Romanzo Di Una Strage, di Marco Tullio Giordana

Romanzo Di Una Strage, di Marco Tullio Giordana

Scheda

Titolo Originale: id.
Nazione: Italia, Francia - 2012
Regia: Marco Tullio Giordana
sceneggiatura: Marco Tullio Giordana, Stefano Rulli e Sandro Petraglia
Soggetto: Liberamente tratto dal romanzo: “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli
Genere: Drammatico
Produzione: Cattleya e Rai Cinema
Distribuzione: 01 distriubution
Durata: 129 minuti
Interpreti: Pierfrnacesco Favino, Giorgio Tirabassi, Valerio Mastandrea, Laura Chiatti, Francesco Salvi, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio
Sito Internet: -
Nelle sale dal: 30 marzo 2012
Voto: 8

A Milano, venerdì 12 dicembre del 1969 alle ore 16.37, a poche centinaia di metri da Piazza del Duomo, nella vicina Piazza Fontana, un ordigno esplode distruggendo la Banca nazionale dell’Agricoltura, affollata da persone dedite alle ultime operazioni bancarie in previsione delle feste imminenti. Luigi Calabresi commissario della questura di Milano, destinato all’indagine, batte immediatamente la pista anarchica che lo porterà al circolo ponte della Ghisolfa gestito dal ferroviere Giuseppe Pinelli….

La strage di Piazza Fontana rivista ricollocando ogni tassello al proprio posto a iniziare dalla progettazione della strage per concludersi con l’omicidio calabresi il tutto intervallandolo con il suicidio – omicidio di Giuseppe Pinelli. La pellicola, uscita a fine marzo, è liberamente ispirata dal romanzo di Paolo Cucchiarelli cui Giordana aggiunge una prova di documentazione durata per ben otto anni. Assieme a lui ancora una volta i fidati Petraglia e Rulli con i quali il regista originario di Milano ha firmato nel 2003: “La Meglio Gioventù” ricavando però questa volta una ricostruzione storicamente perfetta della fine dei ’60, ricostruzione permessa anche da un gruppo di attori, fra i migliori presenti sul panorama nazionale, capaci di dare una marcia in più a una pellicola che fa rimanere incollati alla poltrona, grazie anche alle doti trasformistiche di tutti i presenti, su tutti l’anarchico Pinelli interpretato da un Favino che si è completamente dimenticato del suo spiccato accento Romano, divenendo un proletario Milanese, e Fabrizio Gifuni nel non facile ruolo di Aldo Moro cui dona la medesima compassata lentezza e un accento pugliese appena accennato. Un’opera coraggiosa che ricostruisce, ma senza giudicare, che permette di riscoprire, ma senza aggiungere intrecci inspiegabili. Un’opera che per quanto osteggiata dai parenti delle vittime, non per ultimo il giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi calabresi, che riesce a riportare a galla una delle prime pagine difficili della nostra penisola.

a cura di Ciro Andreotti

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A Milano, venerdì 12 dicembre del 1969 alle ore 16.37, a poche centinaia di metri da Piazza del Duomo, nella vicina Piazza Fontana, un ordigno esplode distruggendo la Banca nazionale dell’Agricoltura, affollata da persone dedite alle ultime operazioni bancarie in previsione delle feste imminenti. Luigi Calabresi commissario della questura di Milano, destinato all’indagine, batte immediatamente la pista anarchica che lo porterà al circolo ponte della Ghisolfa gestito dal ferroviere Giuseppe Pinelli….

La strage di Piazza Fontana rivista ricollocando ogni tassello al proprio posto a iniziare dalla progettazione della strage per concludersi con l’omicidio calabresi il tutto intervallandolo con il suicidio – omicidio di Giuseppe Pinelli. La pellicola, uscita a fine marzo, è liberamente ispirata dal romanzo di Paolo Cucchiarelli cui Giordana aggiunge una prova di documentazione durata per ben otto anni. Assieme a lui ancora una volta i fidati Petraglia e Rulli con i quali il regista originario di Milano ha firmato nel 2003: “La Meglio Gioventù” ricavando però questa volta una ricostruzione storicamente perfetta della fine dei ’60, ricostruzione permessa anche da un gruppo di attori, fra i migliori presenti sul panorama nazionale, capaci di dare una marcia in più a una pellicola che fa rimanere incollati alla poltrona, grazie anche alle doti trasformistiche di tutti i presenti, su tutti l’anarchico Pinelli interpretato da un Favino che si è completamente dimenticato del suo spiccato accento Romano, divenendo un proletario Milanese, e Fabrizio Gifuni nel non facile ruolo di Aldo Moro cui dona la medesima compassata lentezza e un accento pugliese appena accennato. Un’opera coraggiosa che ricostruisce, ma senza giudicare, che permette di riscoprire, ma senza aggiungere intrecci inspiegabili. Un’opera che per quanto osteggiata dai parenti delle vittime, non per ultimo il giornalista Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi calabresi, che riesce a riportare a galla una delle prime pagine difficili della nostra penisola.

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