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THE VASELINES – Spazio 211, Torino, 26 Gennaio 2012

It wasn’t all Duran Duran/You want the truth? /Well, This is it,/ I hate the ’80s ’cause the ’80s were shit…” ( verso estrapolato da I Hate 80’s, canzone contenuta nel loro secondo album Sex with an X uscito a ventuno anni di distanza dal primo Dum-Dum) racchiude benissimo la storia degli scozzesi The Vaselines, e a suo modo, è un piccolo manifesto per rivendicare un angolino di posto nella storia della musica, che giustamente spetta anche loro. La tanta, a volte ingombrante, pubblicità fatta da Nirvana e Cobain, poco è servita per farli uscire da quell’aura di culto che fino a cinque anni fa sembrava condannarli, tanto da invertire il detto: se la pubblicità è l’anima del commercio…con noi ha funzionato poco.

I Vaselines nel 2006 hanno ceduto alla reunion e Sex with an X, uscito nel 2010 è stato un segno di grande emancipazione ad effetto ritardante. Racchiusi, all’epoca, dentro al poco pregevole termine Twee pop, che con il tempo assumerà ben altro significato e prestigio. Oggi, una voce che, con un pò di immaginazione, può voler dire: “ci rimettiamo in pista perchè sappiamo viaggiare, anche, con le nostre gambe, senza aiuti e riprendiamo il discorso proprio da dove lo avevamo interrotto”.
Con i cronisti di mezzo mondo intenti nello sforzarsi di parlare dei Vaselines senza riesumare il nome di Kurt Cobain (io non ci sono riuscito- sorry-), loro, candidamente, non nascondono nulla e quando ci sono da spendere buone e sincere parole per chi diede visibilità alle loro canzoni, lo fanno senza problemi ma con estrema gratitudine.
La rinnovata voglia di musica li ha portati a rimettersi in cammino e, per la prima volta in carriera, ad intraprendere un tour che tocca quattro città italiane.
Nella settimana che passerà alla storia per l’eco minaccioso e doveroso dei forconi siciliani e l’incubo dei tir a sbarrare le strade, il clima all’interno dello Spazio 211 di Torino è quello giusto di chi vuole lasciare all’esterno problemi, nebbia e freddo, godendosi una serata fatta di curiosià e tante canzoni. Curiosità di capire cosa c’era nella seconda metà degli anni ottanta in Gran Bretagna oltre alle eterne lotte tra Duran Duran e Spandau Ballet (anche se The Cure, The Smiths, The Housemartins e i conterranei scozzesi The Proclaimers tra i tanti, basterebbero nel rispondere al quesito) e capire perchè il Grunge deve qualcosina al rock lo-fi ed indipendente di due (allora)giovanissimi scozzesi di Edimburgo.
Frances McKee e Eugene Kelly a dispetto dell’ età sono ancora quei due ragazzini dispettosi e divertiti nel punzecchiare il pubblico, tirando in ballo spesso e volentieri il sesso e riscoprendo, con le loro canzoni, quei sogni, incubi e pruriti adolescenziali presenti, ma vergognosamente nascosti, anche in età adulta.
Accompagnati da due componenti dei Belle & Sabastian, il bravo, puntuale e versatile Stevie Jackson alla chitarra e il più defilato Bobby Kildea al basso, più il preciso ma potente batterista Michael Gaughrin dei 1990s. Una band da valore aggiunto.
La scaletta parte con Oliver Twisted ed oltre ai loro piccoli grandi classici presenta tanti brani dell’ ultimo disco, segno di quanto The Vaselines credano ad un lavoro creato per essere suonato live, che sembra riprendere il discorso interrotto in quel famoso concerto, sul palco con i Nirvana, nel 1990.
La possente e noise Ruined, Poison Pen, il darkeggiante western di The Devil inside Me, il nuovo manifesto I Hate the 80’s, il singolo Sex with an X, dal vivo acquistano nuovo vigore e non sfigurano incastrate dentro alla scaletta, insieme al passato. Aspettando che qualche altro grosso nome nel mondo musicale le faccia diventare delle nuove canzoni da coverizzare.
Frances McKee sa ancora catalizzare l’attenzione e sicuramente è la più loquace tra i due. I pochi dialoghi partono sempre dalla sua bocca, pur faticando a farsi seguire. Eugene Kelly partecipa sporadicamente se non per fermare tutti e segnalare al batterista l’attacco sbagliato di Slushy: stavano per risuonare Ruined una seconda volta, consecutivamente. Risate.
Le cantilenanti filastrocche adolescenziali Molly’s Lips e Son Of a Gun e la straordinaria ballata Jesus Doesn’t Wants Me for a Sunbeam, sono naturalmente ben accolte dal pubblico e diventate di diritto i picchi emotivi dello show che prosegue tra le possenti esecuzioni di Lovecraft, l’epocale Monsterpussy e Dying for it.
Dopo un’ora tirata, gli scozzesi lasciano il palco per tornarci dopo pochi minuti e chiudere la performance. La richiesta lanciata al pubblico è la seguente: volete la versione disco o la versione punk di You think you’re a Man (cover dell’icona gay Divine)? La risposta è scontata e dal riff marziale di Stevie Jackson, che riproduce il suono che in origine era delle tastiere, l’approdo alla finale Dum-Dum è un fulmine a ciel sereno. La versione punk e tirata della titletrack del loro primo disco fa scatenare l’audience che riempie lo Spazio 211, nell’ultimo e anche unico movimento tellurico che scuote la sala, altrimenti composta da chi segue in modo molto reverenziale e ossequioso lo show.
Passano cinque minuti dall’uscita di scena e Frances è già dietro il bancone del merchandising. Lo spirito indie è ancora quello di venticinque anni fa. Sembra cambiato veramente poco nei Vaselines. Gruppo, a cui non manca la voglia di crescere, ma che semplicemente porta avanti un’attitudine ben radicata nel tempo.

Perdenti, sfortunati, infantili, approssimativi, ironici e beffardi, definiteli come più vi piace; sono tutti aggettivi che continuano ad adattarsi bene al loro pop/indie chitarristico. Un esempio(per molte giovani bands) da seguire, ora come allora.

SETLIST: Oliver Twisted / The Day I was a Horse / Monsterpussy / Sex with an X / Molly’s Lips / The Devil’s inside Me / Jesus doesn’t want Me for a Sunbeam / I Hate the 80’s / Lovecraft / No Hope / Poison Pen / Son of a Gun / Rory Rides Me Raw / Ruined / Slushy / Whitechapel / Sex Sux(Amen) / Dying For It / You think You’re a Man / Dum-Dum

a cura di Enzo Curelli

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GHIa3zr_vTQ[/youtube]

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