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Recensioni

Anathema – Weather Systems

2012 - Kscope Music
alternative/prog/rock

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Tracklist

1. Untouchable, Part 1
2. Untouchable, Part 2
3. The Gathering Of The Clouds
4. Lightning Song
5. Sunlight
6. The Storm Before The Calm
7. The Beginning And The End
8. The Lost Child
9. Internal Landscapes

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“Weather Systems” è contemporaneamente il disco che non ti aspetti e l’album più ovvio che ci possa essere, nella discografia degli Anathema. Il gruppo di Liverpool ha infatti sempre abituato la sua audience a rivolgimenti stilistici piuttosto radicali, passando dal doom delle origini a un personale gothic-rock, per affermarsi successivamente lungo una traiettoria alternative vicina anche a certo prog (complice anche la recente collaborazione con un certo Steven Wilson).

Di pietre miliari, in questo cammino iniziato nel 1990, ve ne sono molte, a seconda delle legittime preferenze personali, ma anche dell’oggettiva qualità della proposta. In questo senso è impossibile non citare la grandeur doom di “The Silent Enigma” (1995), le libere sperimentazioni dark di “Alternative 4” (1998) e il rock di classe di “Judgement” (1999). Dopo un silenzio discografico durato sette anni, fra “A Natural Disaster” (2003) e “We Are Here Because We Are Here” (2010), gli Anathema si ripresentano sugli scaffali, confermando un momento di grande creatività e prolificità.
Di più, rispetto alla relativa medietas evocata dal disco precedente, “Weather Systems” palesa da subito le sue intenzioni radicali, dedicate a smuovere sensazioni che provengono dal profondo dell’ascoltatore. Tali considerazioni, supportate da dichiarazioni dello stesso Danny Cavanagh, delineano un album dal forte impatto emotivo, a fronte del quale è impossibile restare indifferenti.
La partenza è affidata alle due parti di “Untouchable”, ed è subito capolavoro, grazie a un songwriting intenso e ricco di sfumature, che, facendo leva su semplici arpeggi acustici e melodie di piano, raggiunge vertici drammatici e soglie catartiche davvero notevoli. Ottimo il lavoro vocale di Vincent e di Lee Douglas, che si alternano fra i brani e le strofe, qualificando con accenti diversi ma complementari un comparto armonico che in questo disco vede anche la grande presenza degli archi.
La successiva “The Gathering Of The Clouds” funge invece da tesa e nervosa intro alla delicata “Lightning Song”, brano sognante, in un certo modo simile a “Dreaming Light” (sul disco precedente). Dopo “Sunlight”, quasi la controparte maschile della canzone precedente, in un dinamismo yin/yang che caratterizza in buona sostanza tutto il disco, è la volta di “The Storm Before The Calm”.
Nei suoi oltre 9 minuti trova spazio una lunga sezione elettronica, che ricorda un po’ i Devo e Peter Gabriel, e una coda più tipicamente rock, che nel finale si fa più intima e calma, come per altro suggerisce lo stesso titolo. Un brano alquanto atipico e per certi versi interlocutorio, probabilmente posto a metà tracklist per segnare una cesura interna, una successione tematico-narrativa, più che ritmica e atmosferica, come suggerisce “The Beginning And The End”, di certo un altro dei brani capolavoro contenuti in questo disco, grazie all’ormai collaudato sistema di costruzione e rilascio della tensione (un po’ alla Sigur Rós), attraverso un modus componendi che procede per accrezione.
La penultima “The Lost Child” mischia un po’ le carte, proponendo nell’insieme un contesto soffuso, quasi ambient, e decise saturazioni strumentali, che la conclusiva “Internal Landscapes” prende in carico con un inizio spoken-word echeggiante atmosfere floydiane, una delle maggiori influenze degli Anathema, sin dai tempi della cover di Roy Harper “Hope”, su “Eternity”, dalla simile struttura.
Il doveroso track-by-track non rende di per se giustizia a un lavoro davvero intenso e denso di suggestioni e particolari, ottimamente prodotto e masterizzato dal vincitore di cinque grammy Christer-André Cederberg (Animal Alpha, In the Woods…, Drawn).

“Weather Systems” è il tipico disco che cresce, al passare degli ascolti, rivelando progressivamente le proprie caratteristiche più profonde, ma è altresì un viaggio senza soluzione di continuità nell’intimità e nell’interiorità di cinque artisti, uniti, oltre che da vincoli famigliari, da una profonda affinità elettiva e artistica, nella quale e per la quale ognuno regala alla band un pezzo di se stesso, per essere immortalato in questi brani, semplici e complessi, immediati e articolati. Un gioco di opposti che si attraggono. Sistemi climatici interiori.

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