Interviste

Intervista ad ANDREA CACCESE (Songs For The Sleepwalkers)

Oggi ci spostiamo verso le gelide terre svedesi per incontrare Andrea Caccese. Il ragazzo che tra poco conosceremo meglio ha dato via al progetto Songs For The Sleepwalkers (clicca qui per la recensione del primo disco “Our Rehearsed Spontaneous”), una raccolta di tante piccole ninna nanne che spaziano da un alternative folk-rock fino a dei  territori più elettronici e minimali.

A cura di Fabio La Donna.

Ciao Andrea, puoi presentarti e spiegarci com’è nato il progetto “Songs for the sleepwalkers”?
La butto sul semplice: Mi chiamo Andrea, e sono un napoletano di 23 residente a Västerås,Svezia. Songs For The Sleepwalkers è il moniker con cui faccio musica, e non è un vero progetto solista, quanto meno una band. Mi piace l’idea di lasciare le possiblità aperte e di lasciare che le mie idee e le mie canzoni portino l’impronta dei musicisti che vanno e vengono. Non solo si impara molto a suonare con musicisti differenti ogni volta, ma c è la possibilità di essere esposti a nuovi punti di vista.

Ormai ci conosciamo da un po’ di tempo. Sei passato da incidere un Ep molto rudimentalmente fino all’arrivo del tuo primo album. Hai anche realizzato un videoclip professionale di “Tell me how” che è finito su Mtv Generation. Cos’è cambiato dall’inizio della tua carriera musicale?
Penso che la cosa che sia cambiata di piu dall’Ep ad oggi sia la consapevolezza di quello che posso fare con i miei mezzi, e una sensazione di libertà acquisita dal fatto di essere diventato un po’ piu disinvolto e pratico in fatto di registrazione. Il primo EP è stato un modo di testare il terreno sotto i miei piedi su tutti i fronti, ed è stato vitale per capire cosa fare (o non fare).  In questo disco mi sento tutt’altro che sicuro di me stesso o “arrivato”, ma sicuramente è un passo avanti ed è un’istantanea onesta  di un momento della mia vita, come l’EP. E questa è la cosa che mi importa di più

Come è nata l’idea di realizzare un videoclip? Perché hai scelto proprio “Tell me how”?
Mi piaceva l’idea di poter promuovere il disco con un videoclip, e sono rimasto molto colpito dal lavoro di Ivan Forastiere, che ha diretto il video. I tempi per filmare il video sono stati davvero strettissimi, e a quel tempo l’unica candidata possibile era Tell me How, canzone che era 50% completa. Ivan ha avuto la pazienza di lavorare con me su una bozza (cosa molto inusuale) ed è riuscito a trasformare il videoclip in una bella esperienza visiva, molto semplice e naturale, ma allo stesso tempo sognante e surreale. A dire la verità  sono convinto che le canzoni nell’album non abbiano molto senso prese singolarmente, e so che questo è un limite nell’età di internet, ma credo che la forza dell’album sia l’evoluzione della playlist, fatta di canzoni a volte quasi interrotte che sfociano l’una nell’altra, mezze idee e improvvisazioni che si alternano a canzoni piu “studiate”. Per questo motivo non sono molto entusiasta dell’idea dei singoli, almeno per questo album in particolare, ma sono contento di aver deciso per il video!

Ci parli del processo creativo che porta la nascita delle tue canzoni? Ho apprezzato molto “Icarus falling” e “Set the world on fire”. Ci parli anche di queste due canzoni?
Il mio processo creativo è molto spontaneo. Quando mi metto in testa di scrivere una canzone, al 99% delle volte non combino niente, e le cose migliori escono quando sto strimpellando casualmente la chitarra sul divano o quando ho la testa tra le nuvole sul bus o per la strada…La melodia viene prima, e mi ispira decisamente il contenuto a livello di testi. Icarus Falling è una delle mie canzoni preferite del mio repertorio, e mi piace il fatto che quando la canzone è solo a metà della struttura tradizionale (intro-verso-rit…) il brano sfocia in un tappeto sonoro fino a dissolversi. La canzone parla di come i rapporti tra persone che sono state anche abbastanza vicine in passato possono cambiare drasticamente in un certo momento della vita, com la post-adolescenza, in cui ognuno inizia a rincorrere le proprie ambizioni e prende atto della propria situazione sotto molti aspetti. Nel mito greco, Icaro voleva volare fino al sole cosi tanto da ignorare / sfidare gli avvertimenti di non andare troppo in alto per non perdere le sue ali,  pagandone le conseguenze. In questa canzone per me rappresenta il modo ostinato con cui ci attacchiamo a certi desideri, ideali e ambizioni, molto spesso perdendo il contatto con quello che è gia sotto il nostro naso, traendo piu sensazioni di dubbio  che  di completezza facendo questo. “Set the world on Fire” è una canzone piu “primaverile” e piena di luce e speranza. Musicalmente è molto semplice e abbastanza avvolgente, grazie alla stupenda sezione di cello suonata da Nadja Ali e alle chitarre molto brillanti. La canzone descrive un sogno in cui mi trovavo sul tetto di un palazzo con la mia ragazza, e insieme osservavamo il mondo intero bruciare senza vedere la fine, ma la sensazione era bella e pacifica, perchè non importava molto del mondo in fiamme, nella nostra piccola oasi. “Just you and I” …il ritornello lo spiega meglio.

Come si sta “musicalmente” in Svezia? Quali libri, film o canzoni stai “vivendo” in questo periodo?
In Svezia c è una grande e sincera attenzione per la cultura in tutte le forme, inclusa la musica. Ho notato con piacere che i gusti musicali sono meno trendy e seguono meno le “next big things” come in paesi quali l’Inghilterra o l’Italia. C’è molto rispetto per gli artisti indipendenti e un genuino interesse per “grandi” e “piccoli”. In questi ultimi mesi ho ascoltato molto i nuovi album di Yuck, Wilco e Bon Iver che mi hanno molto colpito, ma ho anche fatto un tuffo nel passato, ascoltando quasi a ripetizione l’album “Loveless” (My Bloody Valentine) e un vecchio disco del Nat King Cole Trio. Ascolto settimanalmente davvero di tutto, dal pop punk adolescenziale alla Fall Out Boy alla musica elettronica di Alva Noto. Ogni cosa si adatta a un umore o situazione. In Rainbows (Radiohead),  Welcome The Night (The Ataris) , That Much Further West (Lucero) restano tra i miei album preferiti. Potrei andare avanti all’infinito a parlare di .
Sto leggendo,  adesso, “Brave New World” di Aldous Huxley e vedo un sacco di film. In questa settimana ho visto,  Somewhere di Sofia Coppola, The Big Lebowski (che stanamente mi mancava) e Sherlock Holmes 2…R. Downey JR. è un tipaccio!

Anche in questo disco c’è la mano di Nadja Ali? Vuoi parlarci di questa collaborazione?
Yes! Nadja ha suonato in Icarus Falling, Set The World on Fire, e Down The Line. Trovo che il cello abbia un’espressività unica, e Nadja è davvero brava e capisce al volo quello che ho in mente. Ci siamo conosciuti tramite internet quando mi sono trasferito in Svezia e avevo in mente qualcuno per suonare il cello nel disco. Eventualmente Nadja mi segue anche sul palco,ed è davvero una bella atmosfera che si crea.

Come promuoverai questo tuo nuovo disco? Hai già delle date live?
Ho pubblicato il disco in proprio, con un mio imprint, “Paper Wings Records”, con la quale mi occupo anche della promozione. Il disco uscirà il 10 gennaio principalmente su bandcamp (download gratuito o donazione) e in CD (Digipak in 250 copie), anche se sarà disponibile sul circuito major (itunes, spotify, amazon ecc…). Spero che la musica piacerà ai siti e alle riviste e, quando il disco uscirà, spero piacerà alle persone…Sto cercando di iniziare a organizzare un tour europeo per aprile / maggio…vedremo!

Intervista finita. Hai qualcos’altro da dichiarare?
Grazie per lo spazio e per le domande interessanti! Che dire…se vi capita di leggere queste righe ed hanno suscitato un po’ di interesse, ascoltate la mia musica e se vi piace, passate parola!

a cura di Fabio La Donna

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