Napalm Death – Utilitarian

Napalm Death – Utilitarian
2012 - Century Media Records
grindcore/death/metal

Tracklist

    1. Circumspect
    2. Errors in the Signals
    3. Everyday Pox
    4. Protection Racket
    5. The Wolf I Feed
    6. Quarantined
    7. Fall on Their Swords
    8. Collision Course
    9. Orders of Magnitude
    10. Think Tank Trials
    11. Blank Look About Face
    12. Leper Colony
    13. Nom de Guerre
    14. Analysis Paralysis
    15. Opposites Repellent
    16. A Gag Reflex

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Napalm Death e grindcore sono uno di quei binomi metallici che non deludono mai le aspettative. I padrini britannici del genere, autori di autentiche pietre miliari, come “Scum” (1987), “From Enslavement To Obliteration” (1988) e “Harmony Corruption” (1990), non hanno mai mollato la presa, proponendo, da 25 anni a questa parte, lavori sinceri e potenti, classici nell’accezione più positiva del termine, ma soprattutto sempre calati nell’attualità e nella contemporaneità. Lungi dall’essere una band meramente politica, il fulcro dell’attenzione dei Napalm è sempre stata la società, nel suo complesso tradursi in rapporti umani, economici, culturali.

Non sorprende dunque il trend concettuale percorso negli ultimi anni, con “The Code Is Red… Long Live the Code” (2005), riguardo l’orwelliano controllo delle masse, “Smear Campaign” (2006), incentrato sulla religione e “Time Waits for No Slave” (2009), relativo ai concetti di tempo e destino, applicati alla vita umana.
“Utilitarian”, com’è facile immaginare, è incentrato sulle teorie filosofiche utilitariste (Bentham, Mill, Sidgwick), e la loro traduzione a livello etico-sociale. Un tale contesto tematico evoca quasi per forza un contatto diretto coi fasti contestatori degli esordi thatcheriani , e non è infatti un caso che la bella copertina del disco abbia uno stile davvero molto vicino a quelle dei primissimi album.
Venendo ora a livello prettamente musicale, il nuovo album del combo di Birmingham è un ulteriore concentrato di riferimenti al death divenuti ormai classici, e piccole ma interessanti novità stilistiche, come alcuni richiami al thrash e certe aperture melodiche.
La furiosa chitarra di Mitch Harris si rende protagonista di riff da vera e propria antologia del metal estremo, aprendo un ventaglio di suggestioni che va dal punk-hardcore al brutal-death.
Orfani del grande Jesse Pintado (R.I.P. 2006), i Napalm degli ultimi anni sono riusciti ciò nonostante a dimostrare una tenuta sonora impressionante, facendo leva su un comparto ritmico da sempre tra i migliori in circolazione (la coppia Herrera – Embury), e su un singer indistruttibile come Barney Greenway, depositario del verbo grind dotato di una vocalità al vetriolo che vanta infiniti tentativi di emulazione.
Le 16 tracce presenti possiedono le caratteristiche per accontentare anche i fan più esigenti del gruppo, mostrando i necessari prodromi dell’innovazione grind (“Think Tank Trials”, “Nom De Guerre”, “Opposites Repellent”), ma anche tanto groove moderno (“The Wolf I Feed”, “Orders Of Magnitudo”, “Leper Colony”). Riusciti esperimenti come la trasversale melodia strumentale dell’opener “Circumspect”, oppure la zorniana “Everyday Pox” arricchiscono ancor di più un bouquet sonoro quanto mai completo e soddisfacente.

Con “Utilitarian” la band stabilisce ancora una volta le misure e le distanze che li separano dal resto della scena. Un album incredibilmente fresco e spontaneo, dotato di un palpabile e contagioso entusiasmo metallico. Ancora una volta i Napalm Death si confermano Leaders Not Followers, per citare i loro due Ep di cover underground. Una certezza.

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