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Distanti – Mamba Nero

2011 - To Lose La Track
punk/emo

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Tracklist

1.Tolleranza al dolore
2.Bologna
3.Astronomie
4.A Fine Giornata
5.Foglia di fico

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Io non so se per parlare dei Distanti e del loro ultimo lavoro “Mamba Nero” sia il caso di scomodare perfino i CCCP, come vedo fare da più parti.
Non foss’altro per la provenienza geografica, certo, un pensierino al povero Ferretti lo si potrebbe sicuramente fare, come anche per quell’apparire svogliati, irriverenti e claustrofobici, come quei ragazzi, figli di un’Emilia Paranoica vuota e nera, ma sotto sotto speranzosa, che ancora oggi, in un modo o nell’altro, fanno il verso ad una generazione che rispetto alla loro sembra essere cambiata solo in peggio.

Ma d’altronde i Distanti sono molto più della nostalgia adorabilmente ruffiana dei Gazebo Penguins o della rivisitazione nera e tagliente dei Raein, giusto per fare due nomi di una scena in cui li si vuole inserire giusto per.
Di sola nostalgia non si può campare e allora i Distanti sono ben piantati nel presente, non cercano di buttare per forza l’occhio indietro, a quando tutto andava meglio, perchè gli occhi, quelli ce li hanno strappati via quando abbiamo compiuto 20 anni.
Meno diretto e istintivo di “Enciclopedia popolare della vita quotidiana”, più rabbioso e urticante, “Mamba Nero” è un morso spietato e impietoso dove fa più male, 5 passi e poi si muore sotto una scarica di chitarre acide, bassi pesanti e voci pigre a decantare senza troppa cura per la dizione e l’intonazione una sequela impressionante di poetiche lacerazioni del quotidiano.
Qui dentro, e lì fuori, c’è poca speranza, c’è un Bukowski forlivense che sfida tutti ad arrivare fino alla fine, a scoprire quanto si può star male per davvero nel sentirsi giovani e già vecchi, con un sacco di tempo davanti e niente con cui riempirlo, se non la voglia, la poca che ci è rimasta, di cercare di non diventare quello che non vogliamo diventare, un Napoleone a capo di un’armata di parole, una coppia morta dentro molto prima che fuori e via dicendo.

“Mamba Nero”, pesante e oppressivo come lo schifo qui attorno, può sembrare una brutale carneficina che, in 15 minuti scarsi di musica nera e sofferente, vomita in grande stile un ritratto a tinte sporche di una generazione paranoica e insolvibile che altro non cerca se non una medicina amara e istintiva per capirsi un po’ meglio. Solo il tempo saprà dirci se i Distanti possono essere davvero una terapia, solo una terapia, solo una terapia, solo una terapia, solo una terapia.

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