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Interviste

Intervista ai LE-LI

Filastrocche, fiabe, strumenti giocattolo, vita vera e pop intelligente: i Le-Li raccontano la vita quotidiana danzando tra piacevoli atmosfere pop che hanno il sapore delle carezze ricevute nella nostra infanzia.

a cura di Fabio La Donna

Benvenuti su Impatto Sonoro, avete voglia di presentarvi e di introdurre il vostro progetto?
Elisa: il progetto è nato nel 2008, quando per scherzo e per malinconia ho buttato giù una serie di pezzi per voce e chitarra. Prima avevo sempre suonato in altri progetti e mai mi ero esposta in modo così frontale con la voce…è stata una scoperta anche per me. Li ho fatti sentire a matteo e li abbiamo registrati. Da lì è partito tutto, con concerti e nuove registrazioni. Il progetto ha subito diverse trasformazioni, con la formazione attuale abbiamo raggiunto un equilibrio che cercheremo di portare avanti. Le-li è sicuramente un progetto “pop” nel senso più libero del termine, se per pop intendiamo una musica di ampio respiro: per natura non mi piace porre dei limiti alle cose, non mi piacciono gli stereotipi e soprattutto le etichette. Mi piace pensare al pop come a quelle esperienze di ampio raggio, nelle quali confluiscono diversi generi… penso ai beatles ad esempio…

Quale è stato il processo creativo che ha portato alla nascita di “Black Album”? Come siete entrati in contatto con la Garrincha Dischi?
Elisa: Il black album è nato in modo super veloce! In realtà era già pronto nel dicembre 2010. Stefano Lorefice (scrittore e poeta di Sondrio) ci aveva chesto dei brani da allegare al suo libro in uscita. Presa la palla al balzo siamo entrati in studio e lo abbiamo registrato in poco tempo. Avevo già dei brani che erano rimasti fuori da My life on a pear tree e oltre a quelli ho raccolto le idee sparse qua e là e scritto gli altri nel giro di un mese, ad agosto….l’unico mese dell’anno in cui non lavoro..e in cui posso concentrarmi un po’ su me stessa…
Matteo: Black voleva essere una presa di coscienza delle nostre forze, dimostrarci che potevamo fare tutto noi 4 senza alcun aiuto esterno. Così e’stato…Pubblicare con garrincha dischi e’naturale. E’ la nostra etichetta, che abbiamo fondato nel 2008 per pubblicare il primo Ep di le-li. Garrincha ha sede nel mio studio di registrazione dove son stati arrangiati e registrati tutti brani mai pubblicati di le-li.

Perchè avete scelto di alternare canzoni in italiano a testi in inglese? “Paris Orly” che ruolo ha in questo disco?
Elisa: Ho sempre cantato in inglese, per pudore e per formazione culturale..son cresciuta con modelli anglosassoni. e poi pensi sempre che con l’inglese puoi tenerti aperta una piccola porta per l’estero.. Pian piano ho riscoperto l’italiano e ho cominciato ad usare anche quello. Certo il modo di scrivere cambia, l’italiano è per certi versi meno fluido e musicale dell’inglese, ma rappresenta una bella sfida. e c’è da dire che l’approccio live in italiano cambia perchè la gente tende ad ascoltare di più quello che dici. di conseguenza anche l’impegno che metto nelle parole forse è maggiore perchè sono più esposta. Il francese….è uno scherzo, un gioco. è una lingua che non padroneggio bene, ma mi piace giocarci.  Paris orly è uno dei brani rimasti fuori da my life, il testo è stato scritto da Adriano Valerio. diciamo che ai tempi di my life il francese mi prendeva bene! Oggi un po’ meno. Penso che in futuro abbandonerò il francese per un po’.
Matteo: Io posso solo aggiungere che trovo l’italiano sia  l’unico mezzo per noi che viviamo e siamo cresciuti con esso, per esprimersi e raccontarsi a fondo, con la perizia e la forma canzone merita. Ma e’solo la mia opinione.

Trovo che “The letter” e “Troppo lontano” siano talmente belle da essere due sfumature dello “stesso colore”. Ci parlate di queste due canzoni? Siete soddisfatti di quello che avete creato?
Matteo: The letter è nata nella calura estiva di agosto..in un pomeriggio di cazzeggiamenti con un amico, Silva. Continuavo a suonare il giro di accordi e la melodia, solo che qualcosa non tornava. Allora ho mollato la chitarra e ho cominciato a preparare il pranzo…per malaugurata sorte di Silva, visto che a cucinare faccio schifo! Lui nel frattempo ha cominciato a suonare il giro che stavo facendo sull’ukulele e lì si è accesa la lampadina.. Il testo è nato tempo dopo, quando mi sono trasferita per l’ennesima volta di casa. Il pezzo parla di assenza. Probablimente sentivo che stavo perdendo qualcosa per strada..
Troppo lontano è nata principalmente dalla melodia vocale, sostenuta dal contrabbasso. Volevo scrivere un pezzo sospeso, circolare, basato su due accordi e su un pedale continuo del contrabbasso…un bordone in pratica, alla maniera modale indiana. Per dare ancora di più quel senso circolare di ritorno e di sospensione ho anche usato uno strumento ad arco indiano nel ritornello, la dilruba.  All’inizio la canzone era stata pensata in inglese, poi le parole in italiano di Matteo e Stefano hanno compreso bene quel senso di mancanza che ho creato con la musica. Una mancanza assolutamente non negativa, ma pacificata…
ecco diciamo che entrambi i pezzi parlano di qualcosa che manca. ma mentre nel primo l’assenza determina dolore, nel secondo l’assenza si rivela qualcosa di necessario, che porta pace all’anima.

Come vivete la dimensione live? Sempre rimanendo in questo tema che cosa rappresenta “io sono febbraio”?
Elisa: Il live rappresenta l’incontro con le persone. adoro i concerti nei posti piccoli, dove la gente ti canta in faccia, ti applaude e ti sorride di fronte. In quelle situazioni si comunica bene e si vengono a creare delle atmosfere serene, da scampagnata.. i locali grandi sono un po’ asettici, ma probabilmente avverto ciò anche a causa della mia timidezza…
Io sono febbraio è appena nata, dal vivo la suoneremo solo prossimamente. sono curiosa di vedere anche io come andrà…
Matteo: Adoro febbraio, rappresenta quello che siamo dal vivo quando ci facciamo prendere dall’entusiasmo. Escluso il basso, che non ci sara’dal vivo, e’una fedele testimonianza della nostra anima live. Il nostro suono tondo, se vuoi un Po goffo, pestato ma senza pestare.

L’album è disponibile in tre formati: LP+cd, Libro+cd, astuccio in camera d’aria+cd. E’ sicuramente un’idea geniale e avvincente. Coma avete deciso di prendere questa scelta?
Elisa:è una decisione nata in fieri, venuta da sè. Il disco è stato scritto inizialmente per essere allegato al libro di Stefano Lorefice “Frontenotte”, solo successivamente è stata pensata l’uscita in cd. Nel frattempo durante un concerto abbiamo conosciuto i due ragazzi del collettivo co.cool che ci hanno proposto di collaborare con loro per la copertina del disco in camera d’aria. Tra l’altro è stata proprio quest’idea legata alla camera d’aria a far si che l’album si chiamasse black…(l’astuccio è tutto nero..). Ci piace molto l’idea che un album riesca a riunire diverse forme “artigianali” d’arte..la musica, la grafica, la pelle…solo per ultimo è arrivato Lp, uno sfizio che ci siamo tolti vista la mia mania feticista per i vinili…

Intervista finita. A voi l’ultima frase…
Elisa: grazie e a presto! Venite a trovarci!!
Matteo: abbiamo un trentina di date da qui a ad agosto. Tenete d’occhio la pagina facebook e fate i salti mortali per esserci. Dai dai dai

Fabio La Donna

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=5QnoNyxWzoo[/youtube]

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