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Burial – Kindred Ep

2012 - Hyperdub Records
dubstep

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Tracklist

1.Kindred
2.Loner
3.Ashtray Wasp

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Connessione remota da un pianeta elettronico indefinito. William Bevan aka Burial, all’inizio non voleva neppure rivelare la propria identità al pubblico: provocazione anti-mediatica o desiderio di rimanere un’ombra incappucciata nei club della periferia di Londra, alchimista in 2step senza volto che si fa profeta dei sobborghi invisibili.

L’hype è però impossibile da aggirare, le false voci messe in giro troppo grosse da ignorare. Eccolo allora il produttore “carbonaro” le cui invenzioni in SoundForge hanno fatto in breve tempo il giro del mondo fino alla consacrazione: un linguaggio evidentemente personale il suo, una piccola rivoluzione il suo Untrue (targato 2007) che investe l’universo dubstep traghettandolo verso sorpassi post.
Kindred è il frutto di una mente che viaggia verso diverse destinazioni, senza raggiungerne nessuna forse, ma interiorizzando ogni sensazione durante il tragitto. Turbe psichedeliche solo abbozzate, colate elettroniche in un paesaggio ambient dilatato, scarsamente illuminato, posticcio, meravigliosamente indefinibile. La materia seduce, la forma richiede uno sforzo intellettivo in assenza di trance da dancefloor: mezzora di trip ripartito in tre lunghe suite dubstep, non prive di cambi d’umore e variazioni cromatiche. Tutto il tempo di rivivere la genesi dell’essere umano in poco più di trenta minuti.
I palpiti dalle fondamenta terrestri della title track, rischiarata da un mantra angelico-catatonico nel finale.
Il crescendo introspettivo di Loner (Ci affacciamo per la prima volta sul mondo? Ne facciamo parte?) che culmina nell’esplosione house e nei mormorii gospel del finale. I primi passi titubanti di Ashtray Wasp, accenno di dancefloor con interferenze pianistiche ed uno xilofono nel deserto.
Ambiguo paradosso temporale tra un futuro post-apocalittico ed un passato pre-civilizzato, macchia di rumore che sporca il cemento delle industrie di Bristol, fa scalo negli Aereoporti-ambient di Brian Eno e affonda le sue radici nei detriti fossili riportati alla luce da Four Tet.

Un mood estraneo alle mode effimere, in direzione ostinata e contraria rispetto a tanto materiale in voga: così inconsciamente outsider da non voler raggiungere conferme epocali, da crogiolarsi nella nomea di ep più lungo del solito senza farsi disco compiuto pur avendone tutte le facoltà, da restare fermo là a guardare il mondo crescere.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=wC16FJTI6XM[/youtube]

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