divertente e molto emozionante. Sarei anche curiosa di sapere se Onga della Boring Machines ha qualcosa di nuovo da farmi ascoltare. Qualche tempo fa pubblicò una doppia compilation con una versione sperimentale solo piano di Red Star. Gran cosa!

Toglici una curiosità: come si fa un’onda energetica in un videoclip?
Beh, per prima cosa devi raggiungere il castello, poi salvare la principessa….


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