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Grande Spettacolo di Chiusura – Fuori Orario, Reggio Emilia, 10 giugno 2012

La terra trema in Emilia e questo oscillare è manna dal cielo per i filantropi maniaci delle raccolte fondi.
Ed è per questo che nell’ultimo periodo ci sono concerti pro terremotati in ogni luogo e in ogni lago.
Sullo stesso principio di solidarietà il 10 giugno il Fuori Orario, una delle migliori realtà reggiane , circolo Arci al pari del Magnolia di Milano, ha organizzato un concerto i cui utili andranno ai familiari delle vittime.
Il concerto ha coinciso con la chiusura della stagione del Fuori Orario e con l’ultimo giorno della festa de Il Fatto Quotidiano.
Piatto ricco mi ci ficco.

Peccato che il piatto ricco non sia necessariamente anche piatto buono.
Organizzato sulla falsa riga del concertone del primo maggio il cartellone prevede tredici nomi, alcuni di tutto rispetto come Vinicio Capossela e Daniele Silvestri, introdotti da Fabio Canino e Giampiero Calapà e con la partecipazione di Sabrina Impacciatore.
Le danze si sono aperte alle 18 nell’area esterna al Fuori Orario, inizio sottotono con Matteo Castellano e i Rio, poca gente, molti all’interno a vedere gli Europei.
Poche canzoni a testa intervallate da Fabio Canino simpatico come un dito nel culo. Battute qualunquiste e vecchie arricchite da tono arrogante e stridulo.
Canino viene salvato dall’entrata di Sabrina Impacciatore, foglio alla mano legge l’elenco delle vittime del terremoto, un elenco che sembra durare giorni, un brivido ad ogni nome.
Per sopravvivere si procede all’apertura della prima bottiglia di vino, apertura che converge con la presenza sul palco di Roberto Dell’Era e Rodrigo D’Erasmo.
Le scuole di pensiero sono state due: l’acustica fa schifo, loro fanno schifo.
Sull’ultima si è provato a mediare ricordando che suonano con gli Afterhours, ma nonostante gli sforzi la prestazione era al di sotto di qualunque standard qualitativo, in una parola noiosi.
Quando ormai tutto sembrava perso ecco sul palco Lorenzo Monguzzi, cantante dei Mercanti di Liquore.
Chitarra e violoncello tengono il palco con classe, riecheggia nell’aria qualcosa che ricorda De Andrè e anche se vengono eseguite canzoni semi sconosciute alla massa il bacino inizia ad ondeggiare, il pubblico partecipa.
Purtroppo dura poco, subito dopo sale sul palco Francesco Baccini che tra esclamazioni di stupore che andavano dal “ma è ancora vivo” al “ma chi è?” attacca con le sempre verdi Le donne di Modena e Sotto questo sole.
Mentre sempre più afflitti ci si pentiva di non aver portato più vino, Baccini si imbarca in una cover di “Mi sono innamorato di te” facendoci capire che neanche ettolitri di vino avrebbero potuto salvarci.
Il colpo di grazia è arrivato subito dopo con l’ingresso in scena di Marco Travaglio.
Frasi fatte per strappare due applausi, la solita filippica su Berlusconi e un po’ di pubblicità al suo spettacolo teatrale e relativo cd.
Grazie e arrivederci, intanto per brindare alla morte del nostro entusiasmo apriamo l’ennesima bottiglia di vino.
Giusto in tempo per accompagnare Cisco che prima ci illude risollevando gli animi e poi, credendo nell’esplosione della piazza, conclude l’esibizione con Bella Ciao.
Al di là delle mani battute a tempo dagli irriducibili la domanda sorge spontanea: perchè?
Cosa c’entra Bella Ciao?
Il 25 Aprile è ormai passato, Berlusconi si è dimesso ma perchè ad ogni concerto dobbiamo ancora cantare Bella Ciao?
Le domande senza risposte non ci abbandonano neanche con l’ingresso della Bandabardò.
E di nuovo: perchè?
Perchè Erriquez alla veneranda età di 52 anni si ostina ancora a saltellare sul palco in una parodia di se stesso?
Perchè dopo 12 cd continuano a suonare le stesse tre canzoni?
Le elucubrazioni mentali perdono di interesse nel momento in cui entra Alessandro Mannarino.
Solo, chitarra, seduto su una sedia cattura tutti con la sua semplicità.
Non è certo cantautorato di altissimo livello, non è un genio musicale né ha una voce pazzesca eppure è stato uno dei momenti più sentiti, il coro lo raggiungeva sul palco e lo rendeva uno di noi, uno di quelli con cui vai al parco un pomeriggio per farti una cantata in compagnia.
E ti diverti.
Ovviamente dopo il dolce c’è l’amaro, non dovevamo neanche osare pensare che la serata stesse decollando.
All’uscita di Mannarino è seguito l’ingresso di Antonella Ruggiero.
Ed è sulle note di “Ti sento” che abbiamo “sentito” il richiamo del letto e abbiamo abbandonato il campo di battaglia con la consapevolezza che a parte rari e brevi momenti la cosa migliore del concerto era il panino con la salsiccia.
Certo potevamo aspettare Daniele Silvestri.
Certo potevamo aspettare Vinicio Capossela.

Ma anche no.
Perchè il concerto serviva per raccogliere fondi per i terremotati ma gli emiliani prima ancora dei soldi hanno bisogno di una boccata d’aria.
Hanno l’assoluta necessità di smettere almeno per un momento, tra una scossa e l’altra, di avere paura.
Hanno bisogno di ridere.
Hanno bisogno di sentirsi leggeri in mezzo a tutte le macerie.
L’ultima cosa di cui hanno bisogno è di una marcia funebre, i loro morti li hanno già pianti e li piangeranno ancora domani ma per una sera gli si poteva regalare una boccata d’aria.
Nessun cantante è stato maltrattato durante la produzione di questa recensione.
E comunque, per il pensiero e per essersi messi a disposizione in modo gratuito, gli vogliamo bene lo stesso.

a cura di Angela Addorisio

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