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BUD SPENCER BLUES EXPLOSION: El Barrio – Torino, 17 novembre 2011

L’imperativo “Do it”, che dà titolo al loro ultimo lavoro in studio e ben rappresenta il modus operandi dei Bud Spencer Blues Explosion, racchiude in sé anche l’anima live del duo romanaccio: “fallo”, con immediatezza lapidaria, senza troppi fronzoli, di getto, fissando il flusso di lava creativa del lavoro in studio nelle riproduzioni dal vivo e nelle menti degli ascoltatori.

Ma anche “Dio Odia I Tristi”, acronimo non casuale, ben si sposa con l’indole fresca, propositiva e genuina dei Bud, che alla malinconia alcolica di bluesman attaccati alla bottiglia preferiscono un rassicurante sorriso e l’energia contagiosa delle blues explosion. L’intimo palco del Barrio si fa subito territorio marcato Bud, che col loro scarno impianto chitarra e batteria, salgono sullo stage sulle note dello skratch di dj Mike, intermezzo sperimentale che si fa preludio delle scazzottate blues. Si parte con la claudicante “Dio odia i tristi” che serve giusto come piazzola di sosta ai Bud per catturare il pubblico a bordo del bolide “Più del minimo”, ledzeppeliano susseguirsi di drumming forsennato e cambi di tempo. “Giocattoli” e “Rottami” portano con la mente ai Queens of the Stone age. Poi l’atmosfera si fa più rilassata. Adriano imbraccia, da seduto, un gioiellino fresco di acquisto: una meravigliosa chitarra acustica blues specchiata con cui ci delizia il pubblico arpeggiando una cover del “bluesman maledetto” Blind Willie Johnson, introdotta da squisiti fraseggi country. Si divertono e divertono, i Bud, con una naturalezza disarmante. L’indole prettamente live del duo è palesata da una naturale predisposizione alla jam, al divertirsi nel dilungare ogni canzone in un vortice di assoli a ruota libera. Si ha l’impressione che i due possano improvvisare davvero su qualunque cosa, mostrando un affiatamento totale: Cesare è una drum-machine instancabile, Adriano è un vero corazziere armato di sei corde che guarda sempre al drago Hendrix. C’è spazio anche per le canzoni “vecchie”, targate 2008 ma già classici per i fan storici dell’esibizione leggendaria del Primo Maggio. “Mi sento come se” è un vero delirio di stop and go che approda a distorsioni psichedeliche nel finale, mentre “Hey girl, hey boy”, cover dei Chemical Brothers, scatena letteralmente il pubblico palesando un impatto live decisamente maggiore rispetto alla minimale versione in studio. “Frigido” coinvolge in un crescendo di riffing, “Esci piano” infiamma nuovamente il pubblico con la sua esplosione elettrica. “Hamburger” rientra nella tracklist dell’ultimo album e nella scaletta del Barrio ed è stata recuperata addirittura dal primo ep “Happy”. Sul finire del concerto, i Bud ringraziano calorosamente il pubblico, con cui si fanno un tutt’uno e confessano bonariamente di stare davvero realizzando il sogno che avevano sin da bambini. Sono genuini, sorridenti. Prima di accennare al loro banchetto merchandising, ricordano di passare a quello di Amnesty International. Acustica perfetta, anche nei passaggi virtuosi alla chitarra, sound avvolgente e nessuna sbavatura.

Dopo “Come un mare” e “L’onda” è tempo di saluti, sulle note della malinconica “Mi addormenterò”, si conclude un grande show. Botte blues da orbi, talento e tanta energia positiva. Mancava solo la fagiolata finale alla Trinità.

a cura di Lorenzo Giannetti

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