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Lana Del Rey – Born To Die

2012 - Interscope
pop

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Tracklist

1. Born To Die
2. Off To The Races
3. Blue Jeans
4. Video Games
5. Diet Mountain Dew
6. National Anthem
7. Dark Paradise
8. Radio
9. Carmen
10. Million Dollar Man
11. Summertime Sadness
12. This Is What Makes Us Girls
13. Without You*
14. Lolita*
15. Lucky Ones*

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Lana Del Rey, alter-ego di Lizzy Grant, una bella ragazza americana riciclatasi starlette dell’indiesfera dopo un fallimentare tentativo di approccio al mondo troppo affolato del songwriting femminile, è l’ennesimo fallimento della nostra fragile etica di cittadini virtuali.

A fine 2011 di lei non si è fatto altro che parlare un gran bene, anche a fronte di un primo singolo, “Videogames”, fulminante e splendente, un sincero e cangiante esercizio di pop emozionato ed emozionante capace di disegnarla a tratti scuri come una figura a metà tra un’ammaliante stella del noir e una frivola Lolita d’altri tempi.
É riuscita ad abbagliare tutti, danzando in punta di piedi in un portale spazio-temporale magicamente a metà strada tra due universi, quello mainstream e quello indie. É piaciuta a tutti, insomma: Lana Del Rey sembrava avercela fatta ancora prima di cominciare, candidandosi con prepotenza per conquistare grazie spropositate e riempire il vuoto lasciato da Amy Winehouse e non propriamente colmato da Adele, giusto per avventurarsi in un pericoloso parallelo tanto per.
Poi, nel 2012, il vento cambia: si scopre che Lana Del Rey si è rifatta le labbra, lei si presenta al Saturday Night Live vestita malissimo e, nervosa all’inverosimile, regala una performance che, vuoi per l’emozione, vuoi per la troppa fretta di lanciarla in orbita, in molti definiscono più che disastrosa. Esce il disco, “Born To Die”, ma ascoltarlo ormai non ha più senso, parlare bene di Lana Del Rey non è più di moda, parlarne male un sacco. Basta vedere il video del secondo singolo, “Born To Die”, per capire che l’equilibrio si è spezzato e che la bella Lana punta dritto all’universo più grande e più pop, lasciando ai cultori dell’arte e del bello indipendente il solo sconforto e la salvifica autorizzazione a criticarla per la poca onestà e autenticità. Come se il pop fosse poi una questione di autenticità.
In realtà, senza lasciarsi trascinare a fondo da questa inutile crociera di spietato marketing da un lato e superficialità di giudizio collettivo dall’altro, “Born To Die” si rivela essere un buon esordio, sia quando  assembla soluzioni più tipicamente soul (“This Is What Makes Us Girls”, “Million Dollar Noir”), sia quando sperimenta prudente con contaminazioni synth-pop (“National Anthem”, “Diet Mountain Dew”) o derive hip-hop (“Off To The Races”) sulla voce adombrata, distratta e patinata di una Del Rey educata a regola d’arte dalla produzione limpida e funzionale di Emile, Justin Parker e Robopop.:

Indignati o conquistati, indifferenti o innamorati, quel che importa è che da Lana Del Rey possiamo comunque attenderci grandi cose: un’overdose, un sex tape o una grandissima carriera.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=cE6wxDqdOV0&ob=av2n[/youtube]

 

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