The Fray – Scars And Stories

The Fray – Scars And Stories
2012 - Epic Records
pop/rock/alternative

Tracklist

    1.Heartbeat
    2.The Fighter
    3.Turn Me On
    4.Run for Your Life
    5.The Wind
    6.1961
    7.I Can Barely Say
    8.Munich
    9.Here We Are
    10.48 to Go
    11.Rainy Zurich
    12.Be Still

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Probabilmente molti si ricorderanno dei The Fray per il loro fortunatissimo singolo “How to Save a Life” (2006), dal loro omonimo debutto. Le caratteristiche fondamentali di quel brano, semplici strutture alternative rock, accompagnate da melodie di piano a sorreggere un ritornello di facile presa, sono anche i tratti distintivi del gruppo, che ora torna sugli scaffali col terzo album, “Scars And Stories”.

Prodotto da un certo Brendan O’Brien (Springsteen, Pearl Jam, RATM) il disco in questione è una buona raccolta di canzoni, melodiche e generalmente piacevoli, che ancora una volta mostrano il gusto compositivo del quartetto capitanato da Isaac Slade (voce e piano).
Come già accaduto in passato, la metafora narrativa che sta alla base di molti dei loro brani è l’esperienza di viaggio. In questo caso l’opener (e singolo di lancio) “Heartbeat” è stata ispirata da un viaggio in Ruanda, “Rainy Zurich” dalla città svizzera, mentre “Munich” è dedicata (forse sull’onda di Angeli e Demoni di Brown) all’acceleratore di particelle ivi presente, e alla ricerca della cosiddetta particella di Dio.
Elucubrazioni meta-testuali a parte, è indubbio che i The Fray sappiano benissimo come comporre delle buone canzoni pop rock, che, come vuole la tradizione del genere, si sviluppano attorno a ritornelli cantabili e immediatamente memorizzabili.
L’atmosfera generale di “Scars And Stories” è sempre malinconica, anche nei momenti più dinamici e ritmati (“The Fighter”, “Run For Your Life”) e vi spicca un certo gusto per la ballad metropolitana (“I Can Barely Say”, “Be Still”), che pare essere il vero fil rouge della loro espressività.
Il grosso limite di questa proposta, di certo troppo leggera per i true rockers, sta nella sua eccessiva monotematicità, che se da un lato è in grado di offrire un costante livello qualitativo, d’altro canto non lascia spazio per alcuna sorpresa di sorta.

The Fray ci offrono in sostanza un viaggio placido e senza scossoni, nel quale le storie che vi avvengono non portano i segni di alcuna cicatrice, parafrasando e smentendo il titolo.

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