Smashing Pumpkins – Oceania

Smashing Pumpkins – Oceania
2012 - Emi
rock/alternative

Tracklist

    1. Quasar
    2. Panopticon
    3. The Celestials
    4. Violet Rays
    5. My Love Is Winter
    6. One Diamond, One Heart
    7. Pinwheels
    8. Oceania
    9. Pale Horse
    10. The Chimera
    11. Glissandra
    12. Inkless
    13. Wildflower

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Approcciarsi a “Oceania” con il piglio inquieto e distaccato di chi non vuole scottarsi, perchè agli Smashing Pumpkins deve un bel carico di emozioni a tratti indescrivibile, significa esporsi più o meno consapevolmente al rischio altrettanto mortale di non capirci nulla.

Inutile nascondersi che gli Smashing Pumpkins non esistono più, e non solo per il semplice fatto che della formazione originale chi rimane è il solo Billy Corgan. Il precedente “Zeitgeist” e la terribile sequela di ep “Teargarden by Kaledyskope” si erano infatti dimostrati quel classico goffo tentativo di chi vuole dimostrare di esserci ancora nonostante tutto e tutti.
Concepito tra disparate tribolazioni e nell’incessante pioggia di umori dello stesso Corgan, “Oceania” prova a sventolare con orgoglio la bandiera ormai a mezz’asta di quel rock alternativo che gli Smashing Pumpkins hanno saputo forgiare a propria immagine e somiglianza.
Sicuramente ricca la gamma delle soluzioni proposte, in un deciso mix di pseudo-prog, hard-rock e decadenza in pieno stile Pumpkins, i 60 minuti esatti di “Oceania” scivolano piano piano senza guizzi o colpi di genio, in un panorama qualitativamente accettabile, ma terribilmente qualunque.
C’è la nostalgia tipicamente Corganiana di “My Love Is Winter”, lo schiaffo psichedelico di “Quasar”, l’intensa drammaticità di “Violet Rays” e la suadente aggressività di “Glissandra”. Ma è tutto un continuo rincorrersi, rifugiarsi e appiattirsi nel sicuro che fu, senza la voglia nè la forza di spingersi oltre il dovuto per provare ad essere di nuovo quella band immortale che credevamo fossero gli Smashing Pumkins. Fa perfino male pensare che possano bastare un paio di synth tanto accattivanti quanto dozzinali (“One Diamond, One Heart”, “Pinwheels”) per farci credere che un rinnovamento è possibile quando poi nei 9 infiniti minuti della title-track la voce di Corgan si trascina stanca e senza far danni, quasi fosse uno scemo qualunque in un disco qualunque.

In fondo, per chi vuole accontentarsi, “Oceania” è l’ottima somma di un’intera carriera riportata in musica senza la presunzione di stupire. Per tutti gli altri, è il testamento di un altro artista geniale con cui il tempo e l’inevitabile sequenza degli eventi non hanno avuto pietà.

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