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BALKANICA! Boban i Marko Markovic Orkestar – Hiroshima Mon Amour, Torino. 4 febbraio 2012

Vladicin Han chiama, Torino risponde. Ad infiammare una Torino-Siberia coperta dalla neve ci pensano le trombe più sfrenate di Serbia, quelle che uccidono i nazisti e distribuiscono frenesia d’ottoni in ogni angolo del mondo: Boban e Marko Markovic sbarcano sul palco dell’Hiroshima Mon Amour intorno alla mezzanotte, pronti a dare il via alle contagiose danze balcaniche che li hanno consacrati, insieme all’amico Goran Bregovic, tra i migliori interpreti della musica etnica di origine slava. Celeberrime ormai le collaborazioni con il regista serbo Emir Kusturica (splendide le colonne sonore firmate Markovic per le pellicole “Underground” e “Arizona Dream”), innumerevoli poi i riconoscimenti ufficiali di cui la band è stata insignita (in due generazioni hanno vinto praticamente tutti i premi a cui un musicista serbo può aspirare!) ma per avere un saggio esauriente delle potenzialità di questi straordinari interpreti è davvero necessario l’approccio live.

Dal vivo l’esperienza Markovic diventa un funambolico tripudio musicale: licenza di frastuono, divertimento assicurato, sapori di tradizioni lontane respirati a pieni polmoni. Padre e figlio si fanno un tutt’uno con la loro orkestar, variegata compagine composta da ben 11 elementi, formidabili nell’amalgamare le peculiarità dei propri strumenti col virtuosismo delle trombe soliste.
A inizio concerto padre e figlio imperversano al centro dello stage, con la banda a formare una corona semicircolare attorno al fulcro Markovic; col procedere delle danze tutto si fa più festaiolo e caotico e la formazione si avvicina sempre più ai due mattatori di serata, attorniandoli in una lucente gazzarra d’ottoni. I trombettisti si alternano tra fiati e cantato, regalando performance canore di tutto rispetto oltre che “soffiate” di eccelsa caratura tecnica: si intonano canti popolari carichi di pathos (Ederlezi che evoca la festività di San Giorgio cara alla tradizione rom), scioglilingua arzigogolati e c’è anche uno pseudo-rap di Marko.
La brass band non si risparmia, incita e gasa l’odience, si diverte e diverte, pur mantenendo un asettico sorriso se si hanno in mente le performance dinamitarde di Bregovic o Shantel nei festival dell’est Europa. E’ il pubblico, quanto mai eterogeneo e colorato, a rispondere in maniera davvero dirompente (con un pogo degno degli Stooges!) alla performance muscolare della banda, cui è impossibile resistere, tanto è contagiosa la verve nelle loro note.
Chi si aspettava un’esibizione “soft” dalle cadenze unicamente etno-jazz è stato letteralmente travolto da un’ondata di melodie popolari suonate con una meticolosa perizia tecnica ma coadiuvate, almeno nello spirito, dal combat-folk più godereccio. L’energia gitana diventa uragano con i pezzi-bomba Gas Gas , Mesecina o Kalashnikov, vere hit internazionali. E’ euforia collettiva, dalle prime note fino al momento di strizzare le magliette matide di sudore, a fine concerto.

Il resto è gioia, abbracci di gruppo, caroselli e brindisi: rigorosamente whiskey & coca-cola, alla salute di quella che a pieno titolo è definita “bad ass brass band”.

a cura di Lorenzo Giannetti

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