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Interviste

Intervista a UNORSOMINORE

Unòrsominòre è il progetto di Kappa (Emiliano Merlin), ex componente dei veronesi Lecrevisse gìà all’attivo con il debutto omonimo del 2009 e l’Ep “Tre canzoni per la repubblica italiana” uscito nel 2010. La Vita Agra (clicca qui per leggere la recensione) è il suo nuovo disco e prende il titolo dal romanzo , datato 1962, di Luciano Bianciardi. Un disco che non può lasciare indifferenti, così come il suo autore. Scopriamo il perchè…

A cura di Enzo Curelli.

Kappa, Unòrsominòre., Emiliano. Tre nomi: una persona o ci sono diversità?
Una, una. E’ solo che mi piace mettere in difficoltà chi deve averci a che fare. No, in realtà sono nomi legati a età diverse. Quindi direi che sono un instabile insicuro che invecchiando cerca di mascherarsi assumendo nuove identità.

La Vita Agra è un libro del 1962 di Luciano Bianciardi(non l’ho mai letto). Lo consiglieresti e perchè? Oltre al titolo, quanto c’è di quel romanzo nel tuo disco?
Certo, lo consiglio, è un libro snello, scritto in un italiano magistrale, ed è illuminante circa le origini e le ragioni del degrado della dignità dell’uomo nella società del profitto. Nel disco c’è molto del senso generale di amarezza che si trova anche nelle pagine di Bianciardi, e un paio di temi sono ripresi in maniera diretta, in particolare quello dell’auspicio alla decrescita. Per il resto però non ci sono riferimenti stretti; ho dato questo titolo al disco per il sapore che ha, per l’immaginario che suggerisce, più che per analogie con la storia di Bianciardi.

Anche se le etichette sono sempre limitative: come classificheresti il tuo disco?
Musicalmente è un disco di canzoni, con gli accordi, le parole e tutto. Pop-rock triste, con qualche deviazione sul cantautorato e su suoni più borderline, e con alcune raffinatezze sparse fra gli arrangiamenti. Concettualmente è una raccolta di miserie, quelle in cui sguazziamo da troppi anni ormai – miserie sociali, politiche, morali, emotive.

Non ti fai problemi nello sputare nomi e cognomi…Come ti poni di fronte al resto del mondo discografico italiano: chi si nasconde, chi ha paura, chi si gode il successo, chi continua a cantare di amore, chi non frega niente di dire quello che va o non va…Insomma, a quale parte del mondo musicale italiano ti senti più vicino, chi rispetti e chi no?
Non mi sento molto vicino a nessuno in particolare. I miei lumi, in Italia, sono i grandi cantautori – Fossati, Gaber, Battiato, De Andrè – o gruppi storici come gli Afterhours, ma non posso dirmi di sentirmi “vicino” a loro. Di certo non mi sento parte della sedicente scena indipendente che trovo, in massima parte, autoindulgente, autoreferenziale, noiosa. Il rispetto si concede o meno a persone che si conoscono, o di cui comunque si sa abbastanza per poter giudicare; il che per me accade con pochissimi nell’attuale panorama musicale italiano. Se faccio nomi e cognomi è perché rappresentano qualcosa. Nomino Dente non perché mi stia antipatico Peveri (che non conosco e sarà un bravissimo ragazzo) ma perché la sua persona (nel senso etimologico del termine) è diventata il simbolo di qualcosa che non apprezzo. Ma comunque ironizzare su qualcuno non significa necessariamente non rispettarlo. Carlo Pastore invece mi sta proprio sui coglioni.

Parlaci del progetto grafico dietro alla copertina. E’ molto semplice ma allo stesso tempo rimanda agli anni settanta e non è certamente un caso…
Non lo è, in effetti. E’ opera di Laura De Salvatore. Abbiamo cercato un’immagine che rimandasse subito a quegli anni, per dare immediatamente l’idea visiva di trovarsi di fronte a un disco di un certo tipo. Le ho chiesto di ispirarsi a certe copertine di dischi di Gaber, di Guccini, e abbiamo cercato di avvicinarci anche dal punto di vista dei font, dei colori, della grana delle fotografie.

In Perfetto così e in molte altre canzoni esce la figura non certo edificante dell’italiano medio dei nostri giorni. Alla vita di questo italiano medio hai dato, anche, una data di nascita e una data di morte? Magari anche di rinascita sotto spoglie migliori?
Sì, quella figura in particolare è figlia della tv commerciale, quindi direi che è nata alla fine degli anni ’70; ed è ancora in ottima salute. Rinascite all’orizzonte non ne vedo ancora; sta diventando adulta la generazione di chi con questa televisione invasiva e ributtante ci è cresciuto, quindi è difficile essere ottimisti, credo manchino ancora le basi per una possibile inversione di tendenza. La rinascita deve passare da altre vie, forse da un uso consapevole e maturo dei social network per esempio, se riusciranno a perdere la dimensione di sfogo della pentola a pressione e diventeranno strumento di informazione e condivisione di idee, concetti, movimenti.

Canti:”Ci meritiamo di meglio e di più“. Rivoluzione e rassegnazione. Cosa prevale nel disco?
Rassegnazione, senz’altro. Quell’accenno è solo un sussurro. La rivoluzione ci accontentiamo di farla solo su Facebook per ora, appunto.

Dovessi scegliere un’icona per indicare la mediocrità di questi anni e una che rappresenti la prossima rinascita, che personaggi sceglieresti?
Domanda interessante. La mediocrità di questi anni la vedi per strada, la sua icona è il tizio qualunque: distratto, superficiale, incoerente, ottuso, ignorante; l’icona siamo noi quando non vediamo (o fingiamo di non vedere, per comodità) le nostre miserie, quando difendiamo l’indifendibile nel nostro comportamento solo perché cambiare costerebbe un sacrificio, quando non ci applichiamo per pigrizia.
Sulla prossima rinascita non ci conto molto, come dicevo. Forse in qualche sparuto gruppetto di personaggi che si sottraggono alle logiche del profitto e scelgono una vita alternativa, non schiava delle logiche comuni, ma al momento si tratta più di hippie visionari che di persone con un progetto sociale o politico preciso. Forse in qualche giovane laureato (in materie scientifiche) che abbia voglia di impegnarsi nel sociale. Non so.

Perchè ci si accontenta del facile?
Perché è facile. Biologicamente siamo costruiti così. Risparmiare energie è una priorità. Ma la differenza fra noi e gli altri animali è che loro non sono in grado di fare previsioni a lungo termine, mentre noi sì. Decidere di ignorarle per la comodità del momento è la scelta più facile, ed è quella che si fa con la pancia, come gli animali. Anche la guerra si fa in questo modo. Il cervello, la ragione, la logica, l’argomentare, dovrebbero spingerci a fare scelte apparentemente meno facili, ma che sulla lunga distanza si rivelano le migliori. Il fatto che non sia così è la peggior sconfitta per il genere umano.

Musicalmente parlando: quanto è stato importante Fabio De Min ( Non voglio che Clara) in produzione e cosa dobbiamo aspettarci ad un tuo concerto, visto che l’anima elettrica è ancora presente in alcuni brani dell’album.
Fabio è stato fondamentale nella costruzione del suono del disco, contribuendo in fase di arrangiamento e di scelta dei suoni, e dando un’impronta chiara in sede di produzione – esattamente quello che speravo quando gli ho chiesto di lavorare insieme.
Il concerto tipico è effettivamente abbastanza rock, le chitarre elettriche mi piacciono sempre troppo e non esiste il clean, sempre e solo il crunch.

L’anno scorso hai voluto festeggiare i 150 anni della Repubblica d’Italia a tuo modo. Con un disco. Ad un anno di distanza, cosa puoi dirci di quel progetto, ripreso, in parte, anche su Il Mattino del 26 Luglio.
Tengo molto a quell’ep, “Tre canzoni per la Repubblica Italiana” (e ti ringrazio di averlo citato) anche se è stato ignorato o trattato con sufficienza da quasi tutti. Ora posso viverlo con più serenità perché con “La vita agra” ho completato quel discorso, usando parole mie, ma mi è dispiaciuto che in pochi abbiano capito (abbiano provato a capire) cosa volevo dire e fare con quell’uscita.
Comunque puntualizzo che con le “Tre canzoni” non ho voluto festeggiare nulla, anzi, l’intento era semmai quello di segnalare come non ci fosse proprio niente da festeggiare.

Perchè Giovanni Passannante?
La sua storia è simbolica, violenta, emotivamente forte. E’ una rappresentazione vivida dell’abominio del potere (“non esistono poteri buoni”) migliore di tante riflessioni, e ha il plusvalore di essere realmente accaduta. E’ una fra tante storie possibili, casi in cui la libertà e la dignità di una persona sono state non solo annullate ma anche brutalizzate e violentate per decenni. Consiglio di approfondirla, non la si dimentica facilmente.

Alla luce delle ultime vicende politiche(o tecniche) italiane, hai qualcosa da aggiungere rispetto a quello che hai già detto su disco? Credi che sia calato il sipario su un certo modo di fare politica?
Dici bene, forse su “un certo modo” di fare politica sì. Lo spero almeno, voglio illudermi che sia così. Però questo disco non parla (se non in piccola
parte) di un modo di fare politica, bensì di miserie ben più radicate, in politica e non solo. Il problema è che le cose che ho cantato restano in larga misura molto attuali anche ora che è cambiato qualcosa per non far cambiare niente.

Ti piace Vasco Brondi e le sue Luci della Centrale Elettrica? Ho letto alcune recensioni dove ti paragonano a lui. Io non sono d’accordo.
Mah, nemmeno io. Non lo ho ascoltato molto, e quello che ho sentito non mi ha entusiasmato. Però gli riconosco un’urgenza di dire cose che pochi hanno dimostrato di avere. Non è il mio genere di approccio ma credo abbia fatto del bene, soprattutto considerato che è stato fra i primi a parlare di certi temi con un certo linguaggio, in Italia. Poi mi sembra che le differenze siano evidenti, soprattutto dal punto di vista musicale, ma si sa, la recensione pret-a-porter è una tentazione fortissima. Quando nei dischi mettevo molte chitarre elettriche ero sempre e subito epigono di Marlene Kuntz e Verdena.


Internet e i social network sono diventati quasi di primaria importanza per le realtà musicali lontane dal grande music business. Hai mai immaginato di poterne fare senza. Un ritorno agli anni settanta…cosa cambierebbe?
Cambierebbe tutto, ma non credo che sia possibile in alcun modo invertire la tendenza. Anzi penso spesso alla rete come a un balzo evolutivo del genere umano. Condividere in tempo reale informazioni con tutto il mondo equivale a riscrivere il nostro codice genetico; prevedo un futuro remoto in cui gli uomini saranno le cellule di un’unico super-individuo. Sempre se non ci saremo estinti prima, ovviamente. Ah ma mi chiedevi della musica? Oh, bè, scaricate gente, scaricate.

Conosco il tuo grande amore per i Beatles…disco e beatle preferito? Commento sul concerto di Paul McCartney( Non mi do pace, nel cercare di capire il perchè me lo sia perso)? Suoni anche in una cover band…se non sbaglio.
Revolver e il doppio bianco, uno l’inizio di un mondo nuovo e l’altro un disco indie con trent’anni di anticipo. Amo John ma credo di amare ancor di più Paul, quello fuori di testa capace di mettere sullo stesso disco Obladì Obladà, Helter Skelter e Why don’t we do it in the road. Il suo concerto è stato quello che ci si doveva aspettare: impeccabile, divertente, commovente; cinquant’anni di storia della musica e non solo, a pochi metri di distanza. Sì, suono anche in una band-tributo ai Fab Four; è spassoso, si imparano un sacco di cose, e si tirano su due euro.

2012. I programmi di Unòrsominòre.
In effetti non ci ho ancora pensato. Davvero. Fare qualche concerto, immagino. Cambiare lavoro. Iniziare a scrivere cose nuove. Conservare bottiglie vuote.

a cura di Enzo Curelli

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=TYLNva4nkCU[/youtube]

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