Interviste

Intervista a L’ORSO

L’orso è un paesaggio. L’orso è quel paesaggio che attraversi in bicicletta quando dal paese ti dirigi verso la città. E’ un’idea colorata e musicata da un collettivo in continuo divenire, guidato da Mattia Barro, di Ivrea, la Piccola Città delle macchine da scrivere e da Tommaso Spinelli, di Milano, la Grande Città delle periferie centrali. Andiamo a conoscere meglio Mattia Barro…

A cura di Fabio La Donna.

Domanda di rito numero uno:  avete voglia di presentarvi e di introdurre “La provincia Ep”?
‘La provincia’ è il secondo EP de L’orso, il primo registrato con Garrincha Dischi. E’ la voglia di mettere in musica i paesaggi rurali di Ivrea, la mia città natale,e i suoi contenuti. Le somiglianze tra le province italiane sono dannatamente poche.
‘La provincia’ contiene cinque piccoli acquerelli su questo argomento.

Nel processo creativo e compositivo è cambiato qualcosa da “L’adolescente Ep”?
I cambiamenti sono stati molteplici: dalla nascita, allo sviluppo, alla creazione.
Io, personalmente, ho cambiato modo di approcciarmi alla scrittura. Inizialmente i testi nascevano da prose, ora invece crescono in simbiosi con la chitarra, alla ricerca di una maggiore musicalità. La location rimane sempre la cameretta, ma con a disposizione più strumenti in modo tale che i brani, già alla base, hanno più aria e più futuri a disposizione.
Per questo EP, dopo la mia scrittura del brano (testo+musica), ci siamo incontrati in sala prove per tutte le parti di arrangiamento. Si sono aggiunti in questo lavoro, rispetto al primo EP, anche batteria, tromba e violino.

Si è passati da considerare la pronvicia un posto desolato senza né idee né civiltà (come non poter citare Verona Beat con “Senza un gemito la provincia moriva al bar”) fino ad una completa rivalutazione di essa avvenuta dal tardo anni 90 in poi. Soprattutto nell’ultimo periodo la provincia è fonte di ispirazione di moltissimi gruppi. Come ti spieghi questo mutamento?
Credo che la questione sia fortemente legata alla sviluppo della tecnologia e della sua espansione. Negli ultimi anni la provincia è stata conquistata totalmente (o quasi) da internet e dalla sua democratizzazione. Al tempo stesso chi è cresciuto in provincia e si è spostato in città, ha scoperto che la metropoli non dà lavoro, non ha spazi. Il ritorno alla provincia è oramai una migrazione frequente dei post universitari. A loro (come a me) non resta altro che rivalutarla per poterci sopravvivere. Un’adolescenza in provincia ti forma in un certo modo, con certi lavori e certi canoni. Il ritorno ad essa, con l’educazione cittadina, te la fa rivalutare.
E’ una questione di sopravvivenza.

Ci potete parlare della bellissima copertina del vostro ultimo Ep? Cos’è per te l’autunno e cosa rappresenta la città di Ivrea?
La copertina è opera di Federica Orlati che ha illustrato ciò che rappresenta Ivrea per me: la scrittura e la provincia. La Lettera 22 è il simbolo della mia città. Ivrea è madre cara e padre severo. Borghesia e cultura media. Campi e biciclette. Una cittadina che si odia con un patriottismo estremo. Per me è Casa.

Abbiamo tutti i mezzi di comunicazione e di socialità possibili. Eppure “parlarci è diventato impossibile”. Questo genera contrasti soprattutto a livello sociale. Come ti spieghi questa contrapposizione tra disponibilità di mezzi e scarsità di possibilità?
La quantità di scelte possibili ci ha privato di alcune certezze base. L’insicurezza garantita dai social network si evidenzia nel non-fare. Le grandi rivoluzioni social non esistono, non hanno i presupposti per sussistere. Queste sono alcune spiegazioni che mi do. Poi penso che ognuno abbia una visione ben chiara del perchè siamo diventati così codardi.

Nella recensione al vostro ultimo Ep ho scritto che rispetto al lavoro precedente avete levigato quei piccoli difetti che ancora rimanevano creando un lavoro ancora più corposo, genuino e piacevole. Sarebbe ora di produrre un album completo. Non siete d’accordo?
In parte! Con Garrincha Dischi abbiamo scelto di intraprendere un altro percorso formato da una serie di EP. Credo che il formato EP, oltre ad essere più agevole e moderno, ci stia permettendo di crescere come se stessimo sfornando tanti piccoli demo (molto anni ’90!). Abbiamo libertà di sperimentare e maturare grazie all’utilizzo frequente dello studio e dell’aiuto di Matteo Romagnoli. Arriverà il momento dell’album, ma per noi il disco ha ancora un’aura sacra che, in questo periodo di democrazia musicale, è andata un po’ persa.

Avete già pronta qualche data live?
Stiamo per finire le nostre prime 12 date (in quattordici giorni) che avevamo previsto per dicembre. Avremo ancora parecchi live a gennaio, mentre a febbraio saremo fermi per impegni universitari e lavorativi. Rinizieremo poco dopo con un lungo tour a partire da aprile!

Basta, la musica ci ha rotto. Avete qualche buon libro o film da consigliare ai noi e ai nostri lettori?
La scorsa settimana ho visto ‘Paris, Je T’aime’, consigliatissimo. Per i libri, tutta la letteratura calcistica di ottimi scrittori come Pastorin o Soriano, o la poesia di Arpino e Brera.

Domanda di rito numero due: Intervista finita…avete altro da dichiarare?
I calciatori, negli anni ’80, erano più caratterizzati e caratterizzanti rispetto a questi contemporanei uomini bionici!

La provincia EP by L’orso

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