Ivy Garden Of The Desert – Blood Is Love

Ivy Garden Of The Desert – Blood Is Love
2012 - Nasoni Records
stoner/heavy psych

Tracklist

    1. Viscera
    2. A Golden Rod For This Virgin
    3. Weasel In Poultry Pen
    4. Ghost Station
    5. 1991
    6. Glicine

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Tornano gli Ivy Garden Of The Desert ad appena un anno di distanza dal precedente Docile, sempre recensito da queste parti.

Blood Is Love rappresenta il secondo capitolo di una trilogia iniziata appunto con la pubblicazione del precedente EP; se in Docile le atmosfere erano prevalentemente acustiche, qua la storia cambia. Avevamo profetizzato un secondo lavoro caratterizzato da sonorità più massicce, e ci abbiamo preso in pieno. Blood Is Love vuole rappresentare sentimenti che hanno a che fare con la rabbia e la violenza, ed il tappeto sonoro creato dai tre è perfettamente funzionale a ciò. Registrato all’Outside Inside Studio di Mojomatt Bordin, il disco si apre con il riff da desert rock motorizzato di Viscera e prosegue con le trame contorte screziate di grunge di A Golden Rod For This Virgin. In questi due brani c’è tutta la poetica e l’operato degli IGOTD; il sound è aggressivo e d’impatto, ma la struttura delle canzoni si dilata spesso e volentieri, aprendo il sentiero per lunghe parti strumentali (caratteristica che il gruppo aveva esplicitato anche nel precedente lavoro). Ciò che cambia è che non si procede più per accumuli e stratificazioni, non c’è più  quella reiterazione progressiva e circolare di riff che aveva contraddistinto le precedenti produzioni; qui si procede per strappi, per repentini cambi di ritmo che comunque non pregiudicano l’organicità delle composizioni. Anche quando le cadenze paiono rallentare (come nella prima parte di Glicine, forse il miglior brano del lotto) l’andazzo è sempre oscuro e minaccioso, spiragli di luce se ne vedono ben pochi; così, quando verso il sesto minuto torna l’acustica, il mood è quello depresso degli Alice In Chains.

Ora non rimane che attendere il terzo lavoro che chiuderà la trilogia, salutando la conferma dell’ennesimo valido gruppo emerso dal fervido sottobosco stoner/heavy rock nostrano.

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