Menu

Recensioni

Bologna Violenta – Utopie E Piccole Soddisfazioni

2012 - Wallace Records
grind/experimental

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Incipit
2. Vorrei Sposare Un Vecchio
3. Utopie
4. Sangue In Bocca
5. Costruirò Un Castello Per Lei
6. E’ sempre La Solita Storia, Ma Un Giorno Muori
7. Valium Tavor Serenase
8. You’re Enough
9. Lasciate Che I Potenti Vengano A Me
10. Remerda
11. Intermezzo
12. Il Convento Sodomita
13. Terrore Nel Triregno
14. Mi Fai Schifo
15. Il Bimbo
16. Lutto Della Testa
17. Piccole Soddisfazioni
18. Popolo Bue
19. Le Armi In Fondo Al Mare
20. Transexualismo
21. Finale – Con Rassegnazione

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Ormai la formula di Nicola Manzan si sta mostrando in continua e profonda trasformazione. Chi si ferma al semplice aspetto ritmico e stilistico del Grind rinuncia a un’analisi ben più interessante e produttiva.

Partiamo dai due precedenti episodi del nostro, sempre più caratterizzati da infiltrazioni cinematografiche e spunti splatter, formando  così un monumento vibrante alla carne viva diventata plastica, diventata leggenda e culto quando trasformata in pellicola.
Il nuovo passo fatto da Manzan si sposta su una complessità nuova, ben raffigurata anche dal modello di Panopticon in copertina: progetto carcerario di matrice illuminista in cui il controllo sui detenuti, sulla loro violenza era totale, e svolto da un solo secondino.
Non abbiamo di fronte un caos dada, un semplice effluvio ormonale autoerotico, ma un atto controllato, maniacale e violento, mentalmente deviato, ma usato per creare forme nuove precise.
Lo comprediamo bene nella trasformazione della cover “Valium Tavor Serenase” (vocals di Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids)  in un corpo anamorfico tra grind harcore ed elettro disco. Nella suggestiva “Il Convento Sodomita” che si pone come  una costruzione Sci-Fi Grind al limite dell’astratto e dell’harsh noise, rasentando una sublimazione musicale di un esorcismo, con i suoi inserti di cori sacri. Altro caso interessante è “Transexualismo”, con il suo iniziale incedere ‘60s romantico per poi cadere  in un epico tritacarne chitarristico.
Non mancano gli inserti vocali\cut up finti: nella brevissima “Remerda” si monta a regola d’arte una filastrocca surreale e naif, brevissima ma straniante.
Non mancano naturalmente gli intermezzi di violino e riflussi\rincorse più tipicamente hardcore-grind (presente anche la collaborazione con J.Randall, cantante degli americani Agoraphobic Nosebleed), seppur si noti una produzione, un dettaglio maggiore nelle composizioni di Manzan, molto più coinvolgenti e meno piatte espressioni di ferocità.

Un ottimo lavoro, ne vogliamo altri!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=_1o888RHMGg[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close