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Ultravox – Brilliant

2012 - Emi
synth/pop

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Tracklist

1.Live
2.Flow
3.Brilliant
4.Change
5.Rise
6.Remembering
7.Hello
8.One
9.Fall
10.Lie
11.Satellite
12.Contact

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A diciotto anni da Ingenuity (partorito peraltro con una line up ampliamente alterata comprendente il solo Billy Currie) e ben ventotto da Lament (atto finale di una ultravox-experience che forse aveva già allora esaurito buona parte della propria linfa creativa), tornano gli Ultravox, romantici cavalieri della synth-wave, ristabilendo (dopo un fortunato tour-reunion) la formazione “viennese” che li portò al grande successo di pubblico (Ure, Currie, Cann, Cross).

Potrei spiattellarvi nero su bianco il solito discorso generalista sulle aspettative (tradite o meno) e polemiche che ogni reunion così azzardata si porta dietro, ma eviterò. Anche perché ogni sortita di vecchie glorie alla ribalta dopo pause “geologiche” ha dimostrato di meritare un discorso a sé stante: John Lydon è riuscito tutto sommato a stupirci con l’affondo datato 2012 dei suoi P.I.L., il rientro del mattatore David Lee Roth nell’ensamble dei Van Halen ha in fondo regalato almeno qualche pezzo di godibile istrionismo, quest’estate vedremo quali effetti sortirà il tour dei New Order…
Purtroppo, nonostante una rinnovata verve dimostrata on stage, l’alchimia compositiva di questi (non)ritrovati Ultravox non pare essere più quella di un tempo.”Brillant” è un titolo fuorviante, per un album che sembra in bilico proprio tra il “lamento” e “l’ingenuità” degli album che lo hanno immediatamente preceduto. Non che i Nostri non ci mettano le ormai conosciute capacità tecnico-interpretative e la dedizione (in cabina di produzione troviamo Stephen Wilson, già al lavoro con Frankie goes to Holliwood e Grace Jones), ma la volontà di cercare una chiave di lettura post-Anni Zero per la loro grande musica sembra piuttosto blanda. Incipit e chiusa (una Live “da copione” e la sussurrata Contact) farebbero ben sperare e non sfigurano al cospetto dei masterpiece, ma in mezzo, qualche traccia abbastanza insipida ed un manierismo sempre ad un passo dall’autocelebrazione, non riesce a riscattare pienamente un disco che non può vivere solo di luce riflessa e classe sopra la media.

Da gente con cattedra in “Raffinata scrittura pop” era lecito aspettarsi qualcosa in più, anche perché nel frattempo, di allievi meritevoli ne sono nati parecchi.
Speriamo che l’opacità di “Brilliant” sia questione di rodaggio per Midge Ure e compagni.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=6EJLeYpGlP4[/youtube]

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