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Interviste

Intervista agli ARSENICO

A tre anni da Esistono Distanze, la band torinese Arsenico pubblica il nuovo e attesissimo album E’ questo che siamo, un sorprendente disco rock in tutto e per tutto, rifinito ed elaborato con sincera crescita e impegno. Ne abbiamo parlato con Fabio Valente.

A cura di Fabio La Donna.

Benvenuti su Impatto Sonoro, avete voglia di presentarvi e introdurre il vostro nuovo disco?
(F.V.)Grazie a voi per l’invito su Impatto Sonoro!  Gli Arsenico, ovvero Daniele Turi, Marco Libanore, Roberto Garaffa e Fabio Valente esistono da molti anni. Siamo passati parallelamente attraverso differenti momenti artistici e personali, facendo tesoro di ogni esperienza. Siamo un gruppo di persone molto determinate, sicuramente folli per il modo in cui crediamo alla nostra musica, ma senza paradisi dorati da dover raggiungere, tantomeno paradisi fiscali visto il periodo di magra, per noi condizione permanente.
La nostra spinta artistica non si è ancora consumata per fortuna, perché siamo arrivati fin quaggiù e adesso fermarsi sarebbe un vero peccato. Siamo ancora troppo giovani con i nostri 30 anni. In Italia a quest’età si è appena adolescenti soprattutto in campo artistico. Perciò viviamo la nostra adolescenza artistica considerando il bagaglio che portiamo dal nostro passato.
La nostra musica la sentiamo proprio come un essere che ha vissuto una lunga infanzia e che adesso comincia ad avere i tratti dell’adulto. Forse cambierà ancora, può darsi che invecchierà: per ora si chiama “È questo che siamo”.

Questo nuovo disco è prodotto da La voce del gregge, una struttura che trovo molto interessante e che ho citato brevemente nella recensione. Ci spiegate meglio di cosa si tratta?
(F.V) Abbiamo sempre prodotto le nostre creazioni in un’ottica di autoproduzione, coinvolgendo conoscenti ed amici per sviluppare i nostri lavori. Quando le cose non sono andate bene in passato è stato proprio perché non ci siamo fidati di questo modus operandi, più puro e “su misura” per noi. Sulle prime La Voce del Gregge voleva essere solo un modo per dare un nome ad alcune collaborazioni che duravano da anni, tenendoci lontano dalla vetusta classificazione di “collettivo”, mantenendo forti le sinergie che si sono create sul nostro percorso.
La convinzione è stata ed è quella che la collaborazione e il confronto con altre realtà siano la ricetta giusta per creare idee artisticamente più valide, in un percorso tra le varie arti che ruotano intorno alla musica, non meno importanti. Così sono stati coinvolti Valerio ed Enrico di Filmine, Max Zarri per le foto, Gianluca Cannizzo per le grafiche, oltre ad altre persone che hanno partecipato alle riunioni per decidere l’immagine e i contenuti del disco.
Arrivati al momento di far uscire il disco ci siamo resi conto che sarebbe stato bello esistere anche come una struttura, operando anche per altri progetti. E come solo il caso sa fare, proprio nel momento di prendere questa strada abbiamo conosciuto Generoso Urciuoli, persona di esperienza capace di aiutarci a prendere la direzione.
La Voce del Gregge è un’etichetta, l’ennesima, ma anche se ce ne sono tante sentiamo che ce ne fosse il bisogno. Oltre alle produzioni più affermate, la mission dell’etichetta è di aiutare i giovani artisti a crearsi un percorso nel modo migliore e consapevole del momento storico che stiamo vivendo, senza incappare in troppe parole e promesse che quasi mai trovano riscontro nella realtà.
Gli Arsenico non corrispondono a La Voce del Gregge, non tutti i componenti del gruppo ne fanno parte. Marco ad esempio fa parte di un’altra realtà che si chiama Reset, un’altra etichetta che opera a Torino per gli artisti emergenti. Sono stati comunque un tassello fondamentale per la nascita di questa realtà.

Come si è svilupatto il processo creativo che ha portato alla nascista di È questo che siamo?  E’ cambiato qualcosa rispetto alle produzioni passate?
(F.V.) Prima di tutto c’è da dire che non è stato prodotto da Max Bellarosa come i due precedenti ed è il primo disco scritto con Marco, che è come abbiamo detto amico di vecchia data, ma suona con noi “soltanto” dal 2007. Finito il percorso di “Esistono Distanze”, sentivamo l’esigenza (lui più di tutti) di scrivere pezzi che rappresentassero la formazione attuale. Abbiamo iniziato nella nostra sala a tirare giù riff, testi, intere canzoni, ma personalmente sentivo di essere in un limbo, non c’era molto che mi convincesse. Credo che anche per gli altri è stato così. È stato un lungo periodo di provini, fino a quando abbiamo portato tutto nello studio di Marco stesso, per poter fare una preproduzione. In quel periodo ho voluto fare un confronto sui testi con un amico che vive a Roma, scrittore ed editor per una casa editrice. Non avevo mai fatto un lavoro simile, mi è servito molto a capire meglio la direzione che volevo prendere.
Non c’era ancora il disco, c’erano i pezzi ma mancava qualcosa.
Ad un certo punto, non ricordo bene quando, è scattata la scintilla che ha dato energia al tutto.
Siamo stati in studio da mattina a sera, e quando uscivamo avevamo tutti la soddisfazione stampata in faccia. La prima volta che ho sentito il disco finito mi sono chiesto: “siamo veramente noi?”. E continua a piacermi, continuo ad ascoltarlo senza imbarazzo e senza stancarmi. Direi che questa si può chiamare soddisfazione per il proprio lavoro.

Trovo che in questo nuovo disco siate molto più genuini e versatili rispetto al passato. Pare di percepire tutto il vostro percorso musicale e ritrovarvi più maturi e sicuri. Condividi questo mio pensiero?
(F.V.) Hai centrato in pieno la questione, la “scintilla” di cui parlavo prima. Questa scintilla è stata un bel vaffanculo agli schemi che seguivamo prima, alla struttura armonica che davamo ai pezzi. Sicuramente è stato un passaggio che ha a che fare con la consapevolezza di chi siamo e di cosa vogliamo dire. La consapevolezza e la sicurezza sono ingredienti della maturità di un musicista. in realtà non siamo più genuini rispetto al passato, o meglio siamo genuini come lo eravamo molti anni fa, all’epoca di Forti di Incomprensioni Instabili, senza il timore di sbagliare o l’ansia di voler raggiungere chissà quale obiettivo. Non a caso questo disco uscirà il 14 febbraio, data in cui è uscito quel disco. Perciò non c’entra San Valentino e neanche Moccia…

La canzone che più mi ha colpito è “Le mie mani”. Com’è nata? E voi a quale vostra canzone del disco (o dei vostri vecchi lavori) siete più legati? Perché?
(F.V.) Le mie mani è un testo che ho scritto pensando alla responsabilità delle persone, a quanto ogni azione del presente, anche se all’apparenza insignificante, possa modificare ed essere costruttiva o distruttiva per il futuro. Quando abbiamo scritto questa musica un po’ malinconica, che a me sembra una melodia del passato, è venuto da se che questo era il suo testo. Arrangiandola poi abbiamo aggiunto quel tamburo all’inizio, quasi una marcia per indicare il tema “decisivo” per la storia.
Penso alle cose piccole e quotidiane di come gestiamo la nostra vita, così come al rispetto del territorio e della natura che ci circonda: per esempio a come sono stati gestiti i corsi d’acqua, rinchiusi in argini del tutto inadeguati, ed a quello che succede ogni volta che piove un po’ di più (a Torino capita spesso). Oppure a situazioni più gravi come le strutture e i palazzi dell’Aquila dove furono utilizzati materiali scadenti per la costruzione, o i cantieri selvaggi in luoghi a rischio idrogeologico: purtroppo questa situazione continua, soprattutto riguardo alle famose “grandi opere”, e non avviene un processo di presa di coscienza tale da farci rendere conto che sono strutture che stanno realizzando persone della generazione di mio padre, delle quali godrà benefici o malefici la generazione dei nostri figli. Poi si può parlare anche dei costi e della corruzione che esiste dietro queste opere, ma è un altro discorso.
Personalmente non sono legato ad un pezzo in particolare, hanno tutti la loro storia da raccontare e ricordi che mi legano ad essi.

In questo 2012 come sta per voi la scena musicale torinese? Avete qualche formazione da consigliare ai nostri lettori?
(F.V.) La scena musicale torinese è molto attiva, ci sono moltissimi gruppi ed altrettanti concerti. Per averne un esempio, visto che ci siamo, consiglio di guardare il sito de La Voce del Gregge e di Reset Torino. Sicuramente li si può trovare uno spaccato della musica torinese.
A Torino c’è un’interazione molto forte tra le varie persone che suonano. Detto questo secondo me a livello musicale manca, noi compresi, qualcosa di veramente “nuovo”. Questo penso in Italia in generale, e se c’è fa fatica a farsi vedere. È la mia opinione, magari gli altri ne hanno da dire.

Il disco esce oggi, 14 febbraio, il giorno di San Valentino. E’ una coincidenza o dietro si cela qualche piano per la conquista del mondo o dei cuori?
(F.V.) Ho già risposto prima, quella data a noi porta bene: non ho mai festeggiato San Valentino in vita mia e non inizierò a farlo adesso, tantomeno con un disco.

Parliamo del videoclip di “La Rivoluzione”. Per noi è semplice e geniale, ha molte piccole cose da scovare e nel complesso dipinge alla perfezione la
situazione che stiamo vedendo. Vi è anche la partecipazione eccezionale di personaggi come Herbert Ballerina e i Bologna Violenta. Com’è nata l’idea del video? 
(F.V.) Abbiamo realizzato il primo videoclip del brano “La Rivoluzione”, con la partecipazione di amici da tutta Italia. È venuto davvero bene, siamo molto grati per tutti i video che sono arrivati. È una dimostrazione di affetto non indifferente.
Il video ha avuto un lungo periodo di incubazione. Assieme a Filmine, cercavamo come hai detto tu un’idea semplice, che potesse arrivare in poco tempo a tutti. Il pezzo si prestava per il suo significato alla partecipazione delle persone e all’espressione della loro opinione: le persone, con le loro idee, la loro energia e la voglia di cambiare le cose sono la vera rivoluzione.
Ho notato con stupore la partecipazione straordinaria di alcuni personaggi, ammetto che Herbert lo ha fatto su richiesta visto che ho fatto un lavoro con lui, ma era molto interessato e si è prestato volentieri.

In questo periodo siete stati influenzati da qualche libro, disco o film in particolare?
(F.V.) Guardo un sacco di serie televisive e sto leggendo saggi di storia noiosissimi per molti…no, direi che posso non citarli…

Intervista finita. Vuoi aggiungere qualcos’altro? Progetti futuri?
(F.V.) Cercare di stare bene è il mio progetto futuro. Grazie ancora ad Impatto Sonoro ed a presto!

a cura di Fabio La Donna

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SSNlzxSJZZ0[/youtube]

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