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LA FAME DI CAMILLA – Circolo degli Artisti, Roma, 18 febbraio 2012

Ci sono cose che non puoi evitare di notare, voci che catturano la tua attenzione, immagini che ti colpiscono e che continui a seguire con lo sguardo, per non perderle.
Ci sono cose che continuano a regalarti emozioni anche quando sono finite.
Questo è il concerto de La Fame Di Camilla.

Il compito di aprire questo concerto al Circolo degli Artisti di Roma non è facile, ma il quintetto romano indie pop dei Loren non è un gruppo da poco: la band vanta già apparizioni live importanti come l’Heineken Jammin Festival e l’Mtv Days. Con un album in lavorazione e sotto la direzione artistica di Antonio Filippelli ci presentano i loro brani, tra cui il singolo “Riflettimi”, dai toni pop fortemente influenzati dalla musica d’oltremanica.
Alle 22.30 La Fame Di Camilla sale sul palco, ringraziando tutti i presenti prima di iniziare a suonare: Lele Diana da il tempo e si parte con “La stagione dell’amore silenzioso”.
Il brano, che apre anche il nuovo disco del gruppo barese “L’attesa”, da la chiave di lettura del concerto: brani popolari con arrangiamenti rock, sound coinvolgente, soluzioni ritmiche ricercate e particolareggiate.
Il concerto si snoda tra vecchi ricordi e nuove storie da raccontare: il gruppo ripesca dall’ album precedente brani come “Globuli”, “Buio e Luce” e “Come il sole a mezzanotte”, presentando quest’ultima come una canzone scritta per loro stessi, per “pensare di essere speciali…come il sole a mezzanotte”.
E speciali questi ragazzi lo sono davvero: suonano insieme dal 2007 e hanno raggiunto traguardi importanti, contando e investendo solo su se stessi e andando avanti con determinazione riuscendo a comunicare e ad emozionare con la loro musica.
Hanno tanto ancora da dire e lo dimostrano con i brani nuovi sui quali è incentrato lo show, brani nati per essere suonati dal vivo, ed è proprio nei live, infatti, che si aprono a nuovi accorgimenti, che le sincronie tra i vari elementi della band si esprimono al meglio: la chitarra elettrica di Giovanni Colatorti e quella di Ermal Meta si fondono in un’armonia mai distonica, l’una impreziosisce l’altra, sorrette dal suono del basso di Dino Rubini e della batteria di Lele Diana.
Ci propongono “Susy e l’infinito”, primo singolo estratto dall’album, che, con la grinta che li contraddistingue nel live e la voce urlata di Ermal su “e poi va via”, acquista qualcosa in più.
Un momento toccante dello spettacolo è l’omaggio al bassista Dino Rubini con il brano “Un uomo”, che incanta il pubblico parlando di quanto sia importante e bella la paternità.
Il cantante Ermal Meta lascia la chitarra e si siede alla tastiera per “L’altra metà” con la voce vestita di cupa amarezza, e, dopo altri brani, per “Crescere” in cui non si può fare a meno di alzare gli occhi pensando che “non è un addio, è solo crescere”, e nel finale di concerto per “Astronauti”.
L’arpeggio iniziale ed è “Niente che ti assomigli” a creare un’atmosfera intima e ad accorciare le distanze tra sentire e vedere.
I brani si susseguono senza lasciare il tempo di respirare: il Circolo degli artisti torna a suonare rock, prima con “Non ti lascerò cadere mai”, brano contenuto nel cd Puglia Sound Now uscito con l’inserto XL di Repubblica e con “La mia parte più debole” poi, che ci regala uno dei momenti strumentali più intensi, inserito tra da due pause molto marcate che ne esaltano il valore. D’altra parte la band continua a dimostrare di essere formata da musicisti, e non da meri esecutori e di questo le va dato atto.
Il brano con cui ci salutano è “Solo una scia”…ed è proprio questo che ci lasciano, una scia, una parola per poterli seguire, una lacrima…
Il loro pubblico li richiama e loro rientrano sul palco.
Il primo brano è “Giuda”, incentrato sul tradimento e sull’anima venduta per trenta denari; ma loro non tradiscono e continuano con la sonorità poetica di “Astronauti” che si allontana un po’ dal mondo pop, ma anche dal rock, portandoci in una dimensione superiore, eterea, aprendosi ad un ascolto più difficile e sofisticato valorizzato dalle partiture più dense e i suoni più forti emersi soprattutto nella parte strumentale.
Il concerto si conclude con “Rivoluzione” che racconta della voglia di non arrendersi in un mondo che non ci aiuta.
La Fame Di Camilla ringrazia il pubblico ed esce; e con loro quelli che riempivano il Circolo degli Artisti.
La sala si svuota, si riversano in giardino.
Sono passati solo pochi minuti ma i quattro ragazzi pugliesi a passare dall’altro lato del palco ci mettono pochissimo: sono tra la gente, tra chi gli chiede l’autografo e chi vuol complimentarsi con loro.

La serata finisce così, con i quattro ragazzi tra il loro pubblico, tra quelli che ci sono sempre stati, quelli che c’erano due anni fa, quelli che li hanno scoperti di recente, e quelli che al Circolo degli Artisti il 18 febbraio ci sono arrivati per caso, contenti di averlo fatto.
È questa la chiusura più bella, l’affetto della gente che vede in questo gruppo qualcosa di grande, il battito di una vita che lotta, che spera, che piange, che corre e che rincorre, l’affetto di chi segue una voce che canta “una pioggia di emozioni che riflettono” tutti noi “come specchi negli anni di questo nostro Crescere”.

a cura di Azzurra Funari

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