Il Collezionista Di Ossa

Il Collezionista Di Ossa #5: Foresta Di Ferro \ Novy Svet, Haus Arafna, Colloquio, Acid Mothers Temple & The Melting Paraiso U.F.O.

Camminando nei meandri oscuri dei magazzini di Impatto Sonoro ci siamo imbattuti in molti cadaveri, interessanti resti umani che il tempo ha dimenticato e che abbiamo deciso di riportare alla luce per non lasciare alla polvere tutte queste avvincenti storie. Afflitti dalle nostre turbe ci sentiamo un misto tra The Bone Collector e Karl Denke. Presentarvi direttamente il corpo non sarebbe abbastanza frizzante, pertanto ci siamo imposti che ogni numero di questa rubrica sarà composta da tanti piccole falangi tagliate che vi doneremo come pillole. Starà a voi seguire le tracce al suon di musica e arrivare goduriosamente al corpo del  reato.
“Mini-recensioni” di dischi finiti nel dimenticatoio, ristampe di glorie del passato, bootleg, archivi musicali e nuove uscite in formato musicassetta.
Dalla minimal wave all’industrial, passando per gruppi underground est europei, giapponesi e catacombe innominabili.

Foresta Di Ferro \ Novy Svet – Bulli e Pupe (Hau Ruck, 2002)
Bulli E Pupe è l’unico split disponibile sul mercato tra Foresta Di Ferro e Novy Svet. I primi sono un “super gruppo” formato da Marco Deplano, Richard Leviathan e John Murphy. Nella scena industriale sono stati un dei pochi progetti degli anni zero con una partenza tra le più esplosive di sempre, ma ahimè il tutto è durato giusto qualche anno. Morte ingiusta proprio come capitò anni dopo ai Thorn Agram. I Novy Svet, invece, sono un gruppo Viennese con all’attivo un’infinità di lavori e collaborazioni più o meno importanti. Principalmente devoti ad un sound molto folk e ruvido, non disdegnano tuttavia sperimentazioni sopra le righe. Questo album è racchiuso in due 7″ disponibili in blu o rosa porporato. Sembra di sentire un concept uscito dalla penna di Celine tra Bagatelle Per Un Massacro e Morte A Credito, tutto condito da un “piano bar\blues rock” con alto tasso alcolico. La voce sempre rauca e disperata, riesce ad abbinarsi in modo più che egregio con la base, tanto da portare alla luce piccole ballate da udire sperduti in qualche bar a sud di nessun nord.

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Haus Arafna – Blut (Galakthorrö, 1998)
Nati tra i primi anni 90, gli Haus Arafna sono gruppo tedesco devoto ad un noise ostruzionistico e violento che viene spesso miscelato a basi industriali\elettroniche più dolci e “raffinate”. Un gioco continuo e vorticoso che vede voce\base cambiare continuamente fino a far quasi perdere di senso la struttura musicale del disco. Nella loro lunga carriera, spesso e volentieri, penderanno verso l’una o l’altra direzione, si perderanno e si ritroveranno. Tra propaganda, declami e cantilene, il gusto di shoccare e creare contrasto. Tra i primi lavori, ristampati in seguito più volte, vi è una cassetta del 1995 che si chiama Blut, una trilogia del sangue che divide il lavoro in 3 periodi: Life, Selection, Death. Un lungo delirio che inizia con una certe calma e finisce dinnanzi ad un precipizio. Haus Arafna, il giusto gruppo per farsi massacrare le orecchie in una giornata come tante altre.

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Colloquio – Va Tutto Bene (Eibon Records, 2001)
Sotto questo nome si cela Gianni Pedretti, creatore del progetto new wave attivo in Italia fin dai primi anni 90. Il nome deriva da un brano dei milanesi Le Masque di cui avevamo già parlato nel precedente numero de “Il Collezionista Di Ossa”. Di tutti gli otto album creati nel corso di questa decade, quello che vi voglio consigliare come punto di partenza e di arrivo è sicuramente Va Tutto Bene, uscito all’inizio degli anni zero. Dieci piccoli ritratti di un uomo di mezz’età che stringe i pugni seduto ad una tavolo. Attorno a lui, la polvere, il blu, gli anni 80 e 90, le sonorità dilatate e oniriche e una voce che scandisce ogni secondo che passa. Sono convintissimo che Va Tutto Bene sia uno degli album più interessanti ma allo stesso tempo più dimenticati della musica new wave del nuovo millennio. E’ ora di rimediare.

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Acid Mothers Temple & The Melting Paraiso U.F.O. – Pataphysical Freak Out MU!! (Psf, 1999)
1999 fuga da Tokyo, il rock, Millenium bug, Kubrick, chitarre psichedeliche, Columbine, i trip con LSD, Pataphisical Freak Out MU!! Tutto questo e molto altro è il 1999 degli Acid Mother Temple che daranno vita tra le loro mille attività a questo piccolo grande album, che li consacrerà come band di culto. Dentro il culto, le atmosfere psichedeliche, la voglia di mutare continuamente forma, la pazzia di un collettivo guidato da Kawabata Makoto, il pop d’annata, un blues instabile e una massiccia dose di pazzia e ironia. Nasce da questo torbido mix l’album Pataphisical Freak Out MU!! che ruota attorno a tredici canzoni che fanno da trampolino di partenza alla carriera del gruppo. L’album è un punto di partenza e come tale, deve essere valutato. Ripeterlo è fondamentale per la valutazione all’interno della discografia. In tavola ci sono tanti elementi ma spesso non vengono miscelati in modo giusto per paura di sbagliare. In altre occasioni gli Acid Mother Temple vanno già oltre, facendo presagire il loro futuro musicale. Pur essendoci molte sonorità “instabili”, il tutto rimane molto orecchiabile e interessante tanto da poter essere un punto di partenza per iniziare a conoscere questo progetto non-sense che più di una volta è venuto a suonare anche in Italia. Il resto è avvolto dal mistero e solo voi potete scoprirlo…

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