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Tres – Tres

2012 - Inconsapevole Records
rock/alternative/blues

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Tracklist

1. Tres Ninos
2. Money low, octane high
3. Cool ain't cold
4. Hoodloom's curfew time
5. 20th century breakdown
6. 504th stone into the sea
7. Gimme Tres!
8. Bound to Houma
9. Autobalena
10. Hey Joe
11. Hoodloom's curfew time (reprise)

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Fate una cosa stasera: divertitevi. E tenete presente che, parafrasando un attuale cantautore nostrano, il divertimento è anche fatto di niente. Una birra, un po’ di tabacco, le cuffie e un disco, per l’appunto, divertente. Questo omonimo dei Tres lo è. Per uno come me, che di questi tempi apprezza altri generi, si tratta di un bel tuffo nel passato ricco di carnazza di bufalo arrosto che mi fa immediatamente pensare a due barbe dorate imbevute di birra e sangue cotto. Credo siate arrivati a capire che sto parlando delle gloriose barbe degli ZZ Top. Nel suono e nella ricerca dei Tres c’è molto di loro (da Tejas a ritroso) ma non solo.

In formazione tipica di blues rockers dal sornione piglio southern con basso, batteria e chitarra, i nostri propongono undici tracce strumentali che sanno di deserto, motel, rettili, vacche e mescalina concedendosi pochi virtuosismi, nel senso più stretto del termine, ma giocando molto con la nostra capacità di figurare scenari che in realtà non stiamo vedendo. E così, pur essendo in casa mia, fino ad ora sono già riuscito a proiettarmi davanti ad un terrazzino di una casa di legno dove un cowboy suona un banjo seduto e con gli speroni poggiati sulla ringhiera, un tramonto con il cielo arancio e il sole rosso che scende tra le rocce in controluce, una birreria fumosa piena di camicie a quadrettoni di flanella, corna di bue, qualche tetta fuori misura e tante pance gonfie d’alcol.
Oltre alla doppia z, quindi, il mondo di riferimento è un po’ quello dei Golden Earring e dei Ram Jam, se guardiamo al passato, o delle due Blues Explosion se soffermiamo lo sguardo sul presente. La differenza è che, più che la struttura del disco compiuta (per quanto questa lo sia), dentro l’omonimo dei Tres si sente una gran voglia di divertirsi suonando insieme, impollinando suoni ed esperienze. E così tutte le tracce sono unite nel nome del blues e in una visione d’insieme a volte bucolica (nel senso texano del termine), a volte meno romantica e più festaiola o, in un certo senso, solitaria e desertica. L’album si muove bene nella gimkana che porta a farci sentire ritmi sempre diversi (e la base ritmica è il miglior pregio, tecnicamente, di questo album) ma anche influenze eterogenee: a volte si fa un passo in là, sconfinando nei limitrofi territori funky, alle volte se ne fanno due, quando si iniziano a sentire riverberi chitarristici che aggiungono quella goccia d’acido lisergico al tutto che non guasta mai, rendendo il lavoro attuale. Tres, ad ogni modo, è un album che non si scompone mai e non arriva agli eccessi: se ne apprezza la bontà e la qualità del gruppo e al contempo gli si può chiedere qualcosa in più.Dal mio personale punto di vista, in alcuni brani comunque ben connotati, ci avrei sentito bene una spinta funky o psichedelica un po’ più decisa e profonda ma va bene così.

D’altronde stiamo parlando di un gruppo di amici (Simone e Roberto Luti, basso e chitarra, e Rolando Cappanera, figlio d’arte alla batteria) che suona insieme da quando i componenti avevano tra i 12 e i 14 anni e la band si chiamava First Experience, e che, dopo esperienze separate tra Strana Officina, Cappanera e progetti oltreoceano, si sono ritrovati da poco e ci hanno ripreso gusto.
Ma tanto, tanto gusto. Sicuramente sono da vedere dal vivo, probabilmente la loro dimensione ideale. Vedremo, lo spero.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=IFuQL-_CRyw[/youtube]

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