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IOSONOUNCANE – Yourban MusicLab, Thiene (VI), 10 marzo 2012

Un locale dell’ARCI, semivuoto. Sei preso tardi, tardissimo. La pizza ancora da digerire.
“Bevi qualcosa? Una birra dai…”
Sei qui per un motivo: Iosonouncane. Lo adori, senza mezze misure. Pensi sia tra le cose migliori che la musica italiana ha generato in questi ultimi anni. L’hai consumato quel disco, lo conosci praticamente a memoria. Ora hai l’occasione di vederlo sul palco e sei parecchio curioso.
Non si fa attendere Jacopo Incani. Arriva sul palco accompagnato da una felpa dell’Algida che ancora ti chiedi dove diavolo l’abbia trovata. Si arrotola le maniche della camicia e parla col gente che ha davanti. La poca gente. Un infelice appunto sulle sue coniugazioni verbali lo prende un po’ male. Poco male, non importa. Parte e va Jacopo, anzi Iosonouncane. Smanetta, campiona e urla nei microfoni. Tutto lì, tutto in presa diretta. Quello che volevi, quello che ti aspettavi e forse un po’ di più. Si certo, sei di parte. Canticchi le canzoni che lui ri-arrangia, ri-forma, ri-vomita sul palco. Sembra lasciarci un pezzo di se’ ogni volta che grida nei microfoni, ad occhi chiusi e via di chitarra. Perché è un cantautore, o almeno così dicono di lui. Poco importa, poco importa se blocca una canzone a metà infastidito da chi parla sopra al pezzo lento. Se ha digerito male l’appunto verbale, se conta la poca gente nel locale. Poco importa, perché quello che deve fare lo fa. Lo fa bene e le giornate storte capitano a tutti. Chiude con Il corpo del reato.  Mitica, voce e chitarra. Applausi e saluti.
Ne è valsa comunque la pena. Chi c’era con me pensa lo stesso. L’ultima birra prima di andare e ti viene da pensare dove cazzo è la gente quando in giro c’è qualcosa che merita?
“…lascia perdere, li hanno ricoverati tutti. Coma etilico”

a cura di Fabio Reato

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