Interviste

Intervista ai PICCOLI OMICIDI

Dopo essere stati tra i primi ad  aver parlato di loro e aver pubblicato in anteprima esclusiva due pezzi del loro album d’esordio “Ad Un Centimetro Dal Suolo”, abbiamo deciso di fare qualche ulteriore chiacchiera con questo promettente gruppo rock emiliano.

A cura di Fabio La Donna.

Ciao ragazzi avete voglia di presentarvi e di parlare dei Piccoli Omicidi?
I Piccoli Omicidi nascono nel 2005, quindi esistono già da qualche tempo. Il sottoscritto, insieme a Roberto Panisi e Giulio Martinelli, da sempre musicisti e soprattutto amici, abbiamo cominciato a collaborare al progetto quando abbiamo capito che avevamo qualcosa da dire. Siamo stati catapultati sul palco di Ligabue, durante il primo Giorno Dei Giorni, con una visibilità relativa, dato che sapevamo benissimo che le migliaia di persone presenti all’evento non erano lì per noi, però c’è servito per rompere il ghiaccio e avere una prima percezione su quello che stavamo facendo, se aveva un senso o meno. Dopo aver girato per tutta Italia facendo la cosiddetta gavetta, abbiamo deciso di produrre ufficialmente il nostro primo lavoro discografico, realizzato con tutta la dovuta calma che, cosa necessaria a nostro parere, per presentarsi sul mercato nella maniera migliore possibile, senza tenere in considerazione scadenze commerciali o tempistiche obbligate.

Ad un centimetro dal suolo, il vostro primo album, è prodotto da Paolo Benvegnù. Come è nata questa collaborazione? Come si è sviluppato il processo creativo che ha portato alla realizzazione di questo album?
Ad un certo punto, durante il corso dei lavori, mi sono reso conto che serviva un orecchio esterno, una persona che non fosse così coinvolta nel progetto che potesse sdoganarci da noi stessi ed avere una visione più critica del prodotto. Conobbi Paolo Benvegnù nel 2006, ad un seminario sulla musica e la scrittura, e gli proposi il mio materiale. Pensai che fosse la persona giusta, per capire il progetto e valorizzarlo. Lui stesso ha trovato molto affine il mio modo di scrivere al suo, anche se forse i nostri cuori battono a velocità diverse. Il suo apporto a tutto il lavoro ha permesso di impreziosire tutto il lavoro, senza snaturare l’essenza originale che rimane istintiva e sincera. Ovviamente è stato un vulcano di idee ed intuizioni che abbiamo assorbito, fatto nostre e sviluppate al meglio.

Nel vostro disco avete deciso di coverizzare “Vedrai, vedrai” di Luigi Tenco. Come mai questo autore con questa canzone?
Siamo molto legati al cantautorato italiano. “Vedrai vedrai” mi ha sempre colpito, per la semplicità del testo e la profondità del significato. Un binomio che non è sempre così facile da trovare e riproporre.  Per quello abbiamo creduto giusto riproporre all’interno del disco, un raro esempio di bellezza nella scrittura di casa nostra. Si tratta in effetti di una plain cover, quindi non abbiamo apportato nessuna modifica al testo originale. Abbiamo semplicemente cercato di attualizzare, a livello musicale e di arrangiamenti, parole che affrontano un tema che è sicuramente perfetto per i nostri giorni, anche se scritto più di quarant’anni fa.

“Va Giù” è una canzone molto impegnata perché anche se molti non se ne sono accorti parla della tragedia  del Vajont.  Parlateci di questa scelta…
Sicuramente può sembrare anomalo il fatto di trattare questo tipo di argomenti, non avendo, di fatto, vissuto direttamente tragedie come quella del Vajont, per citarne una, è altresì vero che siamo direttamente eredi di queste vicende storiche. Fa paura accorgersi un giorno di aver dimenticato fatti come questi, forse perché troppo distratti e assuefatti dal vivere quotidiano. Ricordo il risveglio dal torpore che mi causò lo spettacolo teatrale di Marco Paolini. Da bambino, passavo sempre per Longarone, per andare in vacanza in montagna, e la mia famiglia tutte le volte mi raccontava la storia della Diga. Il fatto di aver rimosso il ricordo per tutti questi anni mi ha colpito. Le ultime catastrofi avvenute recentemente nel nostro paese, a Genova, ad esempio, sono, forse, indirettamente figlie della storia che troppo spesso dimentichiamo.

Una canzone che ho trovato tra le più belle del disco è  “Le notti bianche”. Diteci qualcosa di più su questa canzone. Avete in mente di girarci sopra un videoclip?
Quando si lascia parlare la passione, inevitabilmente i messaggi sono più forti e bucano di più l’animo di chi ascolta. Questa canzone, in effetti, ha qualcosa di veramente spontaneo ed istintivo, cosa che ne rende credibile il senso. E’ una pura espressione di desiderio e di tutte le notti insonni consumate nella passione, in questo caso per una donna. Si tratta del secondo singolo estratto dall’album, il primo è “Il Paese degli Idioti”, e stiamo lavorando in questi giorni alla realizzazione del video. Il pezzo si presta molto ad un’espressione visiva, in effetti.

Domanda marzulliana di politica mainstream: dopo aver scritto di B. scriverete anche di M.?
E’ una bella domanda perché coglie perfettamente il senso di questo brano. In realtà è vero che messaggio  è rivolto esplicitamente ad una figura sociale e politica ben precisa, ma il senso, onestamente, è applicabile da tempo, e temo anche in futuro, a tutti gli assetti istituzionali che hanno governato il nostro paese. Storicamente l’Italia è sempre stata stuprata e deflorata, cosa resa possibile probabilmente, dal poco senso patriottico e di unità nazionale del suo popolo, complice involontario. Ci sono state figure di governo che hanno fatto questo in maniera intelligente e geniale, il fatto che qualcuno si fosse permesso di farlo alla luce del sole ed in maniera così esplicita, senza curarsi, probabilmente a ragione, della percezione dell’opinione pubblica, ha fatto scatenare quel moto di rabbia e di odio che caratterizza questa canzone in particolare.

Avete condiviso il palco con tanti artisti di buon calibro co,e Verdena, Modena City Ramblers, ecc. Come vi trovate sul palco? Avete qualche nuova data da comunicarci?
Per noi la dimensione live è molto importante. E anche le collaborazioni sul palco. Siamo nati con gli strumenti in mano e con quelli ci troviamo sempre a nostro agio. E’ vero che realizzare un lavoro discografico è importante, ma ormai oggi si può considerare alla stregua di un biglietto da visita. Il vero contatto con il pubblico avviene quando si ha la possibilità di esprimersi a pochi metri, di poter parlare guardando le persone negli occhi. Magari potrebbe sembrare un discorso un po’ retrò e scontato ma d’altronde non siamo musicisti di primo pelo. Stiamo lavorando, dopo aver concluso i concerti di quest’anno al Palaphnenomenon di Novara insieme ai nostri amici Modena City Ramblers, al tour che ci porterà in giro per l’Italia già dall’inizio del 2012. Gli eventuali aggiornamenti potranno essere seguiti sul nostro sito e sui social network più conosciuti.

Siete soddisfatti di come la critica ed il pubblico ha accolto il vostro disco?
Sinceramente sì. La stragrande maggioranza delle recensioni e dei commenti che finora abbiamo ricevuto sono delle tutto positive. Segno che i messaggi che abbiamo condiviso con questo lavoro sono stati recepiti ed espressi al meglio. Non è sicuramente un disco rivoluzionario e non ne ha neppure la pretesa, d’altronde l’ultima vero rantolo di creatività cui abbiamo assistito risale a non meno di 15 anni fa; il fatto che si sia cercato di trattare tematiche di vario tipo, in maniera del tutto onesta e sincera, probabilmente ha contribuito a far si che la gente abbia percepito l’album come una cosa genuina. E’ un segno promettente, almeno per quanto ci riguarda.

Intervista finita. Volete parlarci di qualche vostro progetto futuro?  
Grazie di tutto. E’ stato un piacere. Lavoreremo per tutto l’anno prossimo per la promozione del tour, sperando di coprire il più possibile il territorio nazionale. Dopodiché, se le aspettative ce lo permettono, cominceremo a lavorare al prossimo progetto discografico. Di cose da dire ne abbiamo ancora, e a volte, la musica, conta più di mille parole.

a cura di Fabio La Donna

Piccoli Omicidi – Le notti bianche

Piccoli Omicidi – Il paese degli idioti

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